Estorsione per il vice di "Ultimo". E lui restituisce la medaglia

5 marzo 2008 Mondo News

TORINO – “Arciere” restituisce la medaglia: “Egregio presidente, chi le scrive è Riccardo Ravera, soldato fra i suoi soldati. La mia vita è distrutta, la mia dignità  calpestata, ma non posso permettere che il fango delle accuse macchi il prezioso simbolo…”. Scrive il braccio destro di “Ultimo”, il carabiniere che il 15 gennaio del 1993 arrestò Totò Riina. Scrive da semplice maresciallo per dire che si sente abbandonato da tutti, ora che è stato iscritto nel registro degli indagati per concorso in estorsione. Per i pm torinesi Andrea Padalino ed Enrico Arnaldi di Balme è complice di una banda di nomadi sinti specializzati in razzie d`opere d`arte. “Ho moglie e due figli e guadagno 1.500 euro al mese – dice lui con gli occhi lucidi – ma non ho mai tradito lo Stato”. Di sicuro è protagonista di un declino inesorabile. Per ogni successo, una retrocessione di carriera. La stessa sorte toccata ai compagni di squadra del Ros. Dalla guerra alla mafia alla malinconica stazione di Pinerolo, fino a un ruolo da investigatore per il Nucleo Tutela Patrimonio artistico di Torino. Il maresciallo Ravera era lì dove non doveva succedere niente. Ma la notte fra il 18 il 19 febbraio 2004 accade qualcosa di clamoroso. Furto alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, residenza estiva dei Savoia, patrimonio dell`Ordine del Mauriziano. Rubati gli arredi, opere del Piffetti e del Bonzanigo, per un valore di 8 milioni e 520 mila euro. Per due anni il maresciallo Ravera è in prima fila nelle indagini. Gestisce i contatti con gli informatori. Tratta il riscatto sulla refurtiva: 250 mila euro messi a disposizione dalla Axa Assicurazioni. Il 26 novembre 2005 i mobili ricompaiono nelle campagne a trenta chilometri da Torino. Particolare interessante: 34 i pezzi denunciati, 42 quelli ritrovati. Mistero nel mistero. Ma prevale l`enfasi per il risultato investigativo. Il maresciallo viene insignito con la medaglia ai benemeriti dell`arte e della cultura da parte del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Riceve encomi. Mentre le indagini sul furto proseguono fino al 20 giugno 2007. Quando finiscono in manette quindici nomadi sinti. Fra questi anche l`informatore del maresciallo Ravera. Risultato: lui, con un poliziotto della Polstrada di Saluzzo, ora è indagato per concorso in estorsione. Ed eccolo “Arciere”, il maresciallo Ravera, nello studio dell`avvocato Loredana Gemelli: “Il mio assistito ha sempre agito informando quotidianamente tutta la catena di comando. Ogni movimento, ogni contatto preso con gli informatori, è stato concordato con la Procura e il comando dei Carabinieri”. C`è una lettera che sembrerebbe dare ragione a Ravera. L`ha scritta il procuratore capo di Torino, Marcello Maddalena, nel dicembre 2005. È indirizzata al comandante generale dell`Arma, Luciano Gottardo: “Desidero esprimere all`Autorità  le espressioni del mio sincero compiacimento per la professionalità  dimostrata dagli ufficiali di polizia giudiziaria del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Torino… Il maresciallo Ravera ha dato prova di particolari capacità  investigative, di tenacia, di professionalità  e di correttezza, dote assolutamente essenziale nel corso di un`investigazione che, avvalendosi della rete confidenziale da lui gestita, poneva problemi di deontologia e di giusta cautela…”.