7 Febbraio 2008 Giudiziaria

Lo Zermo pensiero e il rilancio del Ponte…

Miracolo della politica: il Ponte dello Stretto che ormai tutti consideravano morto e sepolto, all`improvviso è resuscitato. E c`è una rinnovata disponibilità  delle banche che recentemente hanno deciso di continuare a garantire la realizzazione dell`opera. Infatti il contratto tra il pool bancario capitanato da Banca Intesa e il consorzio delle imprese che si sono aggiudicate l`appalto è stato rinnovato. Quindi, appena ci sarà  la volontà  politica, si potrà  partire con l`ultimazione del progetto dettagliato e con l`inizio dei lavori su entrambe le sponde dello Stretto. Lavori che potrebbero cominciare quest`anno e dovrebbero durare 7-8 anni, quasi in contemporanea con l`ultimazione della Salerno-Reggio Calabria. In sostanza si potrà  andare in auto a Roma in mezza giornata, passando sul Ponte e su un`autostrada a tre corsie.

Il raggruppamento temporaneo di imprese che ha vinto l`appalto di 3,9 miliardi è composto da Impregilo al 45%, dalla spagnola Sacyr al 18,70%, da Condotte al 15%, dalla cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna (Cmc) al 13%, dalla giapponese Aishihawajima-Harima Heavy industries al 6,30%, da Gavio al 2%. Il general contractor è assistito da numerose banche italiane Si aggiunga che l`Ue dovrebbe cofinanziare il Ponte (al 10 o al 20%) in considerazione del fatto che fa parte del «corridoio 1 Berlino-Palermo) nel quadro dei trasporti della Grande Europa.

Il ministro delle Infrastrutture Di Pietro se ne attribuisce un qualche merito. Ieri ha detto: «La decisione di non sciogliere la società  Stretto di Messina è servita a far risparmiare soldi allo Stato e consentirà  al nuovo governo di fare una scelta diversa, se lo vorrà  e ne avrà  la capacità  finanziaria. Non ho sciolto la società  né disdetto il contratto, e in tal modo ho evitato che lo Stato pagasse circa 400 milioni di euro tra penali e danni».

Però Di Pietro non dovrebbe cercare di scongelare la dotazione sottratta alla società  «Stretto di Messina» di 1,4 miliardi di euro: come sapete, doveva essere destinata non più al Ponte, bensì alle metropolitane di Catania, Palermo e Messina, ma il governo Prodi ha tenuto la somma mettendola nel mucchio del «tesoretto». E` giusto che il nuovo governo finanzi le nostre metropolitane, ma è anche giusto non toccare la dote del Ponte, lasciandola intatta per le decisioni che il nuovo governo andrà  a prendere, in modo che l`architettura finanziaria già  predisposta per la costruzione dell`opera non venga destrutturata.

Di Pietro ha anche incontrato il coordinatore europeo Van Miert per fare il punto sul «corridoio 1 Berlino-Palermo». «Ho chiarito a Van Miert che il Dpef 2008 del prossimo giugno dovrà  necessariamente indicare il tunnel del Brennero tra le massime priorità  (il tunnel è la parte nord del corridoio 1, ndr). e che sono stati stanziati 250 milioni per la velocizzazione della tratta ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria, oltre all`inizio del raddoppio ferroviario tra Messina e Patti». Dal colloquio con Van Miert si capisce come anche l?Unione europea ci tenga al completamento del «corridoio 1 Berlino-Palermo, Ponte compreso.

Prima che il governo Prodi decidesse impunemente di scippare la dotazione del Ponte per metterla nel cassetto era già  tutto pronto: fatta la gara d`asta, c`era la dotazione finanziaria, c`era il sostegno delle banche. I cantieri si sarebbero potuti aprire nel giro di pochi mesi, invece il governo aveva deciso di azzerare ogni cosa, nonostante la figuraccia di fronte al mondo imprenditoriale e finanziario internazionale.

Non è mai inutile ripetere cosa significa il Ponte per la Sicilia: è la sola grande opera in grado di dare una svolta all`economia dell`Isola, abbattendo il gap infrastrutturale. Finisce il monopolio-schiavitù dei traghetti privati. Per ammirare il Ponte più lungo del mondo verranno milioni di turisti, la Sicilia non sarà  più irraggiungibile, grazie anche alla ristrutturata autostrada A3. E allora potrà  diventare veramente la California d`Europa.