CALOPRESTI E IL CINEMA DI DENUNCIA: “Un film per rispondere a troppi perché“

Strage sul lavoro a Molfetta Quattro persone sono morte a Molfetta, in provincia di Bari, in una autocisterna che trasportava zolfo in polvere presso l`azienda Truck Center, un centro specializzato nel lavaggio di autocisterne, nella zona industriale della cittadina. Per il presidente Giorgio Napolitano ora è più che mai necessaria “un`ampia convergenza sull`attuazione della legge” sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La Procura della Repubblica di Trani ha aperto un fascicolo per indagare sull`incidente. In gravissime condizioni il quinto operaio dell`autocisterna di Molfetta, ricoverato in ospedale. I sanitari starebbero valutando l`eventuale trasporto d`urgenza nel reparto di terapia intensiva dell`ospedale dei Monopoli (Ba). Intervista al regista Calopresti di Santo Della VolpeGira per la città  con la telecamera, il pensiero, le sue domande aperte e quella faccia ‘un po` così` che hanno solo le persone quando capiscono e sanno come muoversi; le persone che in quella città  sono cresciute respirando l`aria della fabbrica dalla famiglia agli anni del liceo. Con il richiamo delle ciminiere e degli anni della gioventù, il regista Mimmo Calopresti ha incominciato un percorso dentro la Thyssenkrupp ed attraverso Torino per cercare di capire e rispondere alle domande che si pongono le persone che hanno conosciuto le Ferriere ed i cambiamenti della città , passata dalle sirene della Fiat alle Olimpiadi invernali, dalle piccole `boite` dell`indotto automobilistico all`abbattimento del sovrappasso di Via Mortara (cioè di quella strada che passava sopra le acciaierie della Fiat facendo vedere agli automobilisti dove nascevano le lamiere che li stavano scarrozzando per il mondo…). `Mi è sembrato incredibile che potesse verificarsi un incidente come quello che ha ucciso i 7 operai della Thyssenkrupp… in una fabbrica così tecnologicamente avanzata,moderna…in una multinazionale che ha fatturati enormi realizzati in tutto il mondo. Che si potesse morire avvolti dalle fiamme ,dall`olio bollente e vaporizzato in una fabbrica così…che si possa entrare in uno stabilimento per lavorarci,alle prese con modernità  ed acciaio, e morirci poi in una notte… Mi è sembrato incredibile ed ho pensato che fosse giusto raccontare quello che è successo là  dentro, raccontare la storia delle persone che ne sono state coinvolte; tutte, degli operai morti e di chi vi lavorava ed adesso, dopo aver pianto i compagni di lavoro,aspetta di sapere quale sarà  il proprio futuro. Raccontare tutto questo per capire perché è successo, oltre a cosa è successo`. Mimmo Calopresti attraversa i luoghi di Torino dove è possibile avere risposte: il sindacato, gli amministratori, incontra i magistrati inquirenti, parla con gli operai e le famiglie, sta cercando di farsi un`idea da esprimere poi con un film. Ma alla fine ne emergerà  una ricostruzione di quanto è successo oppure al centro del film ci sarà  una storia come filo conduttore del dramma? Non so, per adesso sono qui che sto guardando la città , intervistando le persone che possono darmi le risposte che cerco, sto raccontando quanto vedo…soprattutto a me stesso….Vedi, non sono partito con una idea già  costruita: mi sono detto, devo andare a fare qualcosa, un atto di presenza…qualcosa che resti nella memoria …volevo essere qui insieme a queste persone che hanno vissuto il dramma e nella città  che ha visto attraversare i funerali e… le domande, magari per capire insieme a loro qual è il modo migliore per rappresentare tutto quello che è successo. Non è solo un modo per non rivelare una idea già  chiara, un filo conduttore già  formato: sembra che Calopresti cerchi un filo, una interpretazione che non vuole sia solo frutto di una idea già  formata davanti alla Tv, davanti alle interviste di Ciro o Roberto, vedendo nei reportage le case da operaio ed i funerali con le corone di fiori mandate dalla Thyssen allontanate dai sagrati delle chiese, a volte con rabbia, altre volte con la determinazione silenziosa del dolore `operaio`. Il regista in realtà  cerca una chiave artistica oltre che interpretativa, l`idea di film oltre al documentario. Ma certo sono molte le impressioni forti che lo hanno già  colpito….Intanto mi colpisce, al di là  di chi ha subito le perdite, del loro grande dolore e della loro solitudine quando ci si trova davanti al vuoto per chi non c`è più, mi colpisce dicevo il fatto che nessuno di noi, nessuno al mondo, potrà  mai ripagare quelle persone per ciò che è successo. Ma poi mi hanno colpito la quantità  di straordinari, di turni, di ore di lavoro che si svolgevano in quella fabbrica: e che di fronte a tutto questo, gli stessi operai accettassero quella situazione così pesante, quasi incapaci di rispondere, di dire ‘no, questo non va bene`…E mi colpisce perché qui siamo a Torino, qui abbiamo il sindacato che da anni conduce queste lotte su turni e qualità  della vita nei luoghi di lavoro, ci sono poi le leggi sul lavoro, per l`antinfortunistica,alcune anche approvate di recente…Ma questo non sembra esser servito a niente`. E poi c`è la cronaca di questi ultimi giorni: la chiusura delle indagini dopo soli 2 mesi e 19 giorni d`inchiesta, le ipotesi di accuse per i 6 dirigenti della Thyssenkrupp, dall`amministratore delegato del gruppo italiano sino al direttore dello stabilimento di Torino. La ricostruzione dell`incendio di quella notte, gli estintori che erano vuoti, la carta per terra per asciugare l`olio perché non c`era la adeguata manutenzione…Si parlerà  anche di questo nel film? Anche della storia dei dirigenti sono processo? Ho sentito che l`imputazione nei loro confronti è grave, omicidio volontario…Guardando a ritroso quello che è successo è importante che si cominci a dire ‘ci sono dei responsabili`.. Certo, poi l`inchiesta finirà  con l`eventuale rinvio a giudizio, ci sarà  il processo che dovrà  dire se gli imputati sono veramente colpevoli per omicidio volontario o altro…Ma a me sembra chiaro che un incidente così non può accadere senza che ci siano dei responsabili, da uomo della strada, da cittadino, prima che da regista; mi sembra chiaro che non può accadere per caso che muoiano 7 persone avvolte dalle fiamme mentre cercano di spegnere un incendio in una acciaieria…Così come mi sembra chiaro che è successo perché stavano per smobilitare lo stabilimento, c`era una situazione per cui nessuno faceva più attenzione a quello che accadeva in quei reparti. E queste sono responsabilità  di chi dirige …quella leggerezza non è più ammissibile…in uno stabilimento poi come quello di Torino di siderurgia avanzata, in un settore dove, ripeto, si sono fatti profitti molto alti. Mi chiedo: quanto poco costava avere un po` più di sicurezza, di attenzione per la vita… perché si è scommesso che la fatalità  non scattasse provocando l`incidente, aspettando di chiudere lo stabilimento senza fare gli interventi antinfortunistici e sperando che nel frattempo non succedesse nulla…Invece il grave incidente è avvenuto, 7 persone non ci sono più, sette famiglie non hanno più un padre o un figlio…Io ho avuto la netta sensazione che in quella fabbrica si dovesse solo produrre, produrre sino alla chiusura e poi…fine.