LA RIFLESSIONE DI FRANCESCO CARUSO SU PEPPINO IMPASTATO

9 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Il trentennale è l`occasione per riflettere su alcuni punti fermi che riguardano la storia di Peppino, le sue scelte politiche, le sue analisi, il suo progetto di mutamento sociale. Ciò è necessario poiché da alcuni anni sono in atto tentativi di mitizzazione, di sacralizzazione, di appropriazione e strumentalizzazione della sua immagine, da parte dei mezzi di informazione e di parti politiche che tendono a snaturarne il pensiero.

1. Peppino, ha attraversato il suo percorso politico in quelle formazioni della “sinistra rivoluzionaria” nate prima e dopo la contestazione del `68, dai gruppi marxisti-leninisti alla campagna elettorale per il Manifesto, a Lotta continua, alla candidatura alle elezioni comunali come Democrazia Proletaria. La sua scelta del comunismo rifuggiva dalle dittature burocratiche del “socialismo reale” e si fondava sull`eguaglianza, il soddisfacimento collettivo dei bisogni, la partecipazione dal basso. Tutto questo viene drasticamente piallato o fortemente emarginato dall`iconografia affermatasi negli ultimi anni. Nascevano da queste scelte la polemica con il Pci nella stagione del “compromesso storico”, l`impegno a fianco dei contadini espropriati per l`ampliamento dell`aeroporto, degli edili disoccupati, con l`obiettivo di coniugare lotte sociali e impegno culturale e politico fuori e all`interno delle istituzioni.

2. L`analisi della mafia, intesa come modello di accumulazione e di interazione con tutti gli aspetti del potere, è stata il punto centrale di questo molteplice impegno, fatto di proposte, denunce, controinformazione, mobilitazione. Tutto ciò in netta opposizione con chi ritiene che la mafia sia soltanto un gruppo criminale o un generico comportamento, e che la lotta contro di essa non abbia valenza politica, non sia né di destra né di sinistra. Peppino fa parte di una storia che è quella della lotta di classe diretta dalle grandi forze della sinistra, dai Fasci siciliani alle lotte contadine degli anni `50, un patrimonio in seguito disperso con l`adozione di una politica di cedimenti e di compromessi. L`esperienza di Peppino, troncata dalla violenza, rivive nelle analisi più serie e conseguenti della mafia e delle mafie, che mettono al centro la loro complessità  e lo sviluppo di borghesie mafiose all`interno dei processi di globalizzazione neoliberista, nelle esperienze di movimento, dai Noglobal all`antimafia sociale, non certo nelle generiche manifestazioni di legalità  formale e negli appelli a un`antimafia unanimistica.

3. In Sicilia e nell`intero Paese negli ultimi anni si è assistito al prevalere di forme di legalizzazione dell`illegalità , con l`affermarsi del cuffarismo e del berlusconismo, con il tentativo di cancellazione della matrice della Resistenza antifascista a fondamento della Costituzione repubblicana. Il centrosinistra si è dimostrato incapace di opporre un argine al dilagare del conservatorismo e all`inasprirsi dei problemi suscitati dalla precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro. Occorre dare vita a politiche alternative non subalterne al mercato capitalistico e ai suoi dogmi della competitività  a ogni costo e del successo con ogni mezzo, in un quadro internazionale in cui le logiche di dominio e i fanatismi identitari portano alla guerra permanente e alla diffusione dei terrorismi.

5. In questo contesto i tentativi di costruire nuove forme del fare politica, le esperienze di antimafia sociale (dalle lotte dei senzacasa di Palermo alle forme cooperativistiche per l`uso sociale dei beni confiscati, all`antiracket) debbono essere capaci di uscire dal minoritarismo e dalla logica della testimonianza, estendere il coinvolgimento dei movimenti, legando vari temi, dal lavoro all`ambiente: occorre costruire alleanze, valorizzare il pluralismo, creare cultura, a cominciare dalle scuole, darsi forme adeguate di comunicazione, in un clima, dominato dalle banalità  del “pensiero unico” e dalla stupidificazione programmata delle televisioni omologate. E`necessario aprire una nuova stagione di scontro politico per la conquista della libertà  del lavoro e delle idee contro l`uso spregiudicato del potere come strumento di sfruttamento e di ricatto per procurare consenso. La condanna e le dimissioni di Cuffaro pongono il problema del superamento di un sistema di potere e della costruzione di un`alternativa credibile sul piano sociale e politico.

6. Su questo terreno il Forum vuole continuare a costruire uno spazio d`incontro, d`analisi e di operatività  tra i nuovi movimenti di lotta, le esperienze più significative del mondo religioso, della cooperazione internazionale, le organizzazioni che operano in varie parti del mondo, per dare vita a un progetto che unifichi le resistenze, coniughi la liberazione dalle mafie e la costruzione di una nuova società  possibile, nel nome di Peppino e sulla strada da lui indicata.