Bolzaneto il giorno dopo: per i PM è `tortura`, ma in Italia non è reato

12 marzo 2008 Mondo News
“Trattamenti inumani, crudeli, degradanti. In una parola: torture“. Con questa motivazione i Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno chiesto condanne complessive a 76 anni 4 mesi e 20 giorni di reclusione per i 44 imputati nel processo per le violenze e i soprusi nella caserma della Polizia di Bolzaneto, durante il G8 del 2001 a Genova. “Vi è stata una volontà  diretta – hanno spiegato i pm – a vessare le persone detenute, a lederle nei loro diritti fondamentali, proprio per quello che rappresentavano, in quanto appartenenti all`area no global”. “I capi ed i vertici di quella caserma – hanno aggiunto – hanno permesso e consentito che in quei tristi giorni si verificasse una grave compromissione dei diritti delle persone, ancora più grave, perchè erano persone detenute”. Rifacendosi ai parametri indicati dalla Corte Europea dei Diritti umani, i magistrati hanno spiegato che “i trattamenti provati come inflitti a Bolzaneto sono stati inumani e degradanti”. Torture fisiche e psicologiche che “si sono potute realizzare per il grave comportamento anche omissivo di pubblici ufficiali, o comunque con il loro consenso tacito o espresso”. Ricorda la Procura: dita spezzate, pugni, calci, manganellate su persone inermi, bruciature con accendini e mozziconi di sigaretta, bastonate alle piante dei piedi; teste sbattute contro i muri, taglio dei capelli, i volti spinti nella tazza del water. Ma la Procura ha ricordato anche gli insulti, le umiliazioni. “Sono stati adottati tutti quei meccanismi che vengono definiti di `dominio psicologico` al fine di abbattere la resistenza dei detenuti e di ridurne la dignità . Tutto ciò è potuto avvenire grazie a quel meccanismo fatto di omissioni, per cui i responsabili non vengono puniti e le vittime terrorizzate hanno paura di denunciare i maltrattamenti subiti. La parola chiave è stata: impunità “. “Storie rispetto alle quali gli imputati – persone in divisa, vale la pena ripeterlo – hanno risposto con tanti «non ricordo», «non so», «non ho visto» – sottolinea Massimo Calandri che da tempo segue per `La Repubblica` il processo. Il pm Petruzziello – con il collega Vittorio Ranieri Miniati – ha ricordato come «nel sito penitenziario di Bolzaneto non sia stata posta in essere da alcun detenuto una condotta di reazione nei confronti dei custodi». Rifacendosi ai parametri indicati dalla Corte Europea dei Diritti dell´Uomo, il magistrato ha spiegato che «i trattamenti provati come inflitti a Bolzaneto sono stati inumani e degradanti». La pena più pesante, 5 anni, 8 mesi e 5 giorni di reclusione, è stata chiesta per Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, in servizio nella struttura di Bolzaneto nei giorni del G8 come responsabile della sicurezza. E` accusato di abuso d` ufficio e abuso di autorità  contro detenuti. Pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione invece è stata chiesta per Alessandro Perugini, ex numero due della Digos di Genova, il funzionario più alto in grado presente nella caserma, accusato di abuso d`ufficio e di abuso di autorità  contro i detenuti. Nei confronti di Massimo Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato, accusato di lesioni personali per l`episodio dello `strappo` alla mano subita dal manifestante Giuseppe Azzolina, poi suturata senza anestesia, i pm hanno chiesto la pena di 3 anni e 11 mesi di reclusione. L`accusa ha chiesto inoltre pesanti condanne anche per i cinque medici presenti nell`area sanitaria, tra cui per il responsabile e coordinatore Giacomo Toccafondi, accusato di abuso di atti d`ufficio e di diversi episodi di percosse, ingiurie e violenza privata (3 anni, 6 mesi e 25 giorni di reclusione). “La procura ha citato quei sette disegni di legge che solo per una questione di tempo non sono ancora stati trasformati in una norma del nostro codice: i colpevoli avrebbero altrimenti rischiato dai quattro ai dieci anni di reclusione” – riporta Calandri. In Italia, infatti, non esiste una norma penale per questi reati e il nostro Paese è inadempiente rispetto all`obbligo di adeguare il proprio ordinamento alla convenzione internazionale: per questo l`accusa è stata costretta a contestare agli imputati solo “l`abuso d`ufficio” che comunque sarà  prescritto nel 2009. “Il processo per i fatti di Bolzaneto sta mostrando che in Italia si è praticata la tortura in una caserma della Polizia, che tutti i responsabili diretti e indiretti resteranno impuniti grazie alla prescrizione in arrivo nel gennaio 2009, che le istituzioni sono state incapaci di affrontare la caduta dello stato di diritto, visto che manca tuttora una legge sulla tortura e che nessuno degli imputati, pur di fronte a fatti accertati sul piano storico, è stato sospeso dall`incarico. Alcuni imputati sono stati addirittura promossi. – commenta il `Comitato Verità  e Giustizia per Genova`. “I pm hanno detto stamani che quello su Bolzaneto è un `processo per i diritti`, ma se le istituzioni democratiche non interverranno, approvando al più presto una legge sulla tortura e imponendo alle forze di sicurezza pulizia interna e massima trasparenza, ricorderemo quello su Bolzaneto come il processo dei diritti negati” – conclude la nota del Comitato. “Il processo per i fatti di Bolzaneto sta mettendo a nudo il lato oscuro della nostra democrazia, la sua incapacità  di affrontare la caduta di legalità  costituzionale avvenuta nel luglio 2001 – commenta Lorenzo Guadagnucci. “A Genova in tribunale si parla di tortura, ma il tema nemmeno è sfiorato nella campagna elettorale in corso”.

Nelle prossime settimane il tribunale deciderà  se accogliere le richieste, ma appare certa la prescrizione, che scatterà  nel gennaio 2009. [GB]