L`HONDURAS IN SCIOPERO CONTRO IL NEOLIBERISMO E PER L`ACQUA

4 maggio 2008 Mondo News

Il Centro America fa fatica a sommarsi all`ondata progressista latinoamericana. Ma le cose si possono modificare rapidamente. Lo ha dimostrato in Honduras un grande sciopero generale, represso duramente, che ha portato 100.000 persone nella capitale Tegucigalpa e in venti punti del paese. Lo sciopero è stato convocato dalle principali organizzazioni sociali e sindacali del paese con una piattaforma di dodici richieste fondamentali al governo di Manuel Zelaya, pallidamente di centro sinistra. L`Honduras è un paese di 8 milioni di abitanti incastonato al centro del Centro America, tra Nicaragua, Salvador, Belize e Guatemala, secondo solo a quest`ultimo per popolazione e solo ad Haiti e Nicaragua per povertà  nel continente e con un milione di emigrati. Secondo le Nazioni Unite due terzi degli honduregni sopravvive con un dollaro al giorno. Sindacati e organizzazioni operaie, contadine, comunitarie e popolari, ma significativamente non partiti, hanno chiesto in primo luogo che non si privatizzi l`acqua potabile e che anzi sia data in gestione alle comunità . E` quello che preoccupa di più, insieme alla lotta contro la privatizzazione dei porti e di altri servizi primari come l`educazione e la salute. E` l`impalcatura base dell`imposizione del neoliberismo in un paese troppo poco sviluppato per sopportarlo anche nella migliore delle ipotesi. Un paese dove sono state stabilite cinque zone speciali dove impiantare le maquiladoras (le fabbriche a cottimo simbolo del neoliberismo) dove è possibile andare sotto il già  miserrimo salario minimo che si paga nel paese; praticamente lavoro in semischiavitù che colpisce soprattutto giovani donne. A questo si aggiunge una controriforma agraria che permette la concentrazione delle terre nelle mani dei latifondisti. Secondo gli organizzatori era dal 1954 che nel paese non si assisteva ad una mobilitazione così importante. Ci sono state cariche della polizia, arresti e uso di proiettili di gomma, e quando sono arrivati sotto la casa presidenziale il presidente Zelaya ha rifiutato di ricevere una delegazione. Ma si replica il primo maggio, a dimostrare che anche in Centro America la lotta al neoliberismo continua.