Censis: ecco perché l`Italia è andata a destra

1 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Più Stato, più servizi (con meno tasse) e un leader forte che sia capace di guidare il Paese tra le secche melmose della recessione economica. E` la classifica delle priorità  degli elettori registrate dal Censis, l`istituto di ricerca sociale diretto da Giuseppe De Rita che ha intervistato duemila persone all`uscita dai seggi delle ultime elezioni politiche. Interessante il dato che riguarda la relazione tra cittadini e politica: «Un rapporto patologico» basato sulla clientela e vissuto come scambio di favori e richiesta di soluzione di problemi personali. Un quarto degli italiani si rivolge infatti alla politica, anzi, al politico, per risolvere questioni legate alla salute, alla ricerca di un posto di lavoro fino all`accelerazione delle pratiche della pensione. Nessuna traccia della presunta emergenza sicurezza. Nonostante le violente campagne mediatiche contro la “pericolosa invasione di rom, romeni ed extracomunitari”, gli italiani ignorano del tutto la questione preferendo concentrarsi sui salari, sul costo della vita e sulle infrastrutture. Un ultimo dato interessante arriva dalla percezioni che hanno di sè gli elettori del Pd: il 25% di essi (più di 3 milioni di persone) si considera infatti «decisamente di sinistra». Un leader forte e riconoscibile insieme alla presenza visibile e concreta di uno Stato centrale; pochi valori di riferimento e, soprattutto, una politica che sappia risolvere i problemi quotidiani delle persone attraverso favori e piccoli privilegi: «Dalle emergenze sanitarie alla ricerca di un posto di lavoro sino all`accelerazione delle pratiche della pensione, si evidenzia l`abitudine a rivolgersi a un politico per risolvere un problema e spesso per vedere tutelato un proprio diritto». Insomma, l`Italia del 2008 fotografata dal Censis, l`istituto di ricerche sociali diretto da Giuseppe De Rita, ci consegna un`immagine per certi aspetti molto vicina a quella degli anni `50; l`Italia degli Achille Lauro, il sindaco napoletano che distribuiva scarpe spaiate e soldi divisi a metà  da ricomporre solo in caso di voto. Non solo favori e clientele però. Nel documento presentato ieri, il Censis illustra anche le aspettative che gli italiani ripongono nel nuovo governo Berlusconi: infrastrutture, servizi, salari ed un forte Stato centrale. Un dato piuttosto bizzarro quest`ultimo se consideriamo il trionfo leghista del 14 aprile scorso. «Un primo aspetto che può forse sorprendere in una elezione a cui sta seguendo una vera e propria ubriacatura di localismo – registra il Censis – con conversioni repentine verso la centralità  del territorio, è l`aumento della quota di italiani che ritiene che in una nuova distribuzione di poteri tra le istituzioni occorre privilegiare il ruolo dello Stato centrale per assicurare l`equilibrio tra le varie parti del Paese; diminuisce, invece, la quota che richiama il potenziamento delle Regioni come rappresentanti degli interessi dei diversi territori». Gli italiani si aspettano inoltre una serie di investimenti pubblici che migliorino le infrastrutture (ferrovie, strade e aeroporti), i servizi pubblici (nettezza urbana), la giustizia e la scuola. Poi le riforme. Sanità , pensioni, giustizia e scuola sono i settori in cui gli elettori ritengono urgente una radicale riforma. Altro dato degno di nota è «il lento declino del richiamo a ideali e valori». Solo il 45% degli intervistati all`uscita dai seggi ha infatti ammesso di avere scelto «sulla base della identificazione con i valori e gli ideali dello schieramento che ha votato». Nessun riferimento, invece, alla questione sicurezza. In un Paese disegnato come l`ultima frontiera della criminalità , gli italiani rispondono con un corale “abbassateci le tasse”. Una richiesta però che entra in conflitto con quella di chi chiede più servizi. Poi l`eterno capitolo riforme. Una questione che ha attraversato la storia della Repubblica e che si riaffaccia anche in questo inizio di XXI secolo: più del 50% degli intervistati si aspetta un accordo tra le coalizioni per promuovere le tanto sospirate riforme istituzionali. Per quanto riguarda le caratteristiche dell`offerta politica, gli italiani hanno perso di vista una collocazione ideale “al Centro” dove si posiziona l`8,9%, mentre entrambe le coalizioni maggiori risultano decisamente sbilanciate sui versanti estremi: «il 27,7% degli elettori del Centro-destra si autodefiniscono di destra, mentre il 25,5% di quelli del Centro-sinistra, si autocollocano decisamente a sinistra». Altro dato interessante emerge dal profilo socio-economico degli elettori dei diversi partiti. Il Partito democratico ha un elettorato con una più consistente presenza femminile e di giovani che sono il 18% del suo elettorato. Gran parte di essi hanno un livello di istruzione medio-basso (il 30,9% ha al massimo la licenza elementare). Dipendenti pubblici e privati sono inoltre le professioni più rappresentate. Non a caso il 41% degli elettori si attribuisce un livello di reddito basso. Un`antropologia elettorale diversa da quella del Popolo delle libertà  dove prevalgono i 30-40enni single- che sono il 33,9% dell`elettorato – con un livello di istruzione piuttosto «equidistribuito tra la media inferiore, il diploma e la laurea. Meno presenti coloro che hanno scolarità  più bassa». Sul piano geografico pesa molto l`elettorato meridionale e, più in particolare, i residenti nelle città  tra 5 e 30 mila abitanti (il 37,3% del suo elettorato) e quelli residenti in città  tra 30 e 100 mila abitanti. «Quasi il 41% degli elettori del Pdl è occupato a tempo indeterminato». Le professioni che più si sono riconosciute in questo nuovo partito sono gli imprenditori e i liberi professionisti. Per quanto riguarda la Lega, il suo elettorato è composto soprattutto da maschi single. Particolarmente significativa la presenza di elettori che definiscono il loro livello economico come medio. Davide Varì