Franco Piperno: ««La violenza delle Brigate Rosse espropriò il movimento«»

16 marzo 2008 Agenda & Consigli

Esce in questi giorni, nel quarantesimo anniversario, il libro di Franco Piperno sul 1968 dal titolo 68 l`anno che ritorna edito da Rizzoli. La riflessione in presa diretta di uno dei più significativi fra i protagonisti di quegli anni, leader dei movimenti studenteschi, fra i fondatori di Potere Operaio ed esponente poi dell`area dell`Autonomia in cui militerà  finchè, nell`aprile 1979, un mandato di cattura lo costringerà  all`esilio in Francia e in Canada. Vogliamo adesso con lui ricordare un altro, più drammatico, anniversario di questi giorni: trent`anni dal rapimento di Aldo Moro… Partiamo da lei: è diventata famosa la sua frase «la geometrica potenza» riferita all`azione delle Br… Ho un ricordo vivo di quel giorno, anche perché ho dovuto molte volte ripercorrerlo davanti ai giudici. Stavo andando in macchina dall`università  della Calabria a quella de L`Aquila, sentii alla radio ciò che era accaduto. Quando arrivai all`università  era già  in atto lo sciopero proclamato dai sindacati, uno sciopero calato dall`alto che mi diede subito l`impressione di quanto inefficace ed esclusivamente “spettacolare” sarebbe stata la reazione del movimento operaio organizzato a quell`evento demoniaco. Quando appresi la notizia del rapimento la prima impressione fu di una sorta di bufala: mi pareva poco probabile che i brigatisti fossero riusciti a fare tanto. Perciò quando più tardi mi resi conto di ciò che stava davvero accadendo rimasi davvero sorpreso – seppur con orrore – dalle capacità  militari e guerrigliere delle Br. Fiumi di inchiostro hanno raccontato le più diverse analisi, riflessioni, congetture sul caso Moro, sul ruolo dello stato, sulle scelte delle Br. In ombra però rimane sempre la storia di una generazione che aveva scelto la strada dell`insubordinazione e si troverà  invece da lì a poco travolta da carcerazioni, esili, eroina o, più semplicemente, riflusso nel privato. Il rapimento Moro fu uno spartiacuque per i movimenti degli anni `70? Quali sono i suoi effetti su di essi? Il rapimento Moro rappresenta solo l`ultima fase del processo cominciato con la crisi petrolifera del 1973. Le Br avevano costruito la loro relativa capacità  di organizzazione, solidarietà , consenso già  dentro il ciclo discendete del movimento. Il punto di svolta vero per i movimenti nati nel ‘68 studentesco e nel ‘69 operaio fu la crisi petrolifera. Quella crisi fu utilizzata per fare argine alle lotte operaie dentro le fabbriche. L`accentuarsi dei meccanismi di lotta armata da parte delle Br e delle altre organizzazioni clandestine corre in parallelo alla crescita dell`impotenza del movimento dentro le fabbriche che erano diventate il vero punto di volta del processo sovversivo. Con la crisi le fabbriche scompaiono come luogo della soggettività  agente e l`intervento politico si sposta, come si diceva allora, sul sociale. Alla crisi del`73 i compagni rispondono radicalizzando la lotta, laddove purtroppo questo termine è da intendersi esclusivamente nel senso degli strumenti e non della riflessione, esclusivamente nei termini della violenza come campo dirimente dello scontro. Si produsse una violenza diffusa molto più accentuata rispetto al periodo `68-`72. Era un fenomeno anche vincente: i fascisti erano completamente scomparsi dalle università  e quasi del tutto dai quartieri e c`era un processo di lungo periodo di radicamento nei territori. Proprio per questo il movimento praticava una crescente illegalità  diffusa ma non era in alcun modo interessato ad uno scontro frontale sul terreno militare. In questo senso le Br hanno concorso all`opera che aveva disegnato Cossiga, il quale (anche con infiltrazioni armate nei cortei o episodi quale l`omicidio di Giorgiana Masi) cercava di radicalizzare lo scontro poiché aveva capito che proprio il tentativo di affrontare un conflitto frontale avrebbe messo in crisi il movimento. La violenza del movimento era aperta, non clandestina, utilizzata per difendere le conquiste sui territori, mai militare. Le Br espropriarono il movimento dell`iniziativa proprio sul terreno della violenza, tanto da farlo diventare una sorta di spettatore che assiste ad un incontro di guardie e ladri (seppur con la relativa e naturale simpatia verso i ladri). Fino al settembre del `77, al convegno di Bologna, il movimento aveva conservato il suo carattere di sovversione di massa. Poi gli omicidi politici alimentarono una catena di repressione e spostarono lo scontro ben al di là  del terreno su cui il movimento era cresciuto che era semmai quello della violenza sociale ma non della violenza specializzata. Era come se le Br si fossero autonominate rappresentanti di una ribellione che si può esercitare solo con le armi, mettendo così in discussione la premessa stessa del movimento: il suo carattere di massa. Poco più di un anno dopo il sequestro Moro, il 7 aprile 1979, il giudice Calogero spicca un mandato di cattura nei confronti suoi, di Nanni Balestrini, Lanfranco Pace, Toni Negri, Oreste Scalzone e di altri importanti esponenti dell`area di Autonomia accusandovi anche di essere i cervelli del partito armato e di avere avuto un coinvolgimento nello stesso sequestro. Il teorema si rivelerà  una enorme bufala. Puoi spiegarci le più rilevanti differenze strategiche fra la sua area e la prospettiva delle Br? Dopo il sequestro Moro si ebbero le consegenze concordate tra tutti i partiti ed i giudici del Pci. Cose illiberali, mostruose. Basti pensare che inizialmente le persone incriminate per il rapimento di Moro furono 150: non l`azione di un commando ma un vero e proprio corteo! Personalmente mi accusarono di 23 omicidi, alcuni accaduti mentre ero negli Usa. Ricordo che il 7 aprile c`era una riunione della nostra rivista cui io arrivai tardi. L`oste che stava sotto la nostra sede mi disse subito che i poliziotti erano dentro. Io capii e me ne andai. Fui per tre mesi latitante a Roma, poi fuggii a Parigi. Ci imputarono il reato di insurrezione armata contro i poteri dello stato e successivamente aggiunsero gli omicidi. Quelli commessi dalle Br così come quelli di Prima Linea e di altri gruppi minori. Tutto ciò sebbene esistessero differenze enormi fra i singoli gruppi stessi e fra noi e loro. Noi conoscevamo bene i primi brigatisti, soprattutto Curcio. Successe anche che un certo numero di compagni del servizio d`ordine di Potere Operaio entrò poi nelle Br. Sapevamo che avrebbero continuato a porre attenzione a quello che noi scrivevamo. In questo senso il rapporto fu pubblico e noi non abbiamo mai additato i brigatisti con sospetti infamanti (infiltrati, provocatori etc.), li ritenevamo semmai un dramma interno al movimento, perché era gente che veniva da lì. Sapevamo di essere di fronte ad una generazione seria e matura di militanti, pensavamo però che avessero strumenti concettuali del tutto inadeguati: le Br avevano una visione schematica ed iper-semplificata della realtà , senza alcuna capacità  di leggere le contraddizioni che vi erano. La differenza principale con loro riguardava il tema di quale dovesse essere il centro dell`iniziativa: le assemblee operaie e degli studenti, la democrazia diretta, oppure l`organizzazione clandestina sul modello leninista o sudamericano. A trent`anni di distanza non sono ancora chiari i contorni della vicenda e infinite ipotesi continuano a confrontarsi. Al centro della diatriba rimane l`interrogativo se il rapimento Moro fu frutto esclusivamente dell`azione delle Br che agirono nel pieno della loro autonomia o se vi furono altre forze che intervennero esternamente… La continua ricerca di misteri nasce a mio avviso dalla difficoltà  della sinistra stessa di riconoscere che ad un certo punto migliaia di giovani, anche operai, anche figli di dirigenti co

munisti, scelsero di ribellarsi. Lo fecero commettendo molti errori, anche omicidi, ma un uomo politico dovrebbe anzitutto provare ad interrogarsi sul perché questo avvenne e non occuparsi di trovare i suggeritori. E naturalmente per il Pci i suggeritori erano della Cia, per i socialisti del Kgb entrambi evitando così di assumersi le proprie responsabilità . Non a caso l`unico merito di cui si vanta il ceto politico italiano è quello di aver debellato il terrorismo… Senza però mai assumersi la responsabilità  di averlo creato. Si è parlato anche di un suo personale coinvolgimento nelle trattative o nei tentativi di avviare una trattativa per lo scambio di progionieri. Dopo l`assurdo arresto di mia moglie per i fatti di via Fani decisi di rispondere alla richiesta del direttore de L`Espresso che mi aveva accennato l`idea della trattativa (che io condividevo e ritenevo possibile) e mi invitava ad incontrare il vicesegretario del Psi Claudio Signorile. Elaborammo una strategia di cui il governo fu informato, si trattava di un coinvolgimento di Fanfani in quanto autorevole esponente della Dc. Sapevamo che nelle Br esisteva una discussione tale per cui sarebbe stato sufficiente un autorevole interevento nella direzione non dello “scambio di prigionieri” ma anche soltanto del miglioramento di alcune delle disumane condizioni carcerarie italiane. Fanfani doveva intervenire la domenica 8 maggio, ultimo giorno disponibile, ma poi chiese che a farlo fosse un suo uomo, il senatore Bartolomei. Questi era una figura autorevole ma disse solo cose incomprensibili, confuse, ingarbugliate. Quando le sentii al tg della sera pensai che la partita era finita. La mattina dopo quando arrivai in università  un collega mi disse del ritrovamento del corpo di Moro.

Federico Tomasello