MA FREGA A NESSUNO?: BIRMANIA – Trecentomila morti ma il regime fa festa per il voto

11 maggio 2008 Mondo News

BANGKOK – Nella Birmania in agonia c´è chi esulta, chi denuncia il rischio di una vera ecatombe e chi da una settimana si nutre con le radici. Il ciclone Nargis ha messo a nudo il senso di impotenza della comunità  internazionale. Soprattutto quando si tratta di far prevalere gli interessi umanitari su quelli economici e politici. Così accade che a sei giorni dall´apocalisse che si è abbattuta sullo stato più chiuso e isolato al mondo, il regime dei militari festeggia quella che considera la sua vera vittoria. «La partecipazione al referendum costituzionale», annunciava ieri in prima pagina la Nuova luce del Myanmar, « è stata massiccia. Lo svolgimento della consultazione è riuscito nell´intero paese». E poi giù le prime cifre. Non i risultati che si sapranno chissà  quando e che tutti danno già  per scontati. Ma sui seggi, 25.837; sull´orario di apertura, le 6; e di chiusura, le 16. Non ci sono testimonianze attendibili che possano confortare o smentire questa esaltante affermazione. Perché la Giunta birmana non ha accettato la presenza di osservatori internazionali sul suo territorio, così come continua a negare i visti di ingresso per gli operatori umanitari che accompagnano i carichi di aiuti. Le rare testimonianze di chi ha raggiunto il sud del paese, nelle regioni del delta dell´Irrawady, raccontano invece che decine di migliaia di sfollati attendono ancora i primi aiuti. Non sanno dove e come dormire, cosa mangiare, come spostarsi, come proteggersi dalle epidemie che migliaia di cadaveri e in putrefazione stanno provocando. L´ufficio dell´Onu a Bangkok è allarmato, più che rassegnato. Sulla base dei dati raccolti dalle 55 amministrazioni del delta, sostiene che sono almeno 220 mila le persone disperse. Uomini, donne, bambini, anziani di cui non si ha più notizia. Probabilmente morti, travolti dalle ondate con cui il ciclone sii è scagliato nel sud della Birmania. Sono dati che fanno impressione perché sono dieci volte superiori a quelli ammessi ufficialmente dal regime. Le cifre sono significative. Per le Nazioni unite i morti veri e propri oscillerebbero dai 63.290 ai 101.682: i coinvolti dall´uragano, quindi senza più nulla, sarebbero invece tra 1.215.835 e 1.919.485. Si tratta di numeri. Sempre ipotetici. La realtà , purtroppo, potrebbe essere ancora più grave. Fredda e cinica, la giunta birmana tira dritto e continua a resistere a tutte le pressioni internazionali. La Francia, assieme alla Germania, ha deciso di rompere il vergognoso immobilismo internazionale fatto solo di orrore e di pena. «Non aspettiamo più», ha annunciato sabato sera il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, «la nave Mistral, con il suo carico di aiuti, sta già  facendo rotta sulla Birmania». E´ la prima risposta all´appello del premio Nobel per la pace Aun San Suu Kyi che aveva invitato il mondo a rompere il blocco imposto dai suoi carcerieri. Colmo della sfortuna, la nave della Croce rossa che trasportava i primi aiuti ad una popolazione ridotta allo stremo è affondata dopo aver urtato un grosso tronco su uno dei bracci del delta dell´Irrawaddy.