"Ponte si, ponte no" – Busetta: senza Ponte sullo Stretto non si realizzano le altre opere

14 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

“Ponte si, ponte no”: sarà  inevitabilmente il ritornello di questa competizione elettorale ogni volta che leader politici, imprenditori, economisti, saranno chiamati a dettare le priorità  per la Sicilia di domani. Basta nominarlo per accendere lunghi dibattiti. Lo fa anche David Lane, corrispondente dall`Italia di affari e finanza per The Economist, alla presentazione, nella Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, del volume “Protetti e Disperati”, (Liguori Editore). Il libro raccoglie articoli di Pietro Busetta presidente della Fondazione Curella. «La mancanza delle infrastrutture ` dice Lane ` è il nodo fondamentale per il mezzogiorno e forse lo sbaglio strategico è quello di avere fatto prima gli investimenti su industria e agricoltura senza avere creato i collegamenti». Ma ecco che Lane mette sul tavolo dei relatori il ponte. Primo a rispondere è l`economista Mario Centorrino. «Il ponte non è un`opera a se stante e richiede la creazione di altre strutture. Non ha significato se queste non ci sono». In sintesi non è un priorità , prima altre opere più urgenti. Tra gli stessi docente sul ponte non c`è sintonia. Busetta è di parere opposto. «Il ponte? Diventa fondamentale perché è una via di non ritorno rispetto all`infrastrutturazione complessiva della Sicilia. Se si fa il ponte si faranno le altre opere, altrimenti non partiranno e il resto del paese penserà  a questa terra come un`appendice dell`Italia, da tagliare». Ponte o non ponte il Mezzogiorno d`Italia cresce poco rispetto al resto della penisola. I dati raccolti dalla Fondazione Curella sono eloquenti: il tasso d`incremento cumulato del Pil nell`ultimo quinquennio è del 3 %, circa la metà  di quello dell`area centro settentrionale (+5,08%). L`occupazione nell`Italia meridionale e insulare è aumentata solo di 70 mila unità  (+1,1%), mentre nel resto del Paese sono stati creati circa 935 mila nuovi posti di lavoro (+5,09%). E se si guarda il rapporto elaborato dal Centro studi Diste, presentato qualche settimana fa, il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno simulato è del 20,69%, il doppio di quello che emerge dalle statistiche ufficiali. «Questo è il quadro ` dice Busetta che domani presenterà  il Report sull`economia in Sicilia. Il punto della situazione è quello di sempre. Si continua a migliorare molto lentamente. Il turismo resta uno dei comparti importanti ma se le presenze si fermano a 14 milioni quanto quelle di Malta, appaiono contenute. Se poi gli investimenti li affrontiamo come abbiamo fatto con il gruppo Rocco Forte per il golf-resort di Sciacca, sicuramente le grandi catene non arriveranno più». Cosa dovrebbe essere inserito nel programma di governo per la Sicilia? «Infrastrutture serie, l`alta velocità , nuove tecnologie, le grandi vie di comunicazione portuali. Il porto di Augusta deve diventare l`hub portuale di tutto il Mediterraneo. Bisogna investire molto sull`agroalimentare, il turismo resta importante così come la semplificazione della pubblica amministrazione e il contrasto alla mafia. Diventa fondamentale, per una decina di anni, la fiscalità  di vantaggio in modo che la Sicilia possa diventare interessante per altri paesi investitori». «E soprattutto – conclude Pietro Busetta ` essere in grado di poter imporre al governo centrale tutta una serie di condizionamenti per incentivare investimenti al sud. Questo potrà  essere fatto attraverso i partiti federali e i movimenti politici».