MESSINA: Rifondazione rompe e candida MANTINEO. CRUPI risponde a NINO URSO.

3 maggio 2008 Mondo News

I “compagni” preparano le valigie, si cambia aria. Vince la corrente che auspicava la rottura con il candidato del Pd, Francantonio Genovese, e Rifondazione comunista decide di andar a “ballare” da sola alle prossime elezioni amministrative. La rotta era già  stata tracciata la scorsa settimana dal Circolo comunale; ora la conferma anche in sede provinciale. E si tratta di una vera e propria sorpresa, visto che a livello regionale i segretari dei due partiti, Rosario Rappa e lo stesso Genovese, stanno trattando per chiudere il patto di alleanza in vista delle consultazioni amministrative di giugno nei maggiori comuni siciliani. La città  dello Stretto sarebbe dunque un vero “unicum”. A Genovese resta l`appoggio di Verdi e Sinistra Democratica, ma il tempo non volge al bello. «A Messina non ci sono margini per tornare indietro ` attacca Daniele Ialacqua, segretario del circolo cittadino e tra i promotori della “rottura” `. La nostra è una decisione irreversibile, non condividiamo più la politica del Pd. Già  negli ultimi mesi dell`amministrazione Genovese avevamo espresso molte perplessità , ma siamo rimasti fedeli. Adesso il quadro è cambiato, noi andremo da soli». Rifondazione schiererà  nella corsa alla sindacatura il presidente del Cesv, il Centro servizi per il volontariato, Nino Mantineo. Una professionalità  indiscutibile su cui ha deciso di convergere anche il Partito dei Comunisti Italiani, che ieri sera al culmine del comitato cittadino ha scelto di aprire a Mantineo, con conseguente ritiro della candidatura del filosofo torinese Gianni Vattimo, 72 anni, ex europarlamentare Ds nonché esponente radicale della prima ora. Si andrà  da soli anche alla Provincia, ma qui il discorso sui candidati verrà  affrontato solo nei prossimi due-tre giorni. Bisognerà  capire anche cosa farà  il gruppo di Rifondazione comunista che auspicava una convergenza su Genovese e che è uscito sconfitto nella dialettica partitica. Non ci sono segnali di rottura (almeno per il momento), anzi è l`ex assessore comunale Alfredo Crupi, tra quelli che non volevano allontanarsi dal leader Pd, a chiarire le posizioni, senza poi lesinare pesanti critiche nei confronti dell`ex consigliere comunale Nino Urso, che nei giorni scorsi aveva sparato a zero contro i vertici del partito. «ÃƒË† assolutamente falso che Rifondazione abbia svolto un ruolo passivo o di semplice comparsa durante l`amministrazione Genovese ` tuona Crupi `. Una cosa è il confronto politico anche aspro, serio, leale e costruttivo, altra il muoversi senza alcun riferimento e alla ricerca esclusivamente di una facile visibilità  personale». La frecciata a Urso è palese. «Al nostro ex consigliere ricordo che esiste ed esisteva l`istituto delle dimissioni ` continua Crupi ` non dico da consigliere, ma almeno da capogruppo. Capisco che un atto tanto elementare, quanto dovuto, avrebbe portato forse a una minore visibilità  e certamente avrebbe inibito la possibilità  di frequentare le commissioni con evidente ricaduta sui gettoni di presenza». Quindi lo sguardo al futuro. «Il partito in sede locale ha deciso di correre con liste autonome. Pur non condividendo tale decisione, devo dire che non c`è stata alcuna spaccatura ma un complicato e leale ragionamento in cui tutti abbiamo analizzato i pro e i contro. Tutti insieme lavoreremo per la migliore riuscita del progetto». Bocce ancora ferme, almeno apparentemente, nel centrodestra, in attesa degli sviluppi ai tavoli nazionale e regionale. A conferma che a livello politico, in questa città  non si intravvedono novità  sostanziali. Le partite si giocano sempre in altri “stadi”, la classe dirigente si preoccupa poco dei problemi e il rispetto verso la città  e i messinesi è nullo. Non ce ne vogliano gli uomini del centrodestra, ma non può che definirsi scoraggiante una dinamica che prevede la scelta di sindaco e presidente della provincia, di una città  come Messina, quale appendice di altre decisioni, chissà  perché considerate più importanti. Intanto, ieri sera, si sono riuniti i vertici di Forza Italia, con i deputati nazionali, Stagno D`Alcontres, Germanà  e Garofalo e i deputati regionali Beninati e Corona per definire i programmi. Proprio questi ultimi due sono stati indicati per trattare al tavolo del centrodestra, con An, Mpa e Udc (martedì il vertice tra i quattro partiti). Ma con una precisazione: «La definizione dei candidati al Comune e alla Provincia spetta al tavolo regionale». Come dire: basta a decisioni calate dall`alto. Uno stop a Ricevuto? Si vedrà . In casa FI c`è, poi, ancora da definire la posizione di Antonio D`Aquino, rimasto fuori dall`Ars, anche se con un bottino di quasi diecimila voti. Voci di palazzo sussurrano di una possibile rottura con il PdL e di un nuovo amore verso l`Mpa, anche se la ciambelle di salvataggio sarebbero già  pronte perché FI non vuole perdere un uomo da 10mila voti, dopo peraltro aver lasciato il passo ad An, con Formica e Buzzanca primi eletti all`Ars per An. Lui frena, ma non smentisce. «Non ho ancora deciso nulla ` dice D`Aquino ` ma nelle prossime ore vedrò il gruppo di amici che mi ha sempre appoggiato. Il discorso va affrontato su base regionale, non riguarda solo la Provincia. Vedremo». Mauro Cucè