Riflessioni pavloviane di Peter Gomez

29 Gennaio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Dobbiamo essere grati ad Alessandro Sortino. La sua decisione di dimettersi dopo che i vertici di Mediaset (Piersilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri) avevano censurato un suo servizio sul clan Mastella che doveva andare in onda sulle Iene, è stata per tutti un lezione di stile. E ha dimostrato come il regime sia sempre in agguato. Ma non basta. Dobbiamo essere grati a Sortino anche per altro. La sua denuncia permette di capire a chi sta veramente a cuore la libertà  di stampa e a chi no. Oggi, per esempio, dalle colonne del Corriere della Sera, Aldo Grasso ci spiega che non si dovrebbe discutere troppo del caso Sortino. Secondo lui si dovrebbe parlare invece degli straordinari successi di ascolto de “Le Iene” e di “Striscia La Notizia” ottenuti facendo un`informazione «informale, goliardica, che talvolta tende al moralismo e al populismo, e si sottrae quasi sempre alle norme dell`equilibrio e dell`imparzialità , tradizionali cavalli di battaglia del giornalismo “serio”». Il tema è senza dubbio interessante. E merita un approfondito dibattito. Ma intanto Sortino è rimasto senza contratto. Il suo servizio su Mastella, così come altri servizi riguardanti personaggi in qualche modo utili al cavaliere (le Iene, per esempio, si erano viste censurare un`intervista a Tronchetti Provera riguardanti le sorti de La 7), non è stato trasmesso. E tutti i colleghi di Mediaset vedono ribadito nei fatti un concetto semplice, semplice: il padrone è al lavoro e non va disturbato. Cosa accadrà  quando il padrone tornerà  a essere presidente del Consiglio è insomma facile intuirlo. È vero: in questi mesi di governo Prodi l`informazione televisiva è migliorata molto poco. Nella Rai i partiti hanno continuato a farla da padroni, in molti casi l`editore di riferimento si è limitato a passare dai politici di centro-destra a quelli di centro-sinistra, mentre a Mediaset i tg (e i programmi d`informazione-intrattenimento) hanno subito un ulteriore giro di vite. La cosa è assolutamente ininfluente per noi giornalisti: basta allinearsi e lo stipendio ce lo danno ancora (anzi in qualche caso ce l`aumentano). Ma invece è molto preoccupante per i cittadini: il principio che bisogna conoscere per poter deliberare è uno dei principi fondanti di ogni democrazia. Se le notizie vengono censurate chi guarda una tv o legge un giornale non se ne accorge. La notizia che non viene data infatti semplicemente non esiste. Ce ne accorgiamo invece noi che quelle notizie le conosciamo, ma non le possiamo comunicare. Per questo c`è chi si ostina a denunciare le censure. Con un riflesso che sarà  pure pavloviano, ma che è pur sempre un riflesso. Altri invece cambiano discorso. Contenti loro.

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