Tav e autostrada, così si sono infiltrati i clan

29 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

MILANO – Non contenti della Salerno-Reggio Calabria, adesso puntano sulla Milano-Torino. Giocando d´anticipo, tentando di insinuarsi nei cartelli d´impresa e nelle gare d´appalto, appiccicando sulla calamita decine di subappalti, commesse, forniture, i clan mafiosi stanno provando a inglobare l´autostrada A4 (che sta raddoppiando) e la Tav (per i treni c´è da aspettare ancora un anno) che collegano (via Novara) le due capitali del Nord nei grandi affari della Spa più invisibile e potente del mondo. Con metodo certosino si stanno infilando negli interstizi dei consorzi di impresa, allargandoli per farli diventare spazi da occupare, fonti da cui trarre fiumi di denaro. Un tentativo di penetrazione nell´economia legale, su cui indagano diverse procure d´Italia. Con la lama del potere criminal-imprenditoriale le cosche vorrebbero spartirsi una torta che vale almeno 5 miliardi di euro. La stessa tecnica applicata, a mo´ di copia e incolla, per il controllo delle due autostrade più costose e cantierizzate d´Italia: la Salerno-Reggio Calabria e la Milano-Torino. Che mafia e ‘ndrangheta andassero più veloci delle autostrade si sapeva: ora si inizia a scoprire che filano via più svelte anche dell´Alta velocità . L´ultimo cantiere (Novara-Milano) della linea ferroviaria che adeguerà  l´Italia ai più alti livelli europei ` informano dalla sede di Impregilo ` entrerà  in pre-esercizio a aprile del 2009; e dopo qualche mese funzionerà  a pieno regime. Il raddoppio dell´A4, invece, è previsto per la fine del 2009. A opere completate, sospettano gli investigatori, le casse dei clan calabresi e siciliani avranno già  ingoiato capitali mostruosi. Per non pestarsi i piedi, ‘ndrangheta e Cosa nostra si sarebbero messe d´accordo, imprimendo un´accelerata ai loro affari e dando vita a un´evoluzione nel sistema del controllo criminale sui cantieri. È stato questo il loro piccolo capolavoro. I clan siciliani “gestiscono” i lavori in Piemonte, mentre le ‘ndrine hanno in mano le tratte lombarde. Ma sono diverse le Procure italiane che hanno acceso i riflettori. Il fascicolo dove finora sono confluite le maggiori informazioni è stato aperto dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, che lavora in tandem con le Procure di Torino e Reggio Calabria e con la direzione nazionale antimafia. L´inchiesta è stata affidata al pm Mario Venditti. Il primo a non essere troppo convinto dell´estraneità  dei gruppi criminali all´affare delle grandi costruzioni del Nord è stato il procuratore capo di Milano, Manlio Minale: nella relazione d´inaugurazione dell´anno giudiziario assicura che «risulta confermato l´interesse delle mafie tradizionali ed in particolare della ndrangheta per gli appalti pubblici», e cita espressamente la Tav e l´ampliamento della A4. L´ultima relazione della commissione antimafia entra più nel dettaglio e parla di «un coinvolgimento delle cosche di isola Capo Rizzuto nell´acquisizione illecita degli appalti». Un´avventura costellata da qualche incidente ma foriera di consistenti guadagni per le imprese “ombra”. Partiamo dagli incidenti: l´ultimo risale al 12 marzo. Al responsabile compartimento Anas di Milano viene inviata una busta con dentro due proiettili calibro 45. Più eloquenti sono alcuni segnali che si sono registrati sul tratto piemontese, dove a ottobre sono saltati in aria nove autocarri e due furgoni nel magazzino di un´azienda che si occupava di movimento terra. Da qualche mese l´aria che si respira sui cantieri è particolarmente pesante. Lo dicono le testimonianze (poche e coperte da anonimato) di qualche capocantiere e di un paio di rappresentanti sindacali. Giurano che «le sentinelle presidiano i cantieri in motorino, restano in contatto tra loro col telefonino per lasciare il campo quando arriva la polizia stradale. Controllano se gli operai (7 mila tra diretti e indiretti solo quelli impiegati nel cantiere della Tav Torino-Novara) stanno facendo il loro dovere e sanno che da loro non devono aspettarsi mai un tradimento». Sono i guardiani della ‘ndrangheta e della mafia in trasferta. Sono ` è l´ipotesi degli inquirenti ` le espressioni sul territorio dei sodalizi criminali, le organizzazioni che sarebbero riuscite, aggirando le radiografie e i vari certificati antimafia imposti dal committente dei lavori (le Ferrovie dello stato), a entrare nei meccanismi della grande opera. Una decina le imprese finite nel mirino delle procure: i nomi sono ancora nascosti, ma quando verranno svelati potrebbero minare le certezze dei grandi gruppi costruttori. Al momento si dicono all´oscuro di qualsiasi problema legato a infiltrazioni mafiose. «Non ci sono mai arrivati segnali in questo senso ` fanno sapere per esempio da Impregilo ` del resto tutte le imprese che lavorano per noi sono state sottoposte all´esame severo dei protocolli imposti dal committente».

PAOLO BERIZZI

DAVIDE CARLUCCI