6 Febbraio 2008 Mondo News

Un nuovo gasdotto in Amazzonia. Lo vogliono Usa e Banca mondiale

In queste ore del pomeriggio la Banca mondiale sta per stanzare ben trecento milioni di dollari per il finanziamento del progetto «Perù Lng», un gasdotto per il trasporto dei seicento milioni di barili di gas liquido presenti nel sottosuolo della regione amazzonica attraversata dal fiume Camisea.

L`opera, denominata «Camisea II» in quanto è la seconda struttura faraonica realizzata nell`area, ha un costo stimato in circa 3,9 miliardi di dollari e corrisponde al più grande investimento nella storia del paese andino. Tra le tante agenzie di credito all`export che hanno garantito il loro sostegno ci sono vecchie conoscenze, come l`italiana Sace e la statunitense ExIm Bank [gli Stati uniti sono da oltre un decennio grandi sostenitori di Camisea] mentre l`Inter-American Development Bank ha già  dato l`ok per l`erogazione di ottocento milioni di dollari. Ora è il turno della Banca mondiale, che dovrebbe concedere un prestito tramite il suo ramo per i finanziamenti ai privati, l`International Finance Corporation, al consorzio costruttore, di cui fanno parte la spagnola Repsol e la texana Hunt Oil, già  responsabili della realizzazione di Camisea I. Il progetto prevede non solo l`estrazione, ma anche il trasporto, la distribuzione e l`esportazione di gas. Eppure oltre alle perplessità  per gli evidenti impatti ambientali, ci sono dubbi sulla reale fattibilità  economica del progetto.

Secondo Glenn P. Jenkins, economista di Harvard interpellato dalla organizzazione non governativa statunitense «Amazon Watch», al Perù converrebbe tenersi il gas e non esportarlo in forma liquefatta. E invece l`esecutivo di Lima ha addirittura cambiato la legislazione nazionale per facilitare la riuscita del progetto. Sempre Amazon Watch, che ha redatto un dettagliato rapporto sul caso, ha contestato alla Banca mondiale il fatto di non aver preso nella dovuta considerazione gli impatti sulle popolazioni indigene, per quali non ci sono adeguati piani di compensazione e riallocazione. Eppure la Banca aveva preferito non finanziare la prima fase del progetto proprio per i rischi ad esso connesso. Quale sia il valore aggiunto che l`istituzione porterà  entrando nel progetto rimane un mistero: anche perché quasi la metà  dei proventi derivanti da Camisea I e II finanziano il Fondo per la difesa nazionale, con un vincolo specifico e inderogabile all`acquisto di armi per l`esercito e la polizia peruviana.

La regione attraversata dal fiume Camiseasi trova nel sud-ovest peruviano dell`Amazzonia, a cinquecento chilometri dalla capitale Lima. Un`area ricca ancora di natura rigogliosa ed incontaminata di una delle foreste pluviali di maggior pregio ecologico di tutto il pianeta e il suo fiume Camisea.

Ma l`acquisto di armi e la distruzione della Foresta Amazzonica, per un progetto che contribuirà  solo ad aumentare la devastazione ambientale cominciata da Camisea I, sembra dunque imminente. Ancora una volta la Banca serve gli interessi del suo principale azionista, il governo statunitense, e sacrifica il bene pubblico globale per eccellenza, la Foresta Amazzonica, polmone del pianeta e riserva di biodiversità , diventando complice della sua distruzione oltre che della violazione dei diritti fondamentali delle popolazioni che la abitano.

Sono in molti a pensare che sia davvero inaccettabile che fondi pubblici per la lotta alla povertà  siano destinati a progetti che tutelano la sicurezza energetica di Stati uniti ed Europa e ingrassano le imprese multinazionali del petrolio, mettendo anche in pericolo le ultime aree incontaminate del pianeta. E` tempo che i governi che siedono nel Board della Banca, in primo luogo quello italiano, smettano con questa ipocrisia e affrontino seriamente la questione della scarsità  energetica tra i più poveri e l`emergenza clima, finanziando soluzioni alternative, come ad esempio solare e eolico, e facendola finita con il sostegno pubblico ai combustibili fossili.