3 Febbraio 2008 Mondo News

Birmania, il dissenso incarcerato e processato

Almeno 90 nuovi arresti e dieci leader processati in cella senza avvocati. E Suu Kii denuncia i militari: “non fanno nulla per le riforme”

Il regime militare del Myanmar sta approfittando dell`attenzione mondiale rivolta altrove per proseguire la repressione verso gli oppositori: sono stati incriminati alcuni dei protestanti incarcerati durante le marce pacifiche di fine settembre. E intanto nuovi arresti e 80 sparizioni vengono registrate in queste settimane. La leader dell`opposizione Aung San Suu Kii lamenta che i colloqui a cui viene periodicamente invitata dall`inviato speciale della dittatura `non portano a niente`. Intanto il governo ha accusato `oscure forze straniere` dietro gli attentati che hanno colpito quattro volte negli ultimi mesi con altrettanti ordigni `di fabbricazione Usa`. Per gli oppositori esiliati all`estero `è la solita montatura, che provano e riprovano da 30 anni`.

Nuovi arresti – `La scorsa settimana una decina di leader del movimento studentesco sono stati arrestati a Rangoon dopo una retata in università ` informano PeaceReporter alcuni dissidenti in esilio, che hanno saputo di `almeno un`altra trentina di oppositori del regime arrestati da novembre`, quando il governo avrebbe in teoria accettato il dialogo con l`opposizione. Un rapporto dell`associazione Amnesty International il 27 gennaio avrebbe calcolato in 96 gli arresti degli ultimi 3 mesi, il che porterebbe il numero dei detenuti politici in questo momento nelle carceri di Insein a 1.850. `Ma secondo noi sono almeno tre migliaia, perché molti dei protestanti di ottobre sono ancora in carcere, mentre sui bloggers si sta scatenando una grande repressione` ripetono a PeaceReporter dalla radio simbolo dell`opposizione all`estero, Dvb. Nay Myo Latt, che ha il diario sul web più famoso del Myanmar, è stato arrestato proprio in questa settimana, insieme con molti altri oppositori che affidano a un sito le loro critiche al regime, e a molti tenutari di internet cafè. Questo dopo che una legge dei militari ha obbligato tutti gli internet cafè a registrare i nomi di tutti colori che si collegano a internet da un locale pubblico. Amnesty hadenunciato anche almeno 80dispersi dal lato dei manifestanti. “Secondo noi ce ne sono almeno 40 sicuri-riferiscono da Dvb- gli altri potrebbero essere alla macchia nella jungla. Di sicuro chi è scomparso senza un arresto, temiamo sia scomparso per sempre”.

Processi – E il regime si è anche scatenato contro i leader di quella protesta, con le prime incriminazioni, che potrebbero portare a condanne estese fino a 7 anni di carcere. A Rangoon il 30 gennaio una corte speciale ha chiesto la condanna per `sedizione` a carico di 10 leader della protesta, tra i quali i volti più famosi tra gli oppositori, Ko Ko Gi e Myn Ko Naing. L`avvocato Thein, che difende i dieci attivisti, ha detto di essere stato informato dai parenti che si erano recati in visita in carcere. L`accusa si basa su di una legge che proibisce a chi non appartiene a un gruppo inserito nelle liste accreditate dal regime; ma l`avvocato non capisce per quali dichiarazioni sarebbe stato istruito il processo. `Molto probabilmente verranno processati a porte chiuse dentro il carcere di Insein`, ha dichiarato l`avvocato che si è dichiarato impaziente di poterli difendere. Se solo potesse. Ancora i militari non gli hanno consentito di visitare i suoi assistiti.

Suu Kii scoraggiata – Nell`incontro di mercoledì 30 gennaio con i dirigenti del suo partito la leader della Lega nazionale per la democrazia ha deplorato che i suoi colloqui con il delegato speciale della giunta militare Aung Kii `non hanno portato a nessun passaggio concreto verso cambi nella struttura politica del nostro Paese`. Per la pasionaria birmana il governo sta `temporeggiando con la scusa che ha un proprio `tragitto per la democrazia` da portare a termine, terminato il quale ci farà  delle reali concessioni`. Il riferimento è alla teorica Convention` che da 15 anni la dittatura militare ripete con rappresentanti filogovernativi delle minoranze, mirata in teoria ad una costituzione multiculturale. `la gente birmana si prepari al peggio, ha detto il portavoce del partito Myan Win, riferendo come Suu Kii sarebbe `molto frustrata per la volontà  contraria del governo a fissare delle date per i passaggi necessari alle riforme`.

E bombe La propaganda del regime sta provando a dare la colpa del malessere che attraversa il paese a `forze straniere che vogliono destabilizzare il Myanmar`; il quotidiano di regime `New light of Myanmar` ha accusato `potenze capitaliste` di avere armato le proteste del 2007 e di aver incoraggiato fantomatici terroristi che avrebbero piazzato le 4 bombe che hanno fatto vittime in altrettanti attentati da novembre ad oggi. In gennaio si registra una rapida successione di attentati: una donna uccisa da una bomba nel bagno della stazione della capitale dei militari, Naypidò, una bomba senza vittime tra i treni di Rangoon e un bus saltato in aria nella regione confinante con la Thailandia, abitata dal popolo Karen, il 17 gennaio. Per i giornalisti di regime `gli ordigni ritrovati erano di fabbricazione Usa`, a dimostrare un complotto straniero. `Provano sempre a dire che c`è qualcuno che arma gli indipendentisti e cerca di portare il caos in Birmania ` confida un giornalista esiliato a PeaceReporter ` ma oramai è una tattica che hanno usato così tante volte che nessuno dà  loro molto affidamento`.

Gianluca Ursini