21 Febbraio 2008 Mondo News

LATINOAMERICA: ECUADOR, IL MASSACRO DEGLI INDIGENI WAORANI E ALTRE NEWS

Almeno 15 indigeni Waorani sono stati assassinati in Ecuador. Difendevano i loro boschi nel parco nazionale dello Yasunà­, dichiarato riserva mondiale della biosfera dall`Unesco ma sotto la costante pressione delle imprese del legname e del petrolio. Le notizie sono frammentarie ma il massacro è purtroppo confermato. Tra i 15 morti vi sarebbero anche donne e bambini, e questi ultimi sarebbero stati decapitati. Nella tarda serata di lunedì 18 la notizia, dopo giorni di incertezza, e con la polizia che continuava a smentire la notizia, questa è stata confermata dal ministro degli Interni ecuadoriano Gustavo Larrea. Quest`ultimo però non conferma il numero di 15 morti e parla di un numero inferiore, forse cinque morti. Il numero di 15 viene confermato invece dal dirigente della comunità  degli indigeni Waorani, Enqueri Ehuenguime, che ha denunciato che le vittime, delle comunità  Tagaeri y Taromenane, si erano ritirate all`interno del parco nazionale dello Yasunà­, un`area di 700.000 ettari, per impedire il taglio illegale di alberi di cedro e altri legnami pregiati e in isolamento volontario, per non venire in contatto con occidentali. Un gruppo di Waorani è in viaggio in questo momento per raggiungere il luogo dei fatti, una zona del parco a protezione integrale, ovvero della quale non è possibile alcun tipo di sfruttamento, al confine con il dipartimento colombiano di Putumayo.

Il massacro sarebbe avvenuto in un momento imprecisato, quando gli indigeni avrebbero cercato di opporsi al taglio di alberi all`interno del Parco nazionale da parte di imprese colombiane che sconfinano per il taglio illegale di alberi di cedro e altri legnami pregiati e impedirne il contrabbando.

Il parco nazionale Yasunà­, è al centro dell`attenzione da molto tempo. Il presidente Rafael Correa propone una moratoria dell`estrazione del petrolio dal parco, chiedendo ai paesi del Nord del mondo di versare il corrispettivo del petrolio estratto in cambio del rispetto della biodiversità  dell`area. Il cammino per la moratoria è però lungo e se alla statunitense OXY è stata revocata la licenza, non altrettanto è successo con la compagnia amica Petrobras che continua ad estrarre petrolio da una parte del parco e a tenere comportamenti aggressivi verso le comunità  indigene.

IN GUATEMALA TORNA IL BOIA

Appena il 18 dicembre 2007 il Guatemala ha votato a favore della moratoria contro la pena di morte proposta dall`Italia nell`Assemblea generale delle Nazioni Unite. Meno di due mesi dopo il paese centroamericano smentisce quel voto con un ampio voto parlamentare accettato dall`esecutivo. Il presidente guatemalteco àlvaro Colom (centro-sinistra) ha infatti annunciato che in caso di condanna a morte, sospesa dall`anno 2000 nel paese, non applicherà  più l`indulto. E ci sono già  21 persone in attesa nei bracci della morte del paese. Il ritorno della pena di morte, in un paese violentissimo, come arma per combattere la delinquenza comune, era stato il cavallo di battaglia nelle scorse elezioni presidenziali. E adesso le destre dell`ex candidato presidenziale il generale Otto Pérez Molina, del Partito Patriota, pur sconfitte, hanno presentato il conto. Il parlamento di Città  del Guatemala ha votato mercoledì la Legge di regolazione della commutazione della pena, voluta dalle destre, che riempiendo un vuoto legale aperto dal 2000, specificando le norme del potere di grazia del presidente, sana un vuoto legale e rende immediatamente possibile non solo la grazia, ma anche e soprattutto il ricorso al boia. àlvaro Colom, che entrando in carica in parte dell`opinione pubblica aveva risvegliato qualche speranza, ha dichiarato all`agenzia EFE che applicherà  la legge: `Se riterrò di dovere esercitare il potere di grazia, lo eserciterò, altrimenti si applicherà  la sentenza proposta dal potere giudiziario`. Una dichiarazione che è stata la conferma dei timori dell`opinione pubblica progressista e delle organizzazioni in difesa dei diritti umani che speravano che il presidente invece di esercitare un eventuale e futuro potere di grazia, utilizzasse oggi il potere di veto. Una speranza timida visto che il partito del presidente Colom ha collaborato attivamente alla scrittura e all`approvazione della legge passata alla fine con il voto di 140 dei 158 legislatori. Gli unici ad opporsi sono stati i due partiti di sinistra, Encuentro por Guatemala e gli ex-guerriglieri dell`Unià³n Revolucionaria Nacional Guatemalteca. In Guatemala, un paese di circa 13 milioni di abitanti, che negli anni `70 ha vissuto un genocidio da parte della dittatura militare che ha causato 200.000 morti, nel 2007 si sono registrati circa 4.000 omicidi. Almeno il 10 per cento delle vittime sono donne in casi che spesso ricordano i femminicidi di Ciudad Juà¡rez, in Messico. La pena di morte non si applica nel paese dal 2000. Nel 1998 due condannati furono fucilati e per il secondo di questi fu necessario il colpo di grazia. Dopo quel caso si passò all`iniezione letale che fu applicata solo due volte nel 2000 prima della moratoria di fatto.

LA COLOMBIA SI RIARMA E COMPRA 24 CACCIA ISRAELIANI

Pochi mesi fa i media mainstream fecero allarmare il mondo di fronte all`acquisto di armamenti di produzione russa da parte del Venezuela che fu accusato di fomentare una corsa agli armamenti nel continente. L`acquisto di 24 aerei da guerra israeliani da parte dell`aviazione colombiana testimoniano che forse avevano ragione e una corsa agli armamenti è in atto. Ma stranamente di questo non si allarma nessuno.

La seconda tranche di 13 aerei K-fir costerà  165 milioni di dollari per una commessa totale che supera i 300 milioni di dollari. I contribuenti colombiani li pagheranno con la `tassa sulla guerra` introdotta da Uribe lo scorso anno. Secondo il ministro della difesa di Bogotà , Juan Manuel Santos, che si è riunito a Tel Aviv con il suo omologo israeliano Ehud Barak, gli aerei da guerra appena acquistati non devono allarmare nessuno e non sono diretti contro nessuno. E infatti la stampa internazionale questa volta non si è per nulla allarmata. Quello che è sicuro è che i K-fir non devono allarmare particolarmente la guerriglia delle FARC visto che su quel fronte quel tipo di aerei sono molto meno inutilizzabili degli elicotteri e nonostante Santos assicuri che a quel fine sono stati comprati.

La notizia dell`acquisto degli aerei da guerra da parte colombiana giunge al termine di due settimane particolarmente difficili nella relazione tra Colombia e Venezuela. Mentre da più parti si chiede a Hugo Chà¡vez di proseguire con la mediazione tra governo colombiano e FARC che dovrebbe portare alla liberazione di altri tre ostaggi nelle prossime ore, sia Washington e Bogotà  cercano di boicottare il processo di pace promosso dal Venezuela e dai governi integrazionisti latinoamericani. John Walters, responsabile statunitense della lotta alla droga, ha trovato la maniera di elogiare Uribe e accusare Chà¡vez di narcotraffico. Quindi la marcia convocata contro le FARC a Bogotà  il 4 febbraio, si è trasformata in una manifestazione di appoggio al regime colombiano con tratti violenti e attacchi aperti contro il Venezuela. La scorsa settimana il presidente venezuelano Hugo Chà¡vez si era dichiarato allarmato dal riarmo colombiano e aveva preannunciato la messa in stato d`allerta di truppe venezuelane sul confine tra le due repubbliche sorelle. La Colombia spende in difesa circa il 4% del PIL contro appena l`1.6% venezuelano, il che, considerando gli ingenti aiuti militari statunitensi e che la Colombia ha quasi il doppio degli abitanti del Venezuela, rende palese la sproporzione di forze eventualmente in campo in un conflitto. Il presidente ecuadoriano Rafael Correa, in dichiarazioni a Quito, si è detto altrettanto preoccupato quanto il presidente Chà¡vez per il riarmo venezuelano in corso e ha ricordato sia l`alleanza tra Colombia e Stati Uniti, sia il ruolo diretto di Washington nel colpo di stato contro il governo venezuelano democraticamente eletto, l`11 aprile 2002 a Caracas.

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