TV DI QUALITA` E DENUNCIA: "La vita rubata" fa boom d`ascolti

12 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

È piaciuta al grande pubblico “La vita rubata”, la fiction dedicata alla tragica vicenda di Graziella Campagna, la giovane messinese uccisa a soli diciassette anni, nel 1985, dalla mafia: lunedì sera su Raiuno è stato boom di ascolti. La fiction, con la regia di Graziano Diana, ha avuto ben 7.604.000 spettatori, con il 28,49% di share, battendo in prima serata il “Grande Fratello” di Canale 5 (5.077.000 di spettatori e 23.18 di share), che poteva contare su un superospite, il capitano della Roma Francesco Totti. Non solo, il telefilm è schizzato al top della classifica dei tv movies di maggiore ascolto dal 2006 a oggi. «Grande soddisfazione» è stata espressa dal direttore generale della Rai, Claudio Cappon, per l`eccellente risultato in termini di ascolti: «Siamo soddisfatti ` ha detto Cappon a margine della presentazione dell`Associazione per la radiofonia digitale in Italia ` perché si è trattato di una fiction di qualità  e di testimonianza. Vedendola, l`ho trovata anche un prodotto di alto livello e perciò sono molto felice che sia stato premiato dal pubblico». Quanto alle polemiche legate al duplice rinvio della programmazione della fiction ` che avevano scatenato nei mesi scorsi una serie di polemiche ` «siamo convinti ` ha concluso il direttore generale ` di aver agito correttamente, sia quando abbiamo deciso di programmare diversamente “La vita rubata” rispetto alle previsioni originarie, sia oggi, quando l`abbiamo confermata in palinsesto». La Rai aveva rinviato la messa in onda della fiction dopo l`intervento dell`allora ministro della Giustizia Clemente Mastella che aveva ricevuto richiesta di stop dal presidente della Corte d`Appello di Messina, il quale aveva richiesto anche una settimana fa di fermare la messa in onda, paventando una turbativa del processo in corso. Prima ancora delle polemiche, il capo di Rai Fiction Agostino Saccà  aveva sottoposto il caso della fiction sulla Campagna un anno fa all`ufficio legale, facendo leggere la sceneggiatura. Dopo aver ricevuto alcune osservazioni, aveva scritto una lettera per dire che sarebbero stati apportati i cambiamenti richiesti, pur di realizzare la fiction, dato il suo “valore editoriale” e la sua “forza drammaturgica” e che, in particolare, sarebbero spariti i nomi di coloro che, fino a conclusione del processo, sono soltanto “presunti colpevoli”, ma aveva chiesto, sotto la sua responsabilità , di mantenere i nomi veri di Graziella e dei fratelli Pietro e Pasquale, che avevano rilasciato regolare liberatoria, senza i quali si sarebbe perso ` aveva scritto ` il “senso etico e civile” dell`opera, il cui fine era soprattutto quello della testimonianza su una vittima di mafia per 20 anni dimenticata. Sul senso della fiction come «documento straordinario di denuncia» è tornato in una nota anche il consigliere d`amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo. Di opera «sobria e rigorosa», senza spettacolarizzazioni deteriori, ha parlato invece Giuseppe Giulietti, portavoce di art. 21.