Sarno, ricostruzione infinita e l«´abusivismo torna a colpire

1 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

SARNO – La sera in cui venne giù la montagna l´ospedale era pieno di medici, infermieri e pazienti. Molti restarono intrappolati, quando l´onda di fango sommerse la frazione di Episcopio. Oggi l´insegna annerita del pronto soccorso è ancora lì, abbandonata, in via Pedagnali, tra le case appena ricostruite e quelle in attesa di essere completate. Ritrovarsi ora davanti all´ingresso del presidio dove sanitari, ammalati e soccorritori persero la vita, fa pensare che l´orologio della storia, per la comunità  di Sarno, si sia idealmente fermato intorno alle mezzanotte del 5 maggio 1998, quando una frana spaventosa, otto ore dopo il primo smottamento, seminò distruzione e provocò 137 vittime. Dieci anni dopo quel disastro, molte cose sono cambiate ma altre sono rimaste uguali a prima. «ÃƒË† come vivere senza una gamba. Cammini, ma la tua esistenza non è più la stessa», dice Antonio Milone: allora aveva 31 anni e nella sciagura perse il padre, Gaetano. L´ospedale Villa Malta non è più in via Pedagnali. La nuova struttura, realizzata nei pressi dell´autostrada, è già  in funzione. Si chiama, adesso, Martiri di Villa Malta, per non dimenticare la sciagura che sconvolse, oltre a Sarno, i comuni vicini di Siano, Quindici e Bracigliano. La data della tragedia dà  il nome a una grande piazza riaperta nel 2006 dopo anni di attesa. Alle vittime è dedicato un mausoleo. La ricostruzione però non è stata portata a termine. E anche se il disastro ha ricordato al mondo che la montagna va rispettata, qualcuno evidentemente non ha imparato la lezione se è vero, come afferma con amarezza il sindaco, Amilcare Mancusi, che «ancora siamo costretti intervenire per costruzioni realizzate abusivamente nella zona rossa»: vale a dire nell´area dove per ragioni di sicurezza è proibita qualsiasi opera edilizia. La sera del 5 maggio ‘98 Mancusi era consigliere comunale, dal 2004 è sindaco alla testa di una coalizione di centrodestra. Milone invece guida l´associazione Rinascere che riunisce i familiari delle vittime. La ricostruzione, dice Mancusi, «è all´80 per cento. L´entrata in funzione dell´ospedale ha rappresentato un segnale concreto. Ma la ferità  è ancora aperta, troppa gente aspetta ancora la propria casa». Milone è più severo: «Speravamo di non vivere un´altra Irpinia. Confidavamo in uno scatto d´orgoglio che non c´è stato. Se possibile, le cose sono andate addirittura peggio che in Irpinia. La ricostruzione è partita con cinque anni di ritardo e procede come in un famoso passo del Manzoni: “Adelante, Pedro, con judicio”». Oltre all´ospedale, spiega il sindaco, «sono state completate almeno 60 abitazioni e, per quanto riguarda la messa in sicurezza del territorio, undici vasche per contenere l´acqua, alcune delle quali grandi il doppio di un campo di calcio, e una rete di canali lunga 18-20 chilometri. Ma restano da costruire 24 abitazioni in via Casa Sale, alle quali si aggiungono altre 18 in zona Ponte Alario, dove è stata solo sistemata la prima pietra. Soprattutto, non è stato realizzato il Centro polifunzionale di Protezione civile che dovrebbe ospitare anche un eliporto e la caserma dei vigili del fuoco».

Ieri si è concluso il mandato del commissariato straordinario retto dal governatore Antonio Bassolino e dal vice, Agostino Magliulo. Si va verso una soluzione-ponte, con l´attribuzione di poteri speciali limitati ad obiettivi specifici. Una deroga, dunque, non una proroga, in attesa che entri in funzione l´Agenzia regionale per la difesa del suolo, prevista per la fine dell´anno. «Risulta realizzato o in via di completamento – spiegano dalla Regione – l´89 per cento delle opere necessarie alla messa in sicurezza dei centri abitati». Bassolino definisce «positivo» il bilancio delle attività  svolte dal commissariato. «Era un dovere dello Stato – afferma – dare risposte alla popolazione e la Regione ha finanziato gli ultimi interventi con 77 milioni di euro». Milone però non si fa illusioni. «La tragedia, pur tra tanti lutti, ci aveva offerto l´opportunità  di studiare questi eventi e prevenirli per evitare una nuova Sarno. Invece, dopo tutto quel che è successo, siamo stati costretti a registrare altre alluvioni: Cervinara, Nocera, l´ultima a Ischia, per rimanere solo in Campania». E in tutta Italia il dissesto idrogeologico minaccia ampie parti del territorio. Sulla sciagura è stato scritto un libro “Robertino salvato dal fango” che racconta la storia di Robertino Robustelli, il ragazzo che riuscì a sopravvivere dopo essere rimasto intrappolato per due giorni nelle macerie della sua abitazione. Da quel testo, scritto a quattro mani con Ernesto Dello Jacono, è stato tratto il dramma intitolato, semplicemente, “Fango”. Con l´assoluzione del sindaco dell´epoca, Gerardo Basile, e dell´allora assessore Ferdinando Crescenzi, si è concluso il processo di primo grado istruito con l´ipotesi di omicidio colposo plurimo. I due esponenti politici erano accusati di non aver lanciato tempestivamente l´allarme e di non aver ordinato l´evacuazione della città . Il Tribunale li ha scagionati con la formula più ampia, «perché il fatto non sussiste». Il processo d´appello riprenderà  a settembre. Sul monte si vedono ancora le piaghe scavate dalle frane di quella notte. «A livello emotivo, quello che pesa di più è l´assenza – dice Milone – non solo delle persone, ma dei luoghi dove siamo cresciuti e abbiamo trascorso la nostra vita». Dieci anni dopo, quelle ferite sulla montagna sembrano confermare quel che oggi molti, a Sarno, pensano: è il territorio, la vittima numero 138 del disastro. DARIO DEL PORTO