25 Febbraio 2008 Mondo News

I servizi: Mafia in difficoltà, il vero pericolo è la 'Ndrangheta

ROMA – La mafia siciliana, fiaccata dagli arresti di Provenzano e Lo Piccolo, dall´aumento «significativo» dei collaboratori di giustizia e dalla rivolta degli imprenditori contro il racket delle estorsioni, «presenta profili decisamente inediti», soppiantata per ferocia e «valenza eversiva» dalla ‘ndrangheta, «la componente più pericolosa della criminalità organizzata in Italia». Lo sostengono i servizi nella “Relazione sulla politica dell´informazione per la sicurezza”, il primo dossier del dopo Pollari, firmato dai neonati Aise e Aisi, gli ex Sismi e Sisde, sotto il coordinamento del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). Emerge un quadro sorprendente, poiché la relazione, a differenza del recente passato, è più concentrata sull´evoluzione della criminalità organizzata, che non sui rischi, pur non sottovalutati, del terrorismo islamico, che «negli Stati musulmani sta gradualmente perdendo la sua forza d´attrazione». Ampio anche il capitolo sul terrorismo interno – l´anno scorso sono ricomparse le Nuove Brigate Rosse, decimate nel blitz del 12 febbraio – e tuttavia all´orizzonte non sembra esserci «la nascita di fenomeni eversivi di importante livello organizzativo», mentre merita attenzione la saldatura in atto tra estremisti di destra e ultrà del calcio, com´è dimostrato dall´assalto alle caserme di polizia e carabinieri a Roma, dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri l´11 novembre 2007. Ma torniamo alla mafia. I servizi partono dal presupposto che nel 2007 si è registrata «una forte crisi per diverse realtà del crimine organizzato», ma la ‘ndrangheta, a lungo sottostimata, ha rafforzato la sua strategia di «penetrare i gangli vitali della società calabrese» e dimostrato di essere ancora relativamente impermeabile al fenomeno del pentitismo, nutrendosi del traffico di droga e delle opportunità economiche legate al porto di Gioia Tauro, gli appalti autostradali dello svincolo di Scilla e la Salerno-Reggio Calabria. Una presenza fortissima.  Su Reggio, una media città italiana, insistono sette cosche: Condello, De Stefano, Tegano, Imerti, Labate, Latella e Libri. Accertata l´invadenza della camorra nell´intero ciclo dei rifiuti, e la pervasività nelle amministrazioni locali, va anche detto che è in corso «uno sfilacciamento dei gruppi storici rispetto a clan emergenti». Un capitolo è riservato alla criminalità immigrata. I romeni specializzati nello sfruttamento della prostituzione e nelle frodi elettroniche; i cinesi, le cui gang giovanili sono decise ad acquisire all´interno della stessa comunità il controllo di estorsioni, spaccio di chetamina (la nuova ecstasy),  gioco d´azzardo;  i nigeriani protagonisti nell´immigrazione clandestina; i russi nella finanza, nell´immobiliare e nel turismo. C´è poi il capitolo money transfer, contro i quali la Lega ha condotto una battaglia politica. Dopo gli Usa, l´Italia è il secondo mercato mondiale con più di 25mila punti, che movimentano 1,4 miliardi di euro.  L´Aisi assicura «costante attenzione». Rimane sempre alto il rischio di attacchi contro militari e civili italiani all´estero, come dimostra l´uccisione del maresciallo Giovanni Pezzulo, mentre «le presenza estremiste entro i nostri confini hanno continuato ad evidenziarsi soprattutto per attività di natura logistica a supporto delle organizzazioni di appartenenza, nonché d´instradamento di aspiranti mujahidin negli scenari mediorientali del jihad». Qual è il rischio attentati in Italia? «Non sono emerse circostanziate, puntuali progettualità offensive anti-italiane e defilata è risultata la posizione dell´Italia rispetto a paesi fatti oggetto di ripetute minacce. Il nostro Paese si conferma nella funzione di retrovia, ambito di reclutamento e snodo logistico (specie per quanto concerne sostegno finanziario e procacciamento di documenti) per militanti soprattutto maghrebini, accanto ai quali si è pure individuato il concorso di pochi soggetti indo-pakistani e dell´area balcanica».

CONCETTO VECCHIO