COLOMBIA: DI LAVORO SI MUORE, MA AMMAZZATI

4 maggio 2008 Mondo News

Esiste un paese al mondo, la Colombia, dove le morti dei lavoratori non sono solo bianche, ma da anni si combatte una guerra contro i loro diritti eliminando uno a uno chiunque osi alzare la testa e reclamare legalmente per i propri diritti. Nel 2008 sono stati 24 in appena quattro mesi i sindacalisti ammazzati, uno ogni 5 giorni. In passato in Colombia se facevi il sindacalista e rompevi le scatole per diritti basilari, ti facevano fuori e via. Una pallottola all`uscita del lavoro, o al ritorno a casa. Quasi una `morte bianca`, come vengono edulcorate in Italia. Ma negli ultimi anni i paramilitari che lavorano da sicari per le grandi multinazionali come per le piccole e medie imprese, hanno raffinato la loro tecnica. Il sindacalista viene sequestrato, torturato per ore sapendo che il suo destino è la morte, viene mutilato pezzo a pezzo quando è ancora vivo e in genere viene fatto morire dissanguato. Il corpo viene poi pietosamente restituito ai familiari, perché lo possano piangere ma sopratutto perché il terrore possa spargersi a macchia d`olio come il sangue del disgraziato. Secondo i dati della ENS (la scuola quadri della Confederazione generale del lavoro, CGT), in 20 anni di sindacalisti in Colombia ne hanno ammazzati 2.578, più di 120 all`anno, uno ogni tre giorni. Sono più morti di tutti i morti palestinesi e israeliani della seconda intifada, più morti di una guerra di mafia, ma i sindacalisti morti in Colombia non interessano a nessuno sulla stampa internazionale. E interessano poco o nulla alla giustizia colombiana. Appena 76 dei 2578 omicidi sono stati puniti dalla magistratura. In Colombia girano 2502 assassini di sindacalisti impuniti e pronti a colpire ancora nell`interesse dell`impresa, dalla Coca-Cola giù giù fino all`ultima falegnameria dispersa nella selva. E i risultati del sangue si vedono. Nell`era Uribe, i contratti collettivi si sono ridotti ad un terzo di quelli del decennio precedente e in un paese che cresce del 7% l`anno (un ritmo minore di Argentina o Venezuela, ma sempre considerevole) non vengono creati che posti di lavoro precari, più che raddoppiati sempre rispetto al decennio precedente.

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