Maria Fida Moro: da Morucci a Faranda li ho voluti incontrare tutti

21 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

ROMA – «No, non sono per niente d´accordo con quest´uscita di Piperno. Ho conosciuto molti terroristi in buona fede, ma questo non vuol dire che non sbagliassero gravemente quando sparavano alle persone e pensavano di abbattere lo Stato borghese. Mi pare insomma un discorso un po´ farneticante». Maria Fida Moro, 61 anni, la figlia maggiore di Aldo Moro, ha coltivato negli anni una silenziosa amicizia con gli assassini di suo padre al punto da dire che «se avessi bisogno di aiuto lo riceverei più da loro che dalle persone che sarebbero in dovere di darmelo». Racconta: «Con Valerio Morucci e Adriana Faranda furono suor Teresilla e il giudice Imposimato a far da tramite: la prima volta c´incontrammo in carcere a Rebibbia nell´ottobre 1984, una cosa molto emozionante. Scoprii che eravamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d´onda e che loro erano diversi da come uno se li immaginava leggendo i gelidi comunicati. Soprattutto c´erano due profonde sofferenze che s´incrociavano. Mia madre mi fece consegnare un mazzo di fiori per loro. Parlammo per quattro ore. Quando furono trasferiti nel carcere di Palliano, mi chiesero di fare l´assistente volontaria lì, e cominciai a coordinare un coro di cui facevano parte la Faranda, Morucci e Antonio Savasta. Vede, ho fatto semplicemente quello che avrebbe fatto mio padre al posto mio: il perdono per un cristiano non è un optional, ma è inevitabile, e la pena dev´essere riabilitativa altrimenti è vendetta. Sono stata anche una specie di punizione per loro in quanto hanno toccato con mano che razza di spirale di dolore avevano innescato». La sua vita, dice, s´è fermata nella primavera del 1978. «Sono sopravvissuta, vegeto, non è vita. Ho avuto 28 tumori, l´ultimo scoperto da poco. Tutto è andato perduto, anche tra noi fratelli c´è stata come una diaspora, ognuno ha scelto una vita diversa». Eleonora Moro, la mamma, ha 92 anni. «E condivide le mie scelte». Maria Fida Moro sino a qualche giorno fa faceva parte della direzione radicale, il partito dell´ex Prima Linea Sergio D´Elia. «Sergio l´ho difeso quando fu eletto nell´ufficio di presidenza della Camera, la mia parte emotiva si ribella, ma quella razionale mi dice che invece può farlo perché c´è una legge a permetterglielo, e alla fine prevale la parte razionale. Lui è molto diverso da allora, ha dedicato tutta la sua vita a riscattare il male fatto». A parte il grande capo br Mario Moretti li ha incontrati quasi tutti: Alberto Franceschini, Enrico Fenzi, Giovanni Senzani, Marco Barbone. E quando è morta suor Teresilla, travolta da un´auto mentre andava in pellegrinaggio, radunò, gennaio 2007, davanti alla chiesa del Divino Amore a Roma Morucci, Faranda e D´Elia e l´ex direttore del carcere di Palliano Anacleto Benedetti, e sul sagrato composero un cerchio scout per ricordarla insieme, mentre la gente usciva da messa. Tempo fa ha dato il suo parere favorevole alla concessione della libertà  vigilata per la brigatista Barbara Balzerani, che durante il sequestro divideva il covo di via Gradoli con Moretti. «Ma un conto è permettergli di rifarsi una vita, un conto è concedergli la possibilità  esclusiva di riscrivere la storia degli anni Settanta in tv e sui giornali com´è accaduto finora, anche se ammetto che nell´ultimo anno qualcosa è cambiato in meglio, anche grazie al nostro appello a Napolitano e ai presidenti delle Camere». Morucci e la Faranda, ad esempio, hanno detto tutto quello che sapevano? «Non lo so, ma non è vero che si potranno chiudere i conti col terrorismo solo quando si sarà  saputa tutta la verità , ma solo quando il paese assumerà  finalmente su di sé il peso di quello che non è stato fatto per salvare la vita ad Aldo Moro». In due lettere dalla prigionia Moro sollecitò la moglie ad andare in tv per lanciare un appello al paese. Non lo fece, perché sconsigliata. «Io ero d´accordo con mio padre, ma non feci nulla per convincere mia madre, e ne porto il peso. Forse ci sarebbe anche oggi il partito della fermezza, ma a differenza di allora l´opinione pubblica si mobiliterebbe per la liberazione dell´ostaggio, come ha giustamente fatto per Daniele Mastrogiacomo e le due Simone». CONCETTO VECCHIO