LETTERE SCOMODE: `Libera` di tutto?

14 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

Venerdì e sabato avrei dovuto partecipare alla due giorni di Libera dedicata alla memoria e all`impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie. Un qualcosa di bellissimo, di emozionante, una due giorni in cui davvero si cerca di restituire dignità  a tutti quei morti, soprattutto a quelli senza storia. Sono stato invitato, assieme a mia madre, come parenti di Paolo e Giuseppe Borsellino. Proprio mentre ricevevo l`invito, stavo finendo di scrivere il post sui tre personaggi dubbi inseriti nelle liste del Pd. Ero schifato e arrabbiato. Chiesi ad una organizzatrice (persona fantastica e per bene) se ci sarebbero stati politici. In quel caso non avrei partecipato. Avrei rovinato l`atmosfera, e non mi andava, proprio per rispetto di tutte quelle vittime. Non mi andava di insultare e sputare in faccia a coloro che portano nel parlamento i collusi con la mafia. L`organizzatrice si è informata, e dopo qualche minuto mi ha chiamato dicendomi che ci sarebbe stato solo il sindaco di Bari, e nessun altro esponente del Governo né dei partiti. L`unica sarebbe stata Maria Grazia Laganà . Era stata invitata in quanto moglie di una vittima della ‘Ndrangheta, Francesco Fortugno. A quel punto ho gentilmente declinato l`invito. Io non sarei andato e non andrò. Mia madre si, perché non si può perdere un`occasione così importante per raccontare la storia di mio nonno e di mio zio, né quella di ascoltare altre storie sconosciute. Ma io non andrò. La signora Laganà , oltre ad essere candidata (per par condicio potrebbe evitare le passerelle, soprattutto quando si parla di vittime di mafia e della loro memoria), è attualmente indagata per truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione ad appalti nella sanità , nell`ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose nell`Asl di Locri, di cui la Laganà  è stata vicedirettrice. Non è indagata da una procura qualsiasi. Ma dalla Dda. Che vuol dire Direzione Distrettuale Antimafia. La signora Laganà , che è rimasta in Commissione Antimafia anche dopo l`avviso di garanzia, si è sempre rifiutata di essere ascoltata come persona informata sui fatti riguardo l`omicidio di suo marito (fatto già  questo strano, direi contro natura), per il quale è stato rinviato a giudizio come mandante Alessandro Marcianò (amico della famiglia Laganà  Fortugno e collega dei due alla Asl di Locri). Inoltre, la signora Laganà , all`inizio diceva anche che la ‘Ndrangheta non c`entrava con la morte del vicepresidente del Consiglio Regionale. Poi ha cambiato idea. Opportunità  elettorale o glielo hanno confidato i mandanti dell`omicidio? Ma non è tutto. Dal sito della Casa della Legalità : L`On. Laganà  non ha mai detto pubblicamente o alla DDA, a quanto risulta, nulla su ciò che accadeva nella ASL della ‘ndrangheta. Non ha mai precisato perché la sua famiglia (ivi compreso Fortugno ed il padre, Avv. Mario Laganà , potente democristiano e per lunghi anni `capo indiscusso` di quella stessa Asl) parlavano, chiamavano e ricevevano chiamate (32) da uomini della cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti, ed in particolare su utenze (fisse e mobili) di Pansera, compagno di latitanza di Giuseppe Morabito di cui è anche genero, avendone sposato la figlia, Giuseppina, collega di Franco Fortugno e Maria Grazia Laganà  alla Asl di Locri. Su tutto questo non risponde o, in riferimento alle intercettazioni della Procura di Milano trasmesse per competenza a quella calabrese, accenna a giustificazioni quali: li sentivamo per il `rinnovo dell`ordine dei medici`. Che fossero risaputamene medici quanto mafiosi latitanti, è un particolare che sfugge.

Per tutto questo e per molto altro ancora, ritengo quantomeno `sconveniente` invitare la signora Laganà  alle giornate di Libera, che rappresentano l`appuntamento più importante per i familiari delle vittime delle mafie e per tutta la società  civile che attorno a loro si stringe, e lotta, ogni giorno, contro quello con cui la Laganà  conviveva quotidianamente nelle Asl.

Benny Calasanzio Borsellino