"Imbrocchiamola", perché l`acqua in bottiglia è solo un lusso inquinante

21 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

Ogni italiano beve in media mezzo litro di acqua in bottiglia al giorno. Nel 2006 sono stati consumati 194 litri pro capite. E questi dati proiettano l`Italia al primo posto della classifica mondiale di consumo dell`acqua imbottigliata. Un primato che, oltre a proiettare gli italiani alla leadership mondiale dei cittadini inquinanti, è frutto di un trend in continua crescita: triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano appena 65 litri). La denuncia viene da Legambiente e Altraeconomia che alla vigilia della giornata mondiale dell`acqua (22 marzo) rilanciano “Imbrocchiamola”, la campagna nazionale nata per promuovere nei ristoranti, nelle pizzerie e nei bar la somministrazione di acqua del rubinetto piuttosto che quella minerale imbottigliata. Perché gli effetti sull`ambiente dell`utilizzo dei contenitori di plastica è devastante: nel 2006, per la sola produzione delle bottiglie, sono state utilizzate 350mila tonnellate di polietilene tereftalato (PET), con un consumo di 665mila tonnellate di petrolio e un`emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente. Per non parlare di quando le bottiglie non servono più: solo un terzo circa delle bottiglie di plastica utilizzate sono state raccolte in maniera differenziata e destinate al riciclaggio. Secondo i dati forniti dall`associazione di categoria Mineracqua e dal Corepla, il consorzio per il recupero degli imballaggi in plastica, nel 2006 sono stati immessi al consumo circa 2,2 milioni di tonnellate di imballaggi plastici, di cui 409mila in polietilene tereftalato. Delle tonnellate di PET utilizzate per la produzione di bottiglie di acqua minerale solo il 35% di queste sono state avviate a riciclo. Parallelamente ai danni ambientali corre il business dell`acqua in bottiglia: nel 2006, in Italia, erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie all`imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua. Il business miliardario per le industrie dell`acqua minerale è favorito, secondo Legambiente e Altreconomia, anche dai canoni di concessione molto bassi che vengono versati alle Regioni: sono solo otto quelle che prevedono un canone in base alla quantità  di acqua imbottigliata, dai 3 euro ogni mille litri prelevati in Veneto ai 5 centesimi ogni mille litri della Campania. In sostanza le industrie pagano alle Regioni molto poco l`acqua che prelevano, rispetto a quanto guadagnano dalla vendita del loro prodotto. In molti casi questi introiti non sono neanche sufficienti a coprire le spese sostenute per lo smaltimento delle numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali che sfuggono alle raccolte differenziate. «ÃƒË† giunto il momento di definire e applicare una volta per tutte un criterio unitario a livello nazionale e più oneroso per il rilascio delle concessioni, fondato su sistema penalità  e premialità  – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente – penalizzando ad esempio chi utilizza bottiglie di plastica o esegue il trasporto su gomma e premiando invece chi favorisce il vuoto a rendere o utilizza la ferrovia». Legambiente e Altraeconomia, con la loro campagna cercano di sensibilizzare gli esercizi pubblici all`uso e alla diffusione dell`acqua minerale, «buona quanto quella imbottigliata». Sono quasi 600 gli esercizi pubblici che lo fanno segnalati negli ultimi 12 mesi dai lettori di Altreconomia sul sito www.imbrocchiamola.org in tutta Italia.