Totò Cuffaro adesso ci chieda scusa!

26 Gennaio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Oggi, 26 gennaio 2008, il governatore della Sicilia Totò Cuffaro si è dimesso. `Responsabilità  politica` è stata la sua motivazione. Ma se di responsabilità  politica si tratta, come Totò vasa vasa ha espressamente dichiarato davanti all`assemblea regionale siciliana ed ai microfoni dei giornalisti, non sarebbe stato più logico ed opportuno dimettersi subito dopo aver ascoltato dai giudici la sua condanna a 5 anni per favoreggiamento semplice e l`interdizione dai pubblici uffici? Ci chiediamo, noi siciliani, com`è possibile che nei giorni a seguire la sentenza, il governatore abbia espresso la sua felicità  ed il suo rispetto nei confronti della magistratura dichiarando: `Sono contento che finalmente la magistratura ha accertato che non ho mai avuto rapporti con cosa nostra` (in realtà  i giudici hanno assolto Cuffaro per il concorso esterno in associazione mafiosa, ma l`hanno condannato per aver favorito singoli mafiosi) e sia arrivato addirittura a festeggiare una condanna di 5 anni offrendo ai suoi adepti cannoli il cui profumo di ricotta e canditi è arrivato nelle case di tutti noi. Creando imbarazzo perfino nelle file dei suoi alleati! Di certo è un po` paradossale festeggiare per una condanna. In qualsiasi paese civile si festeggia al massimo un`assoluzione, ma vedere far questo addirittura ad un presidente della Regione al suo secondo mandato, è quantomeno vergognoso. Forse il governatore siciliano, dopo aver tappezzato le nostre città  di manifesti pre-elettorali con scritto `LA MAFIA FA SCHIFO` ed essersi prestato a campagne pubblicitarie riprovevoli indossando una coppola, è stato mosso dal dubbio che qualcosa di incoerente stava caratterizzando la sua persona? Magari! Oppure pervaso da un senso di profonda stima nei confronti delle istituzioni e dell`incarico che da sette anni ricopre o, chissà  ancora, spinto dal trend dimissionario che in questo momento vede coinvolta l`Italia, ha pensato di dare un segnale forte ai siciliani? Ma magari di nuovo! La verità , basta avere un quoziente d`intelligenza minimo per capirlo, è che se stamattina il nostro Totò ha deciso di convocare una seduta straordinaria per questioni urgenti, alias le sue dimissioni, perché aveva già  appreso che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, cioè la massima carica dello Stato, avrebbe di li a poco firmato per le sue dimissioni. Peccato solo per la ragazzina (consigliere comunale dell`UDC) che giovedi` scorso, durante il programma Anno Zero, alla ricerca del suo momento di gloria, ha ribadito l`innocenza del suo `capo`, regalando al ministro Di Pietro il libro scritto da Totò contro la mafia. Della serie ritenta, sarai più fortunata! A questo punto ci sorge un dubbio. Non è che il governatore della Sicilia ha dedicato gran parte del suo tempo a promuovere messaggi contro la mafia per autoconvincersene? Del resto, cosa possono significare i santini del presidente trovati nel covo di Provenzano, il capo dei capi, rispetto a tutti i soldi (NOSTRI) spesi per dire che la mafia fa schifo mentre nel frattempo, tra la scelta di uno slogan piuttosto che di un altro, si favorivano singoli boss mafiosi? Probabilmente sarà  stata solo `imprudenza`, come titolava in prima pagina il quotidiano più importante della città  di Messina, il giorno dopo l`annuncio della sentenza. Nonostante tutto l`onorevole Casini continua a sostenere che sia un`assurdità  tutta questa storia e ha dichiarato di essere in attesa del giorno che, una volta cadute tutte le accuse nei confronti del governatore, siano arrecate le scuse necessarie al caro Totò (che rappresenta circa il 60% dei suoi voti nazionali) da parte di chi, `vergognosamente`, ancora continua a sostenere che sia mafioso. Noi siciliani, al contrario, riteniamo che sia stato assurdo e schifoso, manifesto docet, candidare Cuffaro alla presidenza della Regione, ma soprattutto attendiamo (probabilmente invano) che sia l`onorevole Casini, una volta tanto, a vergognarsi ed a CHIEDERE SCUSA A TUTTI NOI.

Lidia Leonaldi, una siciliana indignata.

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