8 Febbraio 2008 Mondo News

La bara numero cento del 2008 sul lavoro. Una strage senza fine

STIENTA (Rovigo) – Arriverà  in piazza Giuseppe Di Vittorio, la centesima bara. Non si sa ancora se entrerà  nella chiesa dedicata a Santo Stefano, per essere benedetta da don Giancarlo Berti, o se si fermerà  davanti al municipio, per il funerale civile. «In Comune – dice il sindaco Fabrizio Fenzi ` metteremo la bandiera a lutto. In tutte le fabbriche ci sarà  un minuto di silenzio e raccoglimento. Vogliamo onorare Giuseppe Bonatti detto Maurizio, 54 anni, quaranta dei quali passati in officina e in fabbrica. Il dolore è grande perché Maurizio era uno che viveva per la sua famiglia e per gli altri, sempre pronto a dare una mano. Voleva che Stienta restasse un paese dove tutti si conoscono e non vivono chiusi dietro il proprio uscio. Da noi i momenti di gioia e di dolore si vivono assieme. Oggi piangiamo Maurizio, che insegnava il calcio ai “pulcini” perché imparassero a vivere, e a crescere, assieme agli altri». I morti del lavoro spesso sono numeri, senza nome e cognome. Secondo la statistica, anche Giuseppe Bonatti potrebbe essere solo il numero 100, portato al cimitero alla fine di questa prima settimana di febbraio, centesima bara per morte bianca del 2008. Entro la fine dell´anno ci saranno ` lo dicono gli studi dell´Anmil, l´Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro ` almeno altri 1.000 funerali, di muratori caduti nei cantieri, contadini schiacciati dal trattore, operai bruciati dall´esplosione di un altoforno o mutilati da un tornio o da una pressa. I morti del 2006 sono stati 1302, quelli del 2007 ` i dati sono ancora provvisori ` sono stati 1012 solo fra gennaio e ottobre. Anche ieri tre lavoratori hanno perso la vita: un operaio colpito da un pezzo di legno in una segheria di Padova, un contadino polacco folgorato nelle campagne di Cuneo; un edile, anche lui ucciso da una scarica elettrica, in un cantiere di Avellino. La storia dell´operaio di Stienta può aiutare a capire cosa succederà  quest´anno in almeno mille famiglie italiane. Martedì Giuseppe Bonatti ` ancora 2 anni di lavoro, poi la pensione – è arrivato presto come al solito, alla Cmg, Costruzioni meccaniche generali, a Ferrara. Un lavoro importante, il suo. Il manutentore è l´uomo che tiene in ordine i muletti, le autogru, le piattaforme semoventi di questa fabbrica dove 140 saldatori, tubisti, carpentieri e meccanici costruiscono impianti industriali. Si mette subito al lavoro, alle 8 del mattino, su un carrello elevatore Mora che non funziona bene. Mentre regola l´acceleratore, il muletto parte e lo travolge. Un colpo al torace, un grido. Arriva l´ambulanza, Giuseppe Bonatti è lucido, non vorrebbe nemmeno l´iniezione e la flebo preparate dal medico. Fa un gesto come per dire: non è niente, solo una botta. Muore due ore dopo all´ospedale di Ferrara. La fabbrica si ferma tutto il giorno, per lutto. «In 54 anni ` dice il titolare, l´ingegner Gianfranco Orlandi ` non abbiamo mai avuto un incidente serio. Siamo frastornati. Da anni la Cmg ha tutti i certificati per la qualità , l´ambiente e la sicurezza. Nel contratto integrativo c´è il premio sicurezza e nei reparti senza infortuni gli operai trovano soldi in più in busta paga. Ma il Bonatti è morto e, assieme ai sindacati, continuiamo a interrogarci». Solo 10 precari, sindacalizzazione quasi al 100%. Si può morire anche in una fabbrica modello. «In Italia ` dice l´ingegnere ` ci sono troppi morti sul lavoro perché in giro ci sono tanti avventurieri. Noi non facciamo parte di quella categoria. I sindacati mi hanno invitato alla loro assemblea. C´era un silenzio che faceva impressione. Io ho detto che l´operaio da noi conta davvero e che dobbiamo studiare ogni nostra azione, ogni nostro movimento, perché questa tragedia non si ripeta mai più». «Una morte in fabbrica ` dice Riccardo Grazzi, della Fiom ` deve essere sempre evitabile. Anche qui serviva più prevenzione». La casa di Giuseppe Bonatti è in via Argine Valle, oltre il Po, a Zampine di Stienta. E´ un´ex casa contadina, con l´orto davanti. La moglie Margherita, nei prossimi giorni, riceverà  una lettera dell´Inail. «Ci sarà  scritto ` dice Pietro Mercandelli, presidente dell´Anmil ` che la signora ha diritto a una “rendita” (si chiama proprio così, come fosse un privilegio) pari al 50% del salario netto del marito». Seicentocinquanta ` settecentocinquanta euro al mese, perché alla Cmg gli operai come Giuseppe Bonatti, con dieci anni di anzianità , secondo la mansione in busta paga si trovano dai 1300 ai 1500 euro al mese. La figlia Mirca non avrà  nulla, perché ha 36 anni «e ai figli viene dato il 20% dello stipendio ma solo fino ai 18 anni». Il presidente fa due conti. «Se un operaio prende 1200 euro, un figlio minore riceve 240 euro al mese. Otto euro al giorno. Per chi muore in incidente stradale, la famiglia riceve in media 160.000 ` 170.000 euro, tutti in una volta. Possono permettere l´acquisto di una casa, l´inizio di un´attività Ã¢â‚¬Â¦». Giuseppe Bonatti era conosciuto da tutti, qui a Zampine. «Eravamo a scuola assieme ` dice Giancarlo Avanzi, il suo amico più caro ` poi lui a 14 anni è andato a lavorare in un´officina, sotto padrone per imparare il mestiere. Poi ha aperto un´officina tutta sua, il lavoro andava bene. Come meccanico, era conosciuto fino a Ferrara. Gli ultimi dieci anni è andato in fabbrica perché, mi ha detto, voleva alzare la futura pensione e soprattutto non voleva essere impegnato il sabato e la domenica. Voleva avere tempo per il volontariato. Abbiamo comprato un furgone per portare gli anziani a fare la spesa a Stienta perché qui a Zampine sono spariti tutti i negozi. Lo stesso furgone ci serviva per portare i “pulcini” e i “giovanissimi” alle partite di calcio. Io allenatore, lui dirigente accompagnatore. Per tanti anni ha fatto anche l´arbitro, per l´Uisp e per la Figc. Quando ha deciso di andare in fabbrica, ha tirato giù il capannone dell´officina e ha costruito la casa per la figlia. Si era sposato a 17 anni, la figlia l´ha avuta appena un anno dopo. Adesso voleva godersi i due nipotini». Zona rossa all´inizio del Veneto un tempo bianco. «E la sera la partita a “rovescino”, al bar. Qui si vive come una volta: alla sera si sta assieme». Una targa di rame annuncia che questo è il “Cremlino Cafè”. «La sua seggiola ` dice Manuela, la barista bionda ` è quella. Da martedì nessuno ha avuto il coraggio di usarla».