L`INCHIESTA: I nuovi poveri d`America

1 Aprile 2008 Inchieste/Giudiziaria

NEW YORK – Il simbolo della crisi economica è una cartina di plastica bianca e blu con la banda magnetica, il nome e la foto del proprietario, la sigla Fns (Food and nutrition service) e il logo del Dipartimento dell´Agricoltura. La incontri alle casse dei supermercati di tutti gli Stati Uniti, la passano nella macchinetta del bancomat giovani madri con i bambini in braccio, pensionati, disoccupati, lavoratori, bianchi, neri, ispanici. Nella stagione della disoccupazione crescente, dei tagli di orario e salario, del decollo dei prezzi degli alimentari e della benzina e della crisi dei mutui, è diventata così diffusa che non è più ragione di imbarazzo o di umiliazione. E´ come una carta di credito, ma non è legata ad un conto in banca. Tutti i mesi il governo federale la ricarica. Serve a comprare cibo per vivere. Ce l´hanno 28 milioni di persone, cifra record nella storia americana, un milione e mezzo più dell´anno scorso. Questa cartina di plastica è la versione tecnologia dei buoni per comprare cibo, i «Food Stamps» inventati negli Anni Sessanta per combattere la malnutrizione nel Paese più potente del mondo. Ancora oggi che non ha più nulla a che vedere con l´antico aspetto – erano una via di mezzo tra un francobollo e una banconota – ha tenuto lo stesso nome. Penseresti di trovarla solo nei ghetti, invece scopri che a New York ce l´hanno in tasca un milione e 860mila persone: un abitante su dieci. Scopri che si usa nelle drogherie e nei supermercati di Manhattan e la trovi a Park Avenue. Sì, anche nella via con le case più care al mondo, in uno degli isolati simbolo della ricchezza americana, puoi trovare la carta dei Food Stamps. L´abbiamo incontrata all´angolo tra Park Avenue e la 66esima strada, nel lussuoso studio del pediatra dei vip, dove ti può capitare di vedere Chaterine Zeta-Jones e Michael Douglas, nelle vesti dei premurosi genitori, portare dal medico i loro bambini Dylan e Carys. Qui lavora, come assistente di studio, Naomi. Ha 27 anni, è nata e cresciuta a New York da immigrati portoricani, e abita alla centesima strada, dove l´Upper East Side diventa la Harlem ispanica. Nel suo portafoglio c´è la tesserina bianca e blu. «Sono una ragazza madre ma ho un lavoro e non guadagno nemmeno male. La ragione per cui ho bisogno dei Food Stamps per vivere è semplice e lineare: se non li avessi non potrei fare la spesa tutte le settimane». Per abbassare le spese la sua famiglia, composta da lei e dalle due figlie, divide un appartamento con altre sette persone. Ma non è sufficiente a far quadrare i conti: «Se metto in fila le spese che ho, i conti che devo pagare e le bambine allora non resta niente per comprare da mangiare. Oggi gli affitti, il riscaldamento, il latte, il pane, il riso e tutto il cibo sono aumentati in un modo pazzesco. Ricevo ogni mese 368 dollari, me li mettono sulla carta su cui c´è la mia fotografia, è la carta che serve anche per avere l´assistenza medica per i bambini. La fanno con la foto così non la si può dare a qualcun altro in cambio di contanti. Non mi posso lamentare dei soldi che ricevo, una volta mi davano di più, ma ora guadagno meglio e mi hanno diminuito l´importo. La mia figlia più grande ha 11 anni, la seconda tre. Ho cominciato a prendere i buoni tre anni fa, quando è nata la piccola. La uso nei supermercati e nelle drogherie, ci compro soprattutto il latte, la verdura fresca e i succhi di frutta». Ha raccontato tutto di un fiato, ora deve riprendere a lavorare, si ferma a pensare se ha detto tutto quello che le stava a cuore si sapesse, poi aggiunge: «La si può usare solo per comprare cibo ma non tutti i supermercati la accettano. Comunque io sono contenta del mio lavoro».

Ogni cittadino americano che vive sotto la soglia di povertà  può ricevere 160 dollari al mese di buoni, con un massimo di 560 dollari per una famiglia di quattro e di mille per otto persone. Una famiglia può fare la richiesta se ha meno di duemila dollari di risorse disponibili, o tremila se nel nucleo familiare c´è qualcuno che ha più di sessant´anni o un disabile. Questo significa che negli Stati Uniti oggi ci sono 28 milioni di persone che fanno parte di una famiglia che possiede meno di 3.000 dollari. Attenzione: possedere non significa guadagnare, ma significa che quella è tutta la ricchezza di cui disponi. I Food Stamps erano nati per essere un´integrazione ai redditi più bassi, per sradicare la povertà  in tempi di idealismo kennediano, ma in questa stagione di crisi e nuova disoccupazione stanno diventando l´unica forma di reddito per un numero crescente di persone. Ora il numero di americani che ricevono i Food Stamps ha raggiunto il punto più alto da quando il programma di aiuti è stato varato nel 1960. Ventotto milioni di cittadini significa che quasi il dieci per cento degli americani deve prendere buoni dallo Stato per poter mangiare. È la foto perfetta della crisi. Un anno fa erano 26 milioni e mezzo, e l´anno prossimo i costi per lo Stato saliranno da 34 a 36 miliardi di dollari. Stacy Dean, che dirige il Center on Budget and Policy Priorities, che studia le spese federali, spiega: «La gente richiede i buoni quando perde il lavoro, quando gli viene tagliato il salario o perché c´è una riduzione di orario». Se si sovrappone la cartina dei riceventi con quella dei pignoramenti delle case, si vede che combacia alla perfezione: gli Stati in cui è cresciuta maggiormente la richiesta della cartina per il cibo sono proprio Florida, Arizona, Nevada, Michigan, là  dove le famiglie che non sono riuscite a pagare i mutui hanno perso il tetto su cui avevano scommesso i risparmi di una vita. Già  a Natale 14 Stati avevano raggiunto cifre record di persone bisognose di assistenza economica per comprare da mangiare. A Detroit, dove al crollo immobiliare si somma la crisi dell´occupazione, i Food Stamps vanno ad un abitante su otto, il doppio rispetto al Duemila. La cartina si può usare per comprare pane, cereali, frutta e verdura, carne, pesce, pollame e latticini. Non si può utilizzare per vino, birra, liquori e sigarette, cibo per animali, saponi, prodotti per la casa, vitamine o medicine e «cibi che si mangiano dentro il negozio o caldi». Quest´ultima proibizione sembrerebbe incomprensibile ma vuole evitare che i riceventi finiscano i soldi subito, comprando un pollo già  cucinato o un panino. Invece possono prendere solo alimenti base da cucinare e da portare a casa. Ormai la regola la conoscono tutti.

Nei supermercati le cassiere non fanno più caso a chi la utilizza. Da Gristedes, sulla 86esima strada e Broadway, sono soprattutto anziani che non hanno una pensione sufficiente. Sono loro quelli che si vergognano di più, lo fanno quasi di nascosto e non hanno voglia di parlarne. Li umilia dover avere la carità  dello Stato dopo una vita di lavoro. Le giovani famiglie invece non ci pensano, l´urgenza dei figli batte qualunque imbarazzo. Rispetto a febbraio dell´anno scorso il costo del cibo per una famiglia di quattro persone con un reddito medio-basso è salito del 6 per cento. Amor, 25 anni, è immigrata dall´isola caraibica di Saint Vincent, ha un compagno, due figli, fa la baby sitter nell´Upper East Side, ma ora è a casa perché il piccolo ha solo otto mesi, vive a Mill Basin, al fondo di Brooklyn, quasi sull´Atlantico. «La ragione per cui abbiamo deciso di chiedere aiuto è stata l´aumento dell´affitto che è arrivato insieme a quello dei prezzi del cibo. Il costo per la casa era diventato troppo alto e ci rimanevano troppi pochi soldi per fare la spesa, così ora prendiamo 162 dollari al mese per ogni figlio. Io la carta la uso al supermercato per comprare riso, carne e succhi di frutta, ma chiudono un occhio e mi lasciano comprare anche i pannolini. Oggi si fa sempre più fatica a fare la spesa, il succo d´arancia per me è diventato proibitivo, in poco tempo per comprare due bottiglie il prezzo è salito da quattro a sei dollari, e il latte è arrivato a quattro dollari al gallone. È una cosa folle. Senza tesserina non arriverebbe più nel nostro frigo».

la Repubblica, MARTEDÃŒ, 01 APRILE 2008, Pagina 37 – R2