1 Febbraio 2008 Mondo News

La Piovra sulla festa di S. Agata. E a Messina…?

CATANIA – La festa di Sant`Agata controllata dalla mafia. Per sette anni, dal 1999 al 2005, Cosa Nostra catanese avrebbe dettato tempi e ritmi della processione religiosa, controllando di fatto il business dei fuochi d`artificio e della vendita della cera, influendo persino sulle fortune di venditori di torrone e palloncini attraverso il controllo della gestione dell`associazione cattolica Circolo Cittadino Sant`Agata, che svolge un ruolo determinante nell`organizzazione dei festeggiamenti in onore della patrona di Catania.

Secondo Carmelo Petralia, sostituto della direzione nazionale antimafia, ed Antonino Fanara, della procura distrettuale, le famiglie Santapaola e Mangion, sarebbero riuscite a “penetrare nella manifestazione di maggior valore simbolico per la comunità  catanese, con conseguente accrescimento del prestigio criminale dell`organizzazione mafiosa ed affermazione della stessa come uno dei centri di potere della città “.

L`avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato ieri ad Antonino e Francesco Santapaola, Enzo, Alfio, Vincenzo ed Agatino Mangion, e a Salvatore Copia, arriva come una bomba a Catania proprio a tre giorni dal clou della festa, la terza nel mondo per importanza religiosa e partecipazione di popolo, con un cerimoniale antico quanto prestigioso che culmina nel solenne Pontificale, quest`anno concelebrato dal cardinale Angelo Sodano. Anche perché, tra gli indagati nell`inchiesta, oltre ai boss accusati di associazione mafiosa, figura anche Pietro Diolosà , 54 anni, presidente fino a tre anni fa del circolo cittadino Sant`Agata, l`associazione di “devoti” che ha un ruolo importantissimo nella realizzazione della festa. Anche grazie all`intervento di Diolosà , per il quale i magistrati ipotizzano il reato di concorso in associazione mafiosa, la mafia catanese sarebbe riuscita ad influire sulla tempistica della processione che, tra il 4 e il 5 febbraio richiama a Catania quasi un milione di persone, “controllando” l`orario stesso del rientro del fercolo in Cattedrale.

Particolare non da poco se si pensa che, con l`allungarsi a dismisura dei tempi della festa crescono proporzionalmente anche i ricavi. C`è poi una parte consistente dell`indagine che riguarda le scommesse per i fuochi d`artificio, i compensi e i benefit per i portatori delle candelore (pesantissimi ceri di legno portati a spalla da sei o otto uomini) e persino flussi di denaro provenienti da un giro di scommesse clandestine collegate ai festeggiamenti.

Voci di popolo, queste, che si rincorrevano da anni e che ora sono materiale di indagine che riguarda una festa sempre più, negli ultimi anni, caratterizzata da polemiche e feroci divisioni. Come l`anno scorso, quando, a due giorni dalla morte dell`ispettore Filippo Raciti, la processione si tenne regolarmente, pur senza fuochi d`artificio e luminarie. O come, due anni prima, quando durante la corsa finale del fercolo morì un devoto travolto dalla folla.