Repressione in Tibet, intervista a Sergio D`Elia

26 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

E` dal 13 marzo 2008 che il Tibet si trova coinvolto in una accesissima protesta nei confronti del governo centrale cinese. Lo scorso 19 marzo, durante una manifestazione a Roma in favore dei diritti del popolo tibetano, il Ministro per le Politiche Comunitarie presso il Parlamento Europeo, Emma Bonino, dichiarava la propria adesione alle richieste del Dalai lama, guida spirituale e politica, per un Tibet libero e autonomo. Abbiamo intervistato Sergio D`Elia, deputato radicale, membro della Commissione esteri e Segretario di Nessuno tocchi Caino, che ha preso parte di recente all`ultima marcia che da Dharamsala, luogo d`esilio per molti tibetani, doveva condurre a Lhasa. Marcia che ha qui scatenato la durissima repressione da parte di Pechino.

R@: D`Elia, cosa sta accadendo esattamente in Tibet?

S.D.: Impossibile saperlo, non esistono fonti attendibili e indipendenti su quello che sta avvenendo dopo gli incidenti della settimana scorsa e di questa settimana. Tutti i giornalisti sono andati via il 20 marzo così come i turisti. Non si possono avere notizie certe.

R@: Ma avrà  avuto modo, sul posto, di confrontare le informazioni con fonti più o meno attendibili?

S.D.: Più che altro ho reperito notizie tramite contatti di familiari, persone esiliate a Dharamsala, in India, lo stesso luogo da cui è partita la marcia. Certo è che per la prima volta dal 1959 c`è stato un vero e proprio moto popolare. E che a fronte della grande mobilitazione tibetana i cinesi hanno risposto con maggiore durezza. Direi, proporzionalmente con maggior durezza.

R@: Proporzionalmente?

S.D.: Sì, secondo gli standard delle autorità  cinesi

R@: Il 10 marzo è la ricorrenza della fuga del Dalai lama, avvenuta nel 1959, da Pechino, fuga che ha dato origine all`eremo tibetano. Ogni 10 marzo, appunto, l`attuale Dalai pronuncia una dichiarazione commemorativa. Secondo la professoressa Orofino, esperta di culture orientali presso l`omonimo Istituto di Napoli, in un`intervista rilasciata ai Rainews24, questa volts le parole espresse sarebbero state particolarmente dure, tanto da costituire il `là ` per la successiva repressione da parte del governo cinese. E` d`accordo?

S.D.: Assolutamente no. Ero presente il 10 marzo e la dichiarazione è stata molto prudente, anzi questa prudenza potrebbe essere una delle ragioni per cui c`è una divergenza sempre più netta tra la base tibetana – il popolo tibetano e soprattutto le organizzazioni giovanili – e il Dalai lama. Il Dalai lama non controlla politicamente tutto il movimento tibetano. Tant`è che la linea indipendentista (della base, n.d.r.) si è nettamente manifestata nella marcia in Tibet, marcia organizzata anche contro la linea politica del Dalai lama stesso.

R@: Cioè, la marcia sarebbe stata una protesta contro scelte dello stesso capo politico e spirituale e non solo contro l`atteggiamento autoritativo di Pechino…

S.D.: Diciamo che manifestamente esiste una fronda all`interno dei tibetani in esilio, ma anche in Tibet, che contesta la politica del Dalai lama che è per un`indipendenza, seppur dentro l`autonomia della regione. Secondo queste fronde il Dalai lama sta fallendo. Ma la proposta del Dalai resta sempre quella dell`autonomia e non dell`indipendenza completa. Stretto tra l`arroganza delle autorità , la prepotenza delle umilianti proposte cinesi e le istanze dei tibetani sempre più indipendentiste, si è detto anche pronto a lasciare la guida politica del Tibet. Ma non è disposto a rinunciare alle sue posizioni in tema di autonomia.

R@: So che al suo ritorno è riuscito a far convocare le commissioni esteri di Camera e Senato, lo scorso 19 marzo. Che cosa è emerso? E qual è l`atteggiamento del nostro Governo a ridosso delle elezioni?

S.D.: Bé, anzitutto è un fatto inconsueto quanto straordinario che si riuniscano delle commissioni a Parlamento sciolto. Il Governo, in particolare ha espresso la sua linea impegnandosi a sostenere la richiesta del Dalai Lama sulla costituzione di una commissione di inchiesta internazionale, per far luce sui fatti accaduti fino ad ora; si è altresì impegnato ad inviare, assieme all`UE, una missione in Tibet e a Pechino (missione su cui si dovrebbe decidere durante il prossimo vertice europeo a Lubiana che si terrà  a giorni); infine, si è impegnato a esercitare pressioni sulla Cina perché avvii colloqui seri, costruttivi e non umilianti con il Dalai lama come lo sono stati fino a questo momento.

R@: Anche la Bonino ha chiaramente sottolineato la necessità  di non isolare la Cina, e di non sostenere dunque il boicottaggio delle prossime Olimpiadi. E` questa la linea politica del Dalai? E` questo il motivo di tanto insuccesso presso la sua stessa popolazione?

S.D.: Certo, è questa la linea del Dalai. Sarebbe velleitario isolare una potenza economica. Le Olimpiadi saranno di sicuro un modo per le autorità  cinesi di pubblicizzare la propria potenza. Ma sono anche un`opportunità  per lanciare messaggi e richiamare l`attenzione sui diritti umani. I boicottaggi servono solo a rafforzare i regimi, a chiuderli al loro interno, facendo il gioco delle forze illiberali e repressive. Invece di isolare si tratta piuttosto di `invadere` la Cina con le armi della conoscenza, con quelle armi di attrazione di massa che sono il dialogo e l`informazione rivolta tanto nei confronti dei Cinesi quanto nei confronti dell`opinione pubblica mondiale. Bisogna aprire la Cina al mondo. Se la questione tibetana diventa solo interna alla Cina, non si risolverà  mai. Un ricorso alla pratica della non violenza, insomma, e non solo alla teoria. Ma come ha ricordato la stessa Bonino dal palco di Campo de` Fiori “non c`è nessuna ricetta miracolistica. C`è da inventare, per seguire, nuovi strumenti costosi (di pacificazione n.d.r.). Quello che vi chiedo è di non girare pagina. Non lasciateci più soli. Non lasciateli più soli a non girare pagina”.