7 Febbraio 2008 Mondo News

Ceuta, minori rimpatriati come immondizia

Un furgone anonimo, come quelli che il comune usa per il trasporto dell`immondizia, si ferma in mezzo ad una via. Alcuni poliziotti scendono, e iniziano a identificare i ragazzini che si trovano per la strada in quel momento. Sono immigrati e molti di loro non hanno documenti. I poliziotti aprono le porte e li caricano a bordo: la destinazione probabilmente la immaginano, tornano dall`altro lato della frontiera, in Marocco. E` la fine degli anni `90 e siamo a Ceuta, con Melilla una delle due enclavi che Madrid possiede ancora in terra marocchina. Ceuta non è esattamente un pezzo di Spagna trapiantato sull`altra sponda del Mediterraneo, è qualcosa di diverso, è qualcosa di più. La città  autonoma è soprattutto la porta di ingresso per i flussi migratori e per la droga proveniente dal Nord Africa. La criminalità  è così importante nell`economia locale, che secondo quanto si racconta in città , quando in passato sono avvenuti arresti importanti di narcotrafficanti, i gioiellieri si sono lamentati per la perdita di clienti.

Gli abusi e i rimpatri illegali di minorenni sono uno dei metodi con cui in quegli anni viene gestito l`ordine pubblico in città , sotto il controllo del prefetto Luis Vicente Moro e delle forze speciali di polizia alle sue dipendenze, i “cachorros de Moro”, i cuccioli del prefetto.

E` il 1998 e Moro è inviato dal Governo per porre un freno alla criminalità . A Ceuta in quegli anni il narcotraffico dilaga e la città  è governata da politici collusi con la malavita. Se lo scenario è da serie poliziesca, le maniere di Moro non sono da meno. La sua mano dura si scontra fin da subito con le proteste delle associazioni per i diritti umani. L`Associazione Andalusa per i Diritti Umani (Apdha) denuncia subito i maltrattamenti nei confronti dei minori marocchini. Rafael Lara, presidente dell`associazione, ci racconta di come vengono alla luce gli abusi. Alcuni poliziotti, che non si adeguano ai nuovi metodi imposti da Moro, iniziano a denunciare i rimpatri illegali e i maltrattamenti ai danni di minori marocchini. Ma il sistema di potere messo in piedi dal prefetto è molto forte e chi sporge denuncia riceve intimidazioni e viene sospeso dal servizio. Ostacoli di ogni tipo vengono posti anche alle associazioni per i diritti umani, quando cercano di portare avanti denunce contro gli atteggiamenti della polizia. Un giudice, Francisco Tesòn, raccoglie queste accuse e inizia ad indagare sugli abusi. Il prefetto però non sembra gradire. Fa confezionare delle prove false, da cui emerge che Tesòn ha contatti con narcotrafficanti, le fa diffondere dalla polizia e riesce a far pubblicare la notizia sul quotidiano spagnolo più diffuso, El Paìs. Sono passati quasi dieci anni e l`attacco contro il giudice ora si è dimostrato un boomerang. Un tribunale ha dato ragione a Tesòn, che aveva querelato il prefetto: nello scorso ottobre Luis Vicente Moro è stato condannato a due anni per calunnie, insieme ad altri funzionari di polizia suoi complici. Questo potrebbe essere solo il primo passo. Il 5 febbraio è iniziato a Ceuta il processo che si pronuncerà  sui maltrattamenti e le espulsioni illegali di minorenni. Grazie alle denunce delle associazioni per i diritti umani e al lavoro della magistratura iniziano ad apparire i tasselli del sistema di potere messo in piedi da Luis Vicente Moro, gli abusi commessi dalla sua gestione dell`ordine pubblico e l`uso arbitrario delle forze di polizia. Ora dalla giustizia si attende una parola definitiva sul prefetto che, inviato a combattere la criminalità , rimpatriava minori a bordo di furgoni dell`immondizia.

Giovanni Vegezzi – Peacereporter