Mafiosi di Stato di JACK FOLLA

31 marzo 2008 Inchieste/Giudiziaria

Ieri sera `Report` ha trasmesso un`inchiesta sui malefici della legge 488 sui contributi e finanziamenti agevolati, spesso a fondo perduto, alle imprese. Decine e decine di capannoni fantasma, pupazzi industriali, Gabibbi di cemento vuoti dentro, fabbricati al solo scopo di arraffarsi i contributi e darsela a gambe. In molti casi erano mafiosi e camorristi, pluriprocessati, ad aver ottenuto i benefici della 488. L`inchiesta documentava i vorticosi giri di tangenti, le parcelle gonfiate per introitare fondi neri, l`avvallo di politici che siedono in Parlamento. La denunzia impressionava non tanto per la `qualità ` del reato ma per la quantità  degli abusi documentati: la disonestà , il malaffare, sono la regola. In trent`anni di lavoro ho versato più del 40 per cento dei miei compensi in tasse, come molti di voi. Questi soldi, già  raddoppiati a causa dei concittadini evasori, sono serviti persino a finanziare la mafia. Un Paese osceno. Verso il finale, l`inchiesta denunciava il coinvolgimento, diretto o indiretto, dell`ex presidente della Regione Sicilia, Cuffaro. L`uomo del quale Casini ha più volte perorato l`onestà . Nel filmato si documentava l`ingresso trionfante di Cuffaro a una manifestazione politica, se non ricordo male proprio dell`Udc. Ingenuamente credevo che quest`Italia non esistesse più, sembrava un documentario degli Anni Sessanta, se non `Z, l`orgia del potere`. La folla si stringeva intorno a Cuffaro che, uno a uno, baciava tutti sulle guance, e ciascuno gli sussurrava qualcosa in un orecchio. Ogni bacio una richiesta di raccomandazione, un avvertimento, una prece. Sembrava una messa laida, quasi che un prete officiante avesse detto `Scambiatevi un segno di mafia`. Come può un uomo libero sopravvivere in un`Italia così? Strabiliante la battuta di Calogero Mannino, senatore Udc, arrestato per collusione mafiosa, assolto in primo grado, condannato in appello, poi la Cassazione ha annullato la sentenza. Ora il nuovo processo rischia di saltare per gli effetti della legge Pecorella. Il giornalista gli contesta i suoi affari privati (nel caso specifico una cantina realizzata con benefici gonfiati) e in particolare che il senatore non possa esibire il certificato antimafia, necessario per accedere ai contributi statali. E Mannino rispose, ineffabile, da colonnello greco: `Io sono un uomo di Stato`.