IPOCRISIE DI STATO: Ex e parenti delle vittime, lite sul ««rancore«»

30 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

MILANO – Elisabetta Zamparutti in lista per le prossime elezioni? «Le colpe dei mariti non ricadono sulle mogli, ma a noi pare lo stesso una scelta inopportuna» dice Giovanni Berardi, presidente dell` Associazione vittime del terrorismo. Perché la signora, che è tesoriere di «Nessuno tocchi Caino», fa politica da anni con i Radicali ed è candidata in Basilicata per il Partito democratico, è anche la compagna di Sergio D` Elia, ex di Prima Linea. «Le ragioni di opportunità  avanzate per un caso specifico avallano il restringimento di spazi di agibilità  per tutti» ha scritto ieri Zamparutti sul Riformista. E la polemica, che ormai dura da giorni, ha fatto un altro passo avanti. Ufficialmente la pietra dello scandalo è il ruolo chiave che la Zamparutti attribuisce alla dissociazione politica dal terrorismo nella sconfitta della lotta armata. «Niente di più falso – replica infatti Berardi -. Il terrorismo è stato battuto da chi ha perso la vita; parliamo di oltre 500 persone. E attenti a dire che è sconfitto, perché in Italia è ancora viva l` idea che si può ricorrere alla violenza». Berardi è figlio di un maresciallo di polizia ucciso dalle Br a Torino il 10 marzo del 1978. Ieri ha letto le parole di Elisabetta Zamparutti, il suo non essere «disposta a tollerare» le critiche sulla candidatura «in nome di un dolore che per i toni che assume stento a considerare sinceramente tale», le accuse ai «professionisti dell` opportuno» di violare «verità , onestà , diritto e diritti, vite e identità  altrui, forse anche le proprie», di esprimere «cieco rancore». Lui ribatte: «Professionisti dell` opportuno? La sua candidatura è un` emblema di opportunismo». Poi aggiunge: «Da 30 anni chiediamo, invano, se non di avere giustizia almeno di avere la verità . È indispensabile per chiudere le pagine più tristi della nostra storia. Perché chi si è macchiato di delitti impuniti non contribuisce facendo i nomi di mandanti e complici?». E forse questo è il segnale che il cuore del problema non è la dissociazione e nemmeno la candidatura di Zamparutti. Il punto sembra un altro. Sempre lo stesso. Gennaio 2008: «Fondi al progetto dell` ex Br. Bufera sulla provincia di Lodi». Febbraio 2008: «Curcio invitato a un dibattito a Mantova, scoppia la polemica». Dicembre 2006: «Ex terrorista tra gli esperti antidroga, bufera su Ferrero». Di titoli così ce ne sono a migliaia. È pensabile che un giorno quella «bufera» smetta di soffiare sull` Italia? Sabina Rossa, figlia di Guido, il sindacalista ucciso dalle Br, anche lei candidata per il Pd, crede di sì: «In passato, proprio parlando di d` Elia, dissi che se aveva riacquistato i diritti politici poteva essere candidato. Ora mi chiedo: fino a quale generazione devono ricadere le colpe degli ex terroristi? E penso che in ogni caso il nostro risarcimento non possa essere la pena a vita per gli “ex colpevoli”. Però è vero che nella storia d` Italia c` è un capitolo che rimane aperto. Ci sono ancora dei passi da fare per arrivare, su diverse vicende oscure, a una conoscenza della verità  che non sia solo quella prodotta nelle aule di giustizia ma anche quella storica e politica. Se lo si facesse, la riconciliazione sarebbe consequenziale. Io inizierei proprio da alcune richieste delle associazioni delle vittime: informatizzare e pubblicare gli atti dei processi, togliere il segreto di Stato da carte importanti come quelle prodotte dalla commissione stragi». Non è la sola a pensare che il percorso verso una memoria condivisa passi da lì. «Ci sono 100 faldoni coperti da segreto: chiunque vada al governo deve assumersi la responsabilità  di toglierlo. Non c` è pacificazione senza verità » dice Olga D` Antona. Lei per mano delle Br ha perso il marito. Ora corre con il Pd in Campania. «Non sono per mettere il marchio a vita sulle persone. Se qualcuno che in passato ha commesso delitti dà  prova di ravvedimento e viene riassorbito dalla società  per me è una vittoria». Il caso Zamparutti? «Ne parlino i Radicali. Io vorrei solo che si smettesse di pensare alle donne come a vedove, mogli, compagne, e le si considerasse per il lavoro che fanno. Ha mai sentito chiamare un uomo “vedovo”? Invece una donna che perde il marito è vedova per sempre. Metaforicamente, viene messa sulla pira, come in India». Questa, però, è un` altra storia.

Porqueddu Mario