Reporters sans frontieres: sempre più giornalisti nel mirino

9 Gennaio 2008 Mondo News

Negli ultimi cinque anni il numero di giornalisti uccisi nel mondo è cresciuto del 244%. La denuncia arriva da Reporters sans Frontières, che ha reso noto i dati relativi al 2007. Nell`anno appena concluso sono stati assassinati 86 giornalisti, di cui più della metà  in Iraq. Dall`invasione americana del marzo del 2003 in territorio iracheno sono morte più di 200 persone a causa della propria attività  lavorativa nell`ambito dell`informazione. `I giornalisti locali vengono deliberatamente presi di mira da gruppi armati ` spiega l`associazione ` non si tratta semplicemente di vittime di pallottole vaganti. Il governo non può fermare immediatamente questa violenza, ma può mandare forti segnali ai colpevoli impegnandosi nel fare tutto il possibile per individuarli e punirli`. Su scala mondiale nel 90% dei casi gli assassini dei giornalisti rimangono irrisolti. C`è grande attesa quest`anno per due processi chiave: il primo per la morte di Hrant Dink del periodico turco ` armeno Agos, ucciso il 19 gennaio 2007, e il secondo per l`assassinio della russa Anna Politkovskaya del 7 ottobre del 2006. `I due omicidi, commessi ai margini dell`Europa, ` commenta l`associazione ` devono essere portati avanti in modo esemplare, con la punizione sia dei diretti responsabili sia dei mandanti. L`esito di questi processi potrà  influenzare non solo il futuro dei giornalisti turchi e russi, ma anche di quanti si fanno carico di investigazioni delicate in paesi pericolosi`. Sono ancora molte infatti le zone del mondo ad alto rischio per chi fa informazione, nel solo 2007 in media sono stati arrestati due giornalisti ogni giorno. In Pakistan ne sono stati incarcerati 195, 55 a Cuba e 54 in Iran. `Sono circa una trentina i governi che continuano a imprigionare giornalisti scomodi, come unica possibile risposta al criticismo mediatico ` spiega l`associazione ` chiediamo l`immediato rilascio dei 135 giornalisti che risultano ancora in prigione al 1° gennaio 2008`. A questi si aggiungono poi i 65 cyber ` dissidenti, incarcerati per essersi espressi liberamente online. Otto sono detenuti in Vietnam, mentre in Egitto Kareem Amer è stato condannato a 4 anni per avere criticato sul proprio blog il presidente Hosni Mubarak e avere denunciato sulle pagine telematiche il controllo islamista sulle università  egiziane. Le censure online sono un altro strumento molto utilizzato da alcuni governi, nel tentativo di controllare le notizie e limitare a proprio piacimento la libertà  di espressione. Da questo punto di vista primeggia la Cina, che prima e durante il 17esimo congresso del partito comunista ha fatto chiudere 2.500 tra siti, blog e forum. In Siria, invece, nel 2007 sono stati censurati un centinaio di portali e i servizi di Facebook, Hotmail e Skype, accusati di essere strumenti utilizzati dalla polizia segreta israeliana. (di Chiara Ciardelli)