Il femminile ha vinto di Jack Folla

Oggi è l`otto di marzo, giorno della donna, più che una festa, un grido. Sabato è l`otto del 2008. L`otto di marzo del 1908, un secolo fa, centoventinove operaie, in America, morirono nell`incendio della `Cotton`. C`è chi dice che la `festa` sia stata istituita per questa strage. Altri l`anticipano a un altro doppio otto. L`otto marzo del 1848 quando le donne di New York scesero in piazza per avere il diritto di voto. Comunque sia è un giorno aspro e crudele perché ci ricorda, più che le vittime gli aggressori, chi `fa la festa` alle donne, mimose col sangue. Un recente rapporto di Amnesty International ha denunciato che un miliardo di donne nel mondo, ogni anno, sono picchiate, violentate, mutilate o assassinate da mariti, amanti, parenti, conoscenti o bruti occasionali. Così come non ricordiamo i nostri morti soltanto il 2 di Novembre, non possiamo limitarci a ricordare le immondizie rovesciate dal maschile sul femminile non solo dall`otto marzo del 1908 e nemmeno dall`otto del 1948, ma dall`ottavo giorno della creazione. Guardando le cose, invece, sotto un profilo molto più intimo e per la maggioranza di uomini e donne inconsapevole, (mi riferisco agli ambiti erotico-sentimentali, alla vita di coppia, alla famiglia) oggi il femminile è trionfante e lo sarà  in questo stesso modo, credo, per almeno un paio di secoli. Come i fanti nella Grande Guerra erano costretti ad assalire le trincee nemiche, gonfi di grappa per aggrapparsi a uno straccio di temerarietà , così noi maschi siamo diventati carne da cannone, destinati a un inevitabile sterminio contro la liberata potenza psichica del femminile. Uno o due secoli almeno, se bastano, e una consapevolezza sfavillante su come ci siamo ridotti, potranno forse alleggerirci il Dna dagli arcaici retaggi che ci costringono in questo immaturo stato. Innanzitutto il fardello più ovvio e greve: per quanto maturi, per quanto `risolti`, noi in una donna cerchiamo comunque la mamma, che sia la Madonna o la Mamma-Draga che divora i suoi figli, la santa donna o la mantide, la casalinga o la manager, l`avventuriera o Penelope, sempre di mamma si tratta, e così non c`è e non ci sarà  mai scampo. Questo modello del femminile è saltato, è esploso, è una Santa Barbara vuota e solo noi continuiamo a immaginarla come un fortino esclusivo, un santuario a noi dedicato. Naturalmente anche le donne proiettano sul maschio il mito paterno, ma a me sembra si tratti di un `imprintig` più debole e facilmente intercambiabile, a prescindere dalla considerazione che essere padri non è uno scherzo, quando inconsciamente o meno si cercano ancora le tettarelle. Oggi, in ogni caso, il femminile assaggia tutto, miscela l`uomo-padre con il piccolo Pan, la bestia col poeta, l`affarista pragmatico con il fabbricante di frottole, il vero e il bacato, li assaggia, li divora, li consuma e li getta, e con la medesima puerilità  con cui il maschio si attende sempre una recondita maternità  da qualunque compagna, il femminile si attende un compagno che è tutti questi modelli e questi ruoli, e però non c`è, non esiste, perché il nuovo maschio, l`uomo del terzo millennio, è di là  da venire. Così se lo fabbrica, è costretta a farlo, e si libera in una prateria sconfinata senza o quasi paletti o recinti, mentre noi continuiamo a tentare di respingerla in una nursery, il nostro vecchio habitat. La predominanza del femminile sul maschile è pertanto incontrovertibile. Tra un essere umano che sugge e un altro che divora, l`inevitabile dipendenza del primo diventa la forza dell`altro. Spero di non essere frainteso; quando si tenta di analizzare un fenomeno di costume così imponente e diffuso ogni maldestro tentativo di `morale` o di `giudizio` è storicamente ridicolo e assai poco interessante. Il `divorare` del femminile è nella natura delle cose. Se vogliamo definirlo in termini più gentili e meno cannibaleschi, è un divorare esperienze, mentre il nostro si conferma un tentativo piuttosto patetico di continuare a cercare di nutrirci con latte scaduto. Siamo noi maschi che dobbiamo capirlo e strutturarci di conseguenza; non si tratta di armarci ulteriormente (siamo fin troppo rambizzati interiormente) né di difenderci o sottrarci, ma di comprendere con tutta la nostra ragione e i nostri sensi che cosa davvero stia accadendo nel profondo del femminile. Uno di questi intimi moti rivoluzionari, che una volta facevano parte solo di gruppi ristretti di `carboneria` con la gonna e oggi sono un patrimonio acquisito da tutte o quasi, è il non essere più ancorate a un ruolo o modello unico, sia con riferimento a se stesse, sia al maschio. Le donne di oggi sono un fantasmagorico Houdinì, illusioniste e trasformiste, in paragone noi sembriamo foche ammaestrate. A questo va aggiunta la capacità , direi plastica, di sostituire un modello con l`altro, o di utilizzarli tutti insieme o alternativamente per ottenere la massima soddisfazione possibile. Questa capacità  di nutrirsi con nettari maschili diversi, per l`atavica mentalità  maschile, è immorale. Risultato, il femminile lo fa comunque, negandocelo. Una `pietas` umiliante. Ma perché, tutto ciò che i maschi si sono consentiti per secoli, quando lo fanno le loro compagne diventa inaccettabile? Perché, etichettandole in svariati modi e con infinite sfumature, le nostre compagne, per il piccolo noi segreto, sono sempre quella, una sola, la madre, e non possiamo accettare che vi siano altri fratellini, altri cordoni ombelicali, altri noi da sfamare, anzi, quando riusciamo a scoprirli e vederli, le braccia di lei ci sembrano tentacoli di una piovra. A dirla tutta, non riusciamo proprio a uscire da questo schema immobile. Non riusciamo a `vedere` la donna. La debolezza è quindi solo nostra. Persino nella metafora siamo consunti. `La tale è una puttana`. -Per favore, signore, ma lei sa di cosa sta parlando? Questa definizione, oggi, non ha senso. In conclusione non riusciamo a disfarci dal grembo che ci diede la luce e finiamo per spegnerci in tutti i grembi che troviamo. Di conseguenza, ritengo giustamente, le donne ci cambiano, o ci sostituiscono, o ci alternano, questo sempre che esse siano piacenti e possano permettersi il ricambio, se non lo sono, ci sopportano, ma non nei sogni. Nei sogni ci divorano tutte. Anche lo schema speculare, l`uomo costellato di donne, se gratti bene, cela l`identica magagna, perché il darsi a tutte è l`equivalente al non darsi a nessuna, a non perdersi ma anche a non trovarsi mai, una contromossa altrettanto debole, anche se in apparenza più fascinosa, un atteggiarsi `come se` il pericolo non esistesse, fare agli altri (tutte le mamme del mondo) quello che non vuoi sia fatto a te, che nello slang psicologico si definisce `abbandonare per non essere abbandonato`. Il femminile è tutt`altra cosa da questo. Il femminile è lanciato nel qui e ora, senza riguardi e senza rimpianti. Il femminile ha pagato il prezzo, si è sdoganato, ha acquistato una sorta di invulnerabilità  dal maschile. Ha bisogno di infinita energia per affermare il suo dominio e la prende dove la trova. Noi maschi d`oggi, quindi, consapevoli o ignari, siamo combustibile per la Storia. Personalmente mi diverte immaginarmi come un distributore di benzina in uno sperduto avamposto di frontiera. Quante sembianze dovremo assumere, quante vite, quante forme, quante morti, prima di assurgere a stelle fisse di un nuovo universo maschile?