28 Febbraio 2008 Mondo News

VICENDA D`ELIA: Italia anno zero, ergastoli bianchi e la fine dello Stato di diritto

“Fine pena mai”: parole agghiaccianti in uno Stato di Diritto. Allusione all`ergastolo come paradigma fondativo di un`incostituzionale concezione della giustizia. Un ergastolo annunciato, praticato, anche se formalmente mai comminato dalla magistratura. Condivido, pertanto, pienamente l`interrogativo posto da Sergio Segio su Liberazione di domenica 24 febbraio; sento di dare una risposta culturalmente e politicamente positiva alla sua giusta evocazione sulla necessità  che la Sinistra Arcobaleno rifiuti con nettezza, senza demagogiche ricadute elettorali, il «forcaiolismo italiano». Va riposizionato al centro del programma (e dell`agire politico quotidiano) il tema dei diritti civili, dello Stato di diritto, del sistema delle garanzie. Basta pensare al progetto di legge del Pd sulla pedofilia, all`accoglimento della castrazione chimica e la previsione di sanzioni anche per chi non ha commesso reati ma è “sospetto”. È molto acuta l`osservazione di Gustavo Zagrebelsky che Segio cita: «Non si parla mai tanto di valori, quanto nei tempi del cinismo». Siamo di fronte ad una vera e propria ossessione sociale, ad una sorta di bulimia carceraria. In questi giorni la persecuzione mediatica (e politica) contro chi è stato detenuto per reati politici è assillante. Vengono vietate partecipazioni a conferenze pubbliche, risuona assordante l`invito al silenzio, eterno, forse. A Sergio D`Elia viene, nei fatti, dal Pd preclusa la ricandidatura al Parlamento. Non è solo opportunismo elettoralistico, temo. È la metafora (piccola ma significativa ed allusiva) di un ritorno prepotente, compatto, oscurantista dell`emergenzialismo. Una società , appunto, claustrofobica, intollerante, proibizionista; di cui il patriarcato, l`attacco all`autodeterminazione delle donne, l`attacco ai loro sentimenti e al loro corpo è, non a caso, un principio ordinatore. La violenza contro femministe, lesbiche, gay non è altra cosa rispetto a questa società  patriarcale e claustrofobica. Per quel che conta, ho conosciuto bene Sergio D`Elia nella mia attività  di componente del Comitato parlamentare per l`abolizione della pena di morte. Siamo stati insieme a Ginevra, alle Nazione Unite, in alcuni paesi che hanno, già  anni fa, aderito alla moratoria. L`azione sua e di “Nessuno tocchi Caino” è una azione importante, efficace, di volontariato, di costruzione di un sistema forte di relazioni, di una fitta rete diplomatica. È incredibile, è giuridicamente ingiusto, è eticamente iniquo che una persona che ha scontato per intero la pena, che è la dimostrazione vissuta della concezione costituzionale della pena (risocializzazione, reinserimento nella società , non “vendetta”, condanna a morte), debba essere discriminata ed emarginata, con il rifiuto perfino della candidatura, del suo diritto di elettorato passivo. A quale deriva giustizialista stiamo giungendo? Perché le forze democratiche assecondano, invece che contrastare, con un punto di vista alternativo sull`idea stessa di diritti e di società , le pulsioni sicuritarie delle destre? Stiamo diventando emuli ipocriti della baldanza autoritaria e “forcaiola” di Sarkozy, che ha proposto di introdurre, per alcuni reati, una nuova misura, per coloro che hanno già  scontato la loro pena ma vengono ritenuti “socialmente pericolosi”, incalliti “recidivi”: potranno essere ristretti a vita in un centro controllato. Una galera a vita. Questo configura un sistema totale, concentrazionario, di controllo sociale e di comportamenti individuali. È la fine dello Stato di diritto. È opportuno che, nel suo progetto, nella sua stessa costruzione materiale, la Sinistra Arcobaleno parta da un assunto fondamentale: non vi è, oggi, una gerarchia di valori e di diritti. Più che mai diritti sociali, sicurezza sociale e diritti democratici (spazi di libertà ) si connettono, si intrecciano. Giovanni Russo Spena (Rifondazione Comunista)