Sicuro di vincere di Peter Gomez

17 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

La campagna elettorale è ormai iniziata da giorni, ma in pochi se ne sono accorti. Senza voto di preferenza, senza il sistema maggioritario che fino al 2001 dava la possibilità  di scegliere il parlamentare del proprio collegio, le elezioni vivono solo in tv. Non è un caso. Slegare il risultato elettorale dalla capacità  dei singoli candidati di raccogliere voti sul territorio era il primo obiettivo della riforma approvata da Silvio Berlusconi: Sicilia a parte, tradizionalmente il centrosinistra è infatti in grado di presentare aspiranti parlamentari più forti (in termini di consenso) rispetto a quelli del centrodestra. Anche per questo il cavaliere è sicuro di aver già  vinto. Ma continuare a ripeterlo rischia di rivelarsi un errore. Se davvero, come dice, i sondaggi gli danno 10 punti di vantaggio perché mai gli elettori del Pdl dovrebbero rinunciare a un domenica (magari di sole) per andare a votarlo? La straordinaria rimonta che due anni fa gli ha permesso di pareggiare le elezioni era stata in gran parte basata sul recupero dell`elettorato di centrodestra, insoddisfatto dal suo governo, ma spinto a presentarsi di nuovo alle urne per evitare almeno la «dittatura delle sinistre». Oggi però quel messaggio, con un Walter Veltroni sempre più schierato verso il centro, non vale più. E parlare dell`ennesima riforma delle pensioni, o dire (con realismo) che il futuro l`Italia non sarà  radioso, ma difficile, non è il tipo di parola d`ordine che può mobilitare gli incerti. La partita insomma non è chiusa. Per la gioia di Veltroni e, paradossalmente, anche per quella di Berlusconi. Presiedere un governo da lacrime e sangue non è nelle corde del Cavaliere. Molto meglio per lui un esecutivo tecnico cui delegare il compito di far tirare nuovamente la cinghia agli italiani in nome dello spettro recessione americana. Ma per arrivare a un esecutivo del genere il Pdl deve avere in Senato una maggioranza risicata, o non averla del tutto. Fantascienza? Mica tanto. Con questa legge elettorale anche vincere con tre milioni di voti di scarto può non essere sufficiente per avere in mano Palazzo Madama. E Berlusconi lo sa bene: il rischio ingovernabilità  non è un effetto perverso del porcellum, È invece il secondo obiettivo di una riforma pensata e votata nel 2005 quando tutti davano per certo il trionfo del centro-sinistra.