««Nudo, tremante e immobile per ore: vi racconto il mio inferno nelle carceri Cia«»

16 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

Lo bagnavano come una piantina e poi giù con l`aria condizionata. Anche per ore. La “cura del freddo” è una delle pratiche più amate dagli uomini della Cia, oltre che efficace è anche divertente, perché ti godi il prigioniero che si contorce tra spasmi di freddo. Specie se è incatenato e ha un cappuccio in testa. Certo, il massimo per gli interrogatori è il waterboarding , la simulazione di annegamento: quando l`acqua entra nella gola provoca il “riflesso faringeo” che ti dà  la sensazione di «morte imminente». A quel punto estorcere una confessione, anche posticcia, diventa un gioco da ragazzi. Per la legge (anche quella statunitense) è «tortura», per i manovali di Langley, una prerogativa preziosa. Confermata dalla Casa Bianca, che ha difeso con ogni mezzo necessario le tecniche d`interrogarorio dei servizi, contro le censure del Congresso e le proteste dell`Onu. Khaled al-Maqtari non ha mai confessato, ma ha subito ugualmente tutto il bieco armamentario di abusi, sevizie, e vessazioni riservato ai prigionieri della war on terror , terroristi o presunti tali. Spesso persone capitate nel posto sbagliato al momento sbagliato, come, per l`appunto, il povero Khaled. I marines lo hanno catturato in un mercato di Falluja in Iraq nel gennaio del 2004 nel corso di un`operazione contro il traffico d`armi nel triangolo sunnita. Da allora la vita del 31enne yemenita è stata una crudele discesa all`inferno. Prima tappa Abu Ghraib, il carcere alle porte di Baghdad balzato agli orrori delle cronache perché i prigionieri trascorrevano l`ora d`aria ricoperti di merda e trascinati al guinzaglio. O venivano ammucchiati tutti nudi in piramidi di carne, messi in posa per gli scatti artistici che i soldati spedivano ad amici e familiari. Stessa sorte per Khaled, il quale racconta nei dettagli ad Amnesty International, (che ieri ha raccolto la testimonianza della sua lunga detenzione) il trattamento speciale di Abu Ghraib: «Lo hanno picchiato, costretto a rimanere sveglio, sospeso a testa in giù in posizioni dolorose, minacciato coi cani, sottoposto a freddo intenso e ad altre forme di tortura. In un`occasione, dopo essere stato malmenato da tre uomini all`interno di una piccola stanza, fu obbligato a rimanere nudo in piedi su una sedia, di fronte a un potente condizionatore, tenendo in mano una cassa di acqua minerale. Veniva periodicamente bagnato con acqua fredda, cosa che lo faceva tremare così tanto da non riuscire a rimanere in piedi». Ad Abu Ghraib è rimasto due mesi e mezzo come “detenuto invisibile”, qualifica che si porterà  appresso per tutta la durata della prigionia durante la quale per lui non c`è mai stato né un capo di imputazione, né un processo ufficiale, come spiega ad Amnesty. Seconda tappa una prigione segreta diretta dalla Cia in Afghanistan, dove è rimasto per altri tre mesi in completo isolamento. Isolamento alternato da altre, raffinate torture fisiche mentali, come la privazione del sonno, il disorientamento sensoriale attraverso l`esposizione a intensi fasci di luce o ad effetti sonori ad alto volume: «Non era tanto la musica ma il rumore a terrorizzarmi, come in quei film della serie “Scary movies”… Ero terrorizzato, non c`erano i cani ma quel rumore…Se cercavo di dormire, colpivano la porta per svegliarmi». L`ultima tappa straniera per Khaled è un`altra prigione segreta della Cia, probabilmente in un paese dell`Europa orientale, ma è solo una deduzione di Amnesty: lì è rimasto per più di due anni, prima di essere estradato in Yemen, dove è prigioniero fino al maggio del 2007. Khaled, oggi stremato nel fisico e nell`animo, non è mai stato accusato di niente per il semplice fatto che non è un terrorista, né un fiancheggiatore di milizie o gruppi anti-americani: la sua unica colpa è stata trovarsi in un mercato di Falluja in una mattina di 4 anni fa.