Greenpeace contro il governo Lula: "Sull`Amazzonia è un fallimento"

6 marzo 2008 Mondo News

SAN PAOLO – Dopo tre anni di buone notizie sul calo della deforestazione in Amazzonia, improvvisamente arriva la doccia fredda. Il 2007 ha fatto segnare un nuovo record negativo e l`ambizioso piano d`azione introdotto dal governo Lula nel 2004 per salvaguardare la più grande foresta pluviale del mondo, fa acqua da più parti. Delle 162 attività  previste in 32 “direzioni strategiche” il 60 per cento non è stato messo in atto e meno di un terzo di queste “direzioni strategiche” ha visto la luce alla fine dello scorso anno. Risultato? Nello scorso anno il tasso di deforestazione dell`Amazzonia ha raggiunto un nuovo preoccupante picco. La dura denuncia viene da Greenpeace, che insiste: nel piano del governo brasiliano c`è una “straordinaria mancanza di coordinamento” e la politica per la protezione di uno dei più importanti polmoni verdi del mondo manca clamorosamente di obiettivi concreti. Il rapporto presentato oggi a San Paolo dal titolo “The lion wakes up” (“Il leone si sveglia”), non fa sconti e sottolinea tutte le falle del piano proposto da Lula come uno dei propri cavalli di battaglia e citato come esempio di successo in più di un`occasione. L`ultima è stata al forum sul clima delle Nazioni Unite che si è tenuto a Bali lo scorso dicembre, dove il governo brasiliano ha vantato come un proprio successo i dati dal 2004 al 2007, anni che hanno visto la deforestazione amazzonica in calo. Ma l`analisi di Greenpeace mette questi dati in relazione più con altri fattori, come la fluttuazione del prezzo della soia e del bestiame: se calano o crescono, parallelamente cala o cresce la domanda di terreni per il pascolo e la coltivazione, ottenibili deforestando. Fluttuazioni di mercato di cui l`Amazzonia è stata lasciata completamente in balìa, denuncia l`autore principale del rapporto, Marcelo Marquesini, “per scarso coordinamento e un serio fallimento dell`attuazione dei punti chiave del piano d`azione”. Le nuove, pesanti, cifre sull`aumento della deforestazione nel 2007 cozzano quindi con quell`immagine del Brasile proposta anche a Bali come quella di uno dei paesi responsabili, che stanno facendo la loro parte nella lotta contro il riscaldamento globale. La deforestazione, infatti, è una delle fonti principali delle emissioni di gas serra, seconda solo al settore energetico, e vale circa il 20 per cento delle emissioni globali di gas serra. Per questo, denuncia Greenpeace, il Brasile è oggi al quarto posto fra i paesi mondiali per le emissioni di gas serra. Nel piano d`azione di Lula mancano poi obiettivi precisi. “L`iniziativa governativa ha molte virtù” concede Paulo Adario, coordinatore della campagna di Greenpeace per l`Amazzonia, “ma se gli sforzi devono essere efficaci è necessario mettere in atto misure concrete, chiare e misurabili”. Ad esempio, rendere operativa la regolamentazione che fissa al 20 per cento l`area massima della foresta che può essere resa disponibile per l`allevamento. Non tutto è da buttare, ammette però Greenpeace. Qualche punto di luce nella politica del governo brasiliano c`è. Fra questi spiccano lo sviluppo di un sistema di rilevamento delle aree deforestate in tempo reale, messo a punto dall`Istituto brasiliano di ricerca spaziale, e la distribuzione di immagini satellitari a varie organizzazioni, fra cui ong, che ha aiutato a mettere a fuoco il panorama, permettendo di identificare e analizzare le cause della deforestazione.