La vendetta senza fine. Il caso Ronconi. Lettera di Segio e Bellosi

23 Gennaio 2008 Inchieste/Giudiziaria
Caro direttore Mieli,
D`accordo. La Costituzione della Repubblica Italiana è, a seconda dei gusti, un optional per auto di serie o un puro esercizio retorico.
Ma qualche articolo ha un valore di principio, che va oltre i confini nazionali.
L`articolo 27, secondo comma, dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità  e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Di tutti i condannati.
Il Suo giornale sembra non essere d`accordo, quando sponsorizza e divulga, come è accaduto il 22 gennaio 2008, con un articolo a firma Roberto Rizzo dal titolo «Fondi al progetto dell`ex Br. Bufera sulla Provincia di Lodi», e di nuovo oggi, con un articolo firmato da Caterina Belloni e titolato «Dopo le proteste niente consulenza all`ex Br Ronconi», l`ennesima, ripetuta messa alla gogna di Susanna Ronconi.
Già  era accaduto alla fine del 2006: ma in quel caso eravate in numerosa compagnia. Si trattava allora della nomina di Susanna Ronconi come consulente (a titolo gratuito) nella Consulta nazionale sulle tossicodipendenze: un atto quasi scontato, in quanto Susanna è, per giudizio pressoché unanime degli addetti ai lavori, una delle maggiori esperte di politiche di riduzione del danno in Italia. Quella vicenda, cavalcata aggressivamente dalla destra (ma anche da qualcuno del centrosinistra) e pesantemente rinfocolata da certi giornali, si chiuse con un gesto di responsabilità  di Susanna, vale a dire con le sue dimissioni.
Ma l`attacco odierno è un`esclusiva del `Corriere della Sera`. Qual è in questo caso la colpa di Susanna? Quella di essere stata chiamata da un gruppo di associazioni e cooperative del territorio lodigiano a collaborare a un progetto sul `lavoro debole`, centrato sulla popolazione detenuta, vale a dire sulle difficoltà , ma anche sulle possibilità , di rendere concreto il secondo comma dell`articolo 27 della Costituzione.
E chi più di una ex detenuta intelligente e di lungo corso avrebbe potuto dare, come ha dato finora, un importante contributo?
Un contributo che non ha visto da parte sua riscossione di danaro pubblico, visto che Susanna è stata consulente, non già  della Provincia di Lodi ma di una cooperativa sociale cittadina. Dalla quale ha percepito ben 7.500 euro lordi per un anno e mezzo di lavoro (questo genere di attività , infatti, quasi sempre si fanno più per condivisione e motivazione che per guadagnare compensi). Ora, dopo l`articolo del Suo giornale, la Provincia di Lodi ha deciso di bloccare la possibilità  per Ronconi di collaborare alla seconda tranche del progetto, facendole così perdere quella possibilità  di lavoro e, prevedibilmente, ogni altra futura. Chi si azzarderà , infatti, a offrirle un qualche lavoro sapendo che rischia il linciaggio pubblico?
Tra l`altro si introduce così un gravissimo e incredibile precedente, in base al quale l`ente pubblico ha diritto di sindacare sui dipendenti o collaboratori di qualsiasi azienda o, appunto, associazione e cooperativa intrattenga rapporti economici con esso. Fatto che dubitiamo possa considerarsi lecito.
Nell`articolo del Corriere si intervistava il parente di una vittima degli anni Settanta, che dichiarava: «Questa notizia è una nuova offesa e una ulteriore sofferenza per tutti noi. La Ronconi è stata fatta uscire dalla porta per farla rientrare dalla finestra». Sulla sofferenza non abbiamo ovviamente nulla da dire, se non l`umana comprensione ma anche la convinzione, sommessa, che il dolore, se diventa rancore persecutorio e voglia di vendetta illividisce le proprie ragioni. Meno si capisce dove stia l`offesa e di quali porte e finestre si stia parlando.
A meno che non si voglia sostenere che i reduci della lotta armata degli anni Settanta, per quanto abbiano scontato le loro condanne, non hanno alcun diritto di qualsivoglia natura e portata. Sinora si era spesso detto, da ambiti diversi, che gli ex terroristi non dovevano parlare, presenziare, occuparsi di politica, lavorare nelle istituzioni. Dopo Lodi, ora si afferma nei fatti che non devono tout court lavorare. Attorno a loro viene alimentato, a suon di campagne stampa e di costruzione del disprezzo pubblico, un cordone sanitario, un isolamento totale, così che non possano più lavorare da nessuna parte. La parola può sembrare forte, ma non ne troviamo altre: tutto ciò è persecutorio e risponde a quella diffusa inclinazione che trova particolarmente attraente e appagante esercitare la massima durezza solo con i vinti, i deboli e gli sconfitti.
C`è qualche democratico, qualche cultore dello stato di diritto, qualche intellettuale di qualsiasi schieramento che ha qualcosa da dire al proposito? Sinora non abbiamo sentito levarsi foglia. Anzi.
E che debbono fare allora gli ex terroristi ed ex detenuti?
Siamo in molti, qualche centinaio, dei circa 6000 reduci dalle prigioni di quegli anni, a lavorare per associazioni, cooperative, imprese che hanno a che fare con il pubblico, magari solo perché vendono carta, o erogano servizi, o svolgono attività  di cura, sui problemi delle droghe, del disagio mentale o dell`AIDS, riconosciute dallo stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni.
Tutte queste realtà  dovrebbero chiudere i battenti perché vi lavorano degli `ex terroristi`? Per parte nostra, facciamo come si dice oggi, coming out: lavoriamo per associazioni che si prendono cura di persone con problemi di tossicodipendenza, malati di AIDS, carcerati: a questo punto ci aspettiamo che venga loro richiesto di cacciarci.

Ma in questa vicenda c`è qualcosa di più: dei tanti ex terroristi tornati nella società , dopo aver scontato la pena, queste periodiche campagne si accaniscono solo contro alcuni pochi, e di preferenza contro Susanna. Forse c`entra anche il fatto che si tratta di una donna?

Eppure Susanna, le cui responsabilità  sono gravi ma non maggiori di quelle di altre centinaia di ex terroristi, è stata tra le prime a dissociarsi dalla lotta armata, ad ammettere i tragici errori.
Giovanni Fasanella, un giornalista che in questi anni ha voluto dare voce alle vittime del terrorismo, sostenendone a fondo le ragioni, pubblicando con loro alcuni libri per contrastare silenzi e rimozioni, oggi ha scritto sul suo blog (www.lastorianascosta.com) che l`accanimento contro Susanna è ingiusto, parlando esplicitamente di «caccia all`uomo».
Naturalmente, non si tratta di fare del vittimismo: sarebbe di cattivo gusto e fuori luogo. Si tratta di capire se ciò è giusto e accettabile in una società  democratica che si è fatto vanto di aver sconfitto il terrorismo con metodi democratici, dentro i confini della legge e del diritto. Tra i quali non ci risulta vi sia la pena infinita della vendetta e la «caccia all`uomo» né quella alla donna.
Caro Mieli,
ci rimane perciò difficile capire come proprio le persone come Lei (che, tra i pochi, ha avuto il coraggio e la generosità  di scrivere una piccola e sottaciuta verità : «Non credo che chiunque da giovane abbia militato nella sinistra o nella destra extraparlamentare, anche se non ha avuto niente a che fare col terrorismo, possa sentirsi completamente innocente per quel che accadde. Tutti. Me compreso»), possano condividere le ansie persecutorie (queste invece certo comprensibili) di alcuni parenti delle vittime, fornendo cassa di risonanza e prestandosi a campagne con intenti ed effetti (come anche la vicenda di Lodi ha dimostrato) discriminatori.
Un cordiale saluto
Cecco Bellosi (già  militante BR) e Sergio Segio (già  militante di Prima Linea)

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