LA DENUNCIA: Le mani russe in Africa

2 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Mosca torna a fare affari nel continente. Non solo con le armi. Gli accordi in Libia, Algeria, Nigeria e Namibia nel settore energetico le consentono di condizionare le economie dei suoi avversari. Strategici anche i mercati dei diamanti, dei metalli platiniferi e dell`uranio. L`orso russo torna ad azzannare l`Africa. E a celebrarne il grande ritorno nel continente, dopo un paio di decenni di parziale disimpegno, sarà  una conferenza che si terrà  dal 22 al 24 maggio a Mosca, organizzata dall`Istituto degli studi africani dell`accademia russa delle scienze. Il tema del convegno ` al quale sono attesi 300 ricercatori russi, europei, americani e africani ` sarà  `Lo sviluppo dell`Africa: potenzialità  e ostacoli`. Un appuntamento che mostra, appunto, il nuovo interesse di Mosca per il continente. Interesse testimoniato, del resto, dal riposizionamento della Russia al centro dello scacchiere della competizione africana, dopo una lunga assenza. Un ritorno che assume contorni diversi, tuttavia, rispetto alla stagione della `Guerra Fredda`. Se negli anni `60-`80 l`Africa era considerata una `pedina utile` e il sostegno politico per l`indipendenza e il rifornimento di armi erano barattati con basi militari e con l`importazione dell`ideologia marxista, oggi l`approccio è molto più pragmatico. E si basa prevalentemente su due driver privilegiati di Mosca: ambito energetico e difesa. Quest`ultimo aspetto è il tratto di continuità  col passato (la Russia, in base all`ultimo rapporto Sipri, è stato il paese che dal 2000 al 2006 ha venduto più armi all`Africa, quasi 5 miliardi di dollari); il controllo delle leve energetiche sta invece diventando la nuova `arma` geopolitica di Vladimir Putin. Perché è il presidente in uscita del colosso dell`est ad aver individuato i 3 nuovi ambiti dello sviluppo privilegiato della politica estera del suo paese: Mediterraneo, Africa, Medio Oriente. Tutti legati da un unico filo rosso: l`energia. Sono tutte regioni dotate di risorse energetiche, gas e petrolio in primis. Ma c`è una differenza sostanziale che distingue l`orientamento russo in Africa rispetto agli altri competitori dell`area, Usa, Cina e India su tutti: mentre le economie di quest`ultime dipendono in misura sempre maggiore dalle risorse energetiche estratte nel continente, Mosca vanta un`ampia capacità  energetica. Se stringe alleanze in Algeria, Libia e Nigeria è perché queste le consentono il controllo delle risorse destinate alle economie concorrenti. Consentono, cioè, a Putin di impedire ai paesi industrializzati, che dipendono dai rifornimenti russi, di slegarsi dai contratti con i colossi degli idrocarburi dell`orso e di rivolgersi a un altro concorrente. L`alleanza con l`Africa permette a Mosca, oltre a passare all`incasso coi dividendi del distretto energetico, di costruire quel tipo di potere tipico del produttore rispetto al consumatore. Una gestione oligarchica in grado di condizionare le economie dei propri competitors. L`alleato Maghreb – Il Mediterraneo resta l`area privilegiata dell`espansione russa. E l`Algeria il principale alleato. Ha destato clamore la vendita di armi per oltre 7 miliardi di dollari (anche se una parte delle forniture è stata restituita, pochi mesi fa, per obsolescenza) avvenuta nel 2007 da Mosca ad Algeri. Ma ancora più timori ha provocato il patto sottoscritto da Gazprom ` che garantisce il 29% del fabbisogno di gas naturale dell`Unione europea ` con la Sonatrach ` il colosso algerino degli idrocarburi che controlla l`11% del fabbisogno europeo `. Un accordo di cooperazione che dovrebbe generare piani comuni di prospezione, progetti per la liquefazione del gas naturale (gnl) mediante la costruzione di nuovi stabilimenti di gnl, lo sviluppo congiunto di nuove reti di trasporto del gas. Un cartello energetico che Putin (primo presidente russo a toccare il suolo maghrebino dopo 25 anni) ha rafforzato chiudendo in aprile a Tripoli un accordo di cooperazione con Gheddafi. Una firma che prevede la nascita di una joint venture tra Gazprom e la Compagnia libica del petrolio. Già  a dicembre 2007 l`azienda russa aveva ottenuto 3 blocchi gassiferi a Ghadames, nel sud della Libia. Già  che c`era Putin ha annullato il debito militare del paese maghrebino (4,5 miliardi di dollari) ottenendo in cambio un sacco di contratti per le sue aziende. Ad esempio la società  pubblica Rzd costruirà  la rete ferroviaria che collegherà  Sirte a Bengasi (500 chilometri) per 2,2 miliardi di euro. Investimenti nel Subsahara – Ma dal punto di vista geopolitico la penetrazione russa più interessante in terra africana, in termini energetici, resta quella nigeriana. Gazprom ha chiuso contratti a gennaio per oltre un miliardo di dollari. Penetrazione che potrebbe moltiplicare gli attriti con le compagnie concorrenti, soprattutto americane e cinesi. Ma anche la compagnia petrolifera Lukoil ha interessi in Nigeria, oltre che in Ciad. Mentre la Sinteznefgatz dal 2008 ha cominciato ad operare nel blocco 1711 al largo delle coste namibiane. Ma quello energetico non è il solo mercato ritenuto strategico. Per gli analisti di Mosca, grazie alla collaborazione con l`Africa, la Russia potrebbe diventare leader a livello mondiale anche in altri 3 mercati: quello dei metalli platiniferi; quello dei diamanti; quello dell`uranio. Già  ora il 4% dei capitali dei principali gruppi russi vanno in Africa. La Rusal, colosso dell`alluminio, ha acquistato fonderie in Nigeria. La Renova controlla il 49% della United Manganese of Kalahari, che estrae manganese dal giacimento nel deserto al confine tra Namibia e Botswana. La Alrosa, monopolista russa dei diamanti, detiene il 32,8% delle azioni della Sociedad miniera de Catoca, che gestisce il giacimento diamantifero di Catoca, in Angola. Ma è in Sudafrica che Alrosa ha stretto un rapporto di ferro con la De Beers (insieme detengono il 75% del mercato mondiale dei diamanti). In base all`accordo, sottoscritto nel 2006, la compagnia africana si è impegnata ad acquistare dal partner europeo diamanti grezzi per 500 milioni di euro nel 2006, per 420 nel 2007 e per 340 nel 2008. Un accordo nato dopo la visita di Putin in Sudafrica nel 2006 grazie alla quale si è stretta pure una cooperazione aerospaziale per fini pacifici, si sono firmati accordi per l`estrazione di manganese e alluminio, e si è stabilita l`assistenza tecnica necessaria allo sviluppo di una capacità  nucleare sudafricana entro il 2010. Già  oggi la Russia fornisce l`uranio all`unico reattore sudafricano. Infine, l`orso ha piantato in Africa anche le sue prime bandierine nel settore del credito: la banca di stato russa Vtb ha aperto una filiale, nel 2005, in Angola. La prima banca in quel paese dove gli investitori stranieri detengono la maggioranza azionaria. Un quadro che riflette l`orientamento politico pragmatico di Mosca verso il continente. Per il quale, secondo molti analisti, la Russia può offrire «una collaborazione che non porterà  ad alcuna dipendenza geopolitica ed economica nel lungo periodo». E comunque è abbastanza diffusa l`opinione tra gli africani (vedi i casi Sudan/Darfur e Zimbabwe) che Mosca, come membro permanente del Consiglio di sicurezza dell`Onu, sia un fedele difensore degli interessi dei gruppi dirigenti del continente. Gianni Ballarini