VIVO

Quando non ricevi aiuto da nessuno, perché nessuno ti può aiutare, e quando persino dentro di te tutti ridono di te stesso, perché neanche tu sai più come aiutarti, e sei goffo e inutile, quando la nave affonda, tu unico passeggero, e tutto quanto hai amato di dolce, di bello, di puro, sembra ormai così lontano da te, irraggiungibile, e ogni cosa ti è straniera (gli oggetti, i mobili, le vecchie fotografie) e seppure la tua agenda telefonica sia ricca di numeri, non ve n`è nessuno, in realtà , al quale poter confidare tutto e tu farti concavo a ricevere il succo dell`altro, quando anche il sole non ti scalda più e nulla ti rallegra, non il mare che vibra sotto le stelle spente, né il vento che in realtà  ti perseguita, ti batte, quando tutto è un mistero senza amore e amore senza mistero, sciagurato e nudo, e ogni cosa ti sembra vana, e ti domandi `Perché ho creduto in questo? Come facevo una volta a sognare?` e senti la morte avvolgerti nelle sue piaghe come una mamma calda, e anche i ricordi ti infastidiscono perché sono sempre quelli, e pure tu, il solito, cocciuto testardo buffone, e maledire è troppo e benedire troppo poco, quando tutto è silente tranne il ruggito dell`anima ferita, che sembra gridare `Che ho fatto per meritarmi tutto questo?` E sai di essere fortunato, perché ad altri è accaduto assai peggio, ciò nonostante trovano la forza di aiutare il prossimo, quando tutte queste cose e molte altre ancora si muovono dentro di te come un metronomo di pietra, nel dolore immobile senza emozioni, in un contesto feroce senza vita, e nulla più ti interessa o ti scalda, nulla ti sembra abbastanza, nulla è buono come lo intendi tu, e sei stufo di fare il martire e non hai davvero la stoffa dell`eroe, quando tutto questo è compiuto come una messa nera della quale sei tu l`officiante e il gallo sgozzato, e non provi odio né rancori e non pregusti nessuna vendetta, perché tutto è stato offeso tutto già  vendicato, il futuro ti provoca panico, il passato ti rigurgita, e anche le parole che scrivi ti disgustano, perché sono troppo enfatiche, sdilinquite, già  sentite e comunque non capiscono niente, e tutto dentro di te dice `hai perso`, e non hai più interessi, né voglia di leggere libri o giornali, e neppure di viaggiare, e sei arido e spento, in questo, precisamente in questo punto del nulla, nel disinteresse e nel rifiuto, nella vergogna e nel disamore, quando tu stesso hai abbandonato la tua nave, e sai che non esiste nessuna isola, nessuna donna, nessun approdo, nessuna speranza, e tutto il contrario di tutto sarebbe comunque uguale, è qui, ora, adesso, che sei in te, vivo e libero, e ogni respiro è un miracolo, ogni attimo un cortocircuito felice. A Joseph R. Kipling