CHE IPOCRISIA LA VENDETTA (SILENZIOSA) DI STATO di Enrico Di Giacomo

12 maggio 2008 Diario

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto ieri che non dovrebbe essere concessa visibilità  mediatica a ex terroristi ma si dovrebbe piuttosto far attenzione a ricordare la memoria delle loro vittime. `Non dovrebbero esserci tribune per simili figuri`, ha detto Napolitano riferendosi agli ex brigatisti e ai terroristi in generale. `Si deve dar voce non a chi ha scatenato la violenza terroristica ma a chi l`ha subita, a chi ne ha avuto la vita spezzata`, ha aggiunto il presidente parlando durante la cerimonia per l`istituzione della giornata della commemorazione delle vittime delle stragi terroristiche. La nuova ricorrenza è stata fissata nell`anniversario del giorno del ritrovamento del cadavere dello statista della Dc Aldo Moro in via Caetani. Nel suo discorso, l`inquilino del Colle ha voluto sottolineare l`importanza di onorare la memoria delle vittime degli anni di piombo. `Ci siamo proposti di colmare un vuoto, richiamando nomi e volti – purtroppo poco ricordati negli ultimi tempi e rimasti in larga parte sconosciuti ai più giovani – di vittime delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche`, ha detto Napolitano. Il presidente ha precisato che `chi ha regolato i propri conti con la giustizia ha il diritto di reinserirsi nella società  ma con discrezione e misura, mai dimenticando le sue responsabilità  morali anche se non più penali`. Il presidente si è detto inoltre `colpito e indignato` nei confronti di quegli ex terroristi finiti sotto i riflettori dei media, senza neanche essersi dimostrati completamente pentiti. Nel suo intervento, Napolitano ha fatto un particolare riferimento ad un`intervista dell`ex brigatista responsabile dell`omicidio del giornalista Carlo Casalegno, in cui l`ex terrorista ammetteva di aver dato per scontato di dover creare dispiacere agli altri. `Si deve dar voce a racconti di verità  sugli anni di piombo, ricordando quelle terribili vicende come sono state vissute dalla parte della legge e dello Stato democratico, dalla parte di un`umanità  dolorante`, ha detto Napolitano. `Solo così … si potrà  rendere davvero omaggio al sacrificio di tanti`.

Sono rimasto scosso dalle parole del Presidente della Repubblica, che ha colto l`occasione (meritevole e però anche riparatrice…) della commemorazione delle vittime del terrorismo per lanciare un editto molto particolare. Non da Sofia, come quello del neo presidente del consiglio, bensì da Roma. L`editto di Napolitano I prevede che `chi ha regolato i propri conti con la giustizia ha il diritto di reinserirsi nella società  ma con discrezione e misura, mai dimenticando le sue responsabilità  morali anche se non più penali`. E cioè un reinserimento in società  condizionato, come per la libertà . Anche dopo l`espiazione della pena. Anche dopo aver stravolto la propria vita (in positivo ovviamente) e fatto dell`aiuto verso gli ultimi, i clochard, i carcerati, le popolazioni del terzo, quarto e quinto mondo, la propria esistenza. Di `cattivi maestri` divenuti `buoni` potremmo citarne tantissimi, orgoglio di un Paese civile che dovrebbe volere da un proprio figlio che ha sbagliato un inserimento totale nella società  dei giusti. E non chiedere che, dopo aver pagato penalmente la propria pena, questa la si paghi anche con l`isolamento civile e, perché no, mediatico. Ma perché uomini come Sergio D`Elia, fondatore di Nessuno Tocchi Caino e promotore della moratoria contro la pena di morte, Adriano Sofri, scrittore e giornalista che ha raccontato da uomo libero la tragedia della guerra in Bosnia, guardando il mondo sempre dalla parte degli ultimi, Renato Curcio, fondatore della cooperativa Sensibili alle foglie, che da anni ricerca attraverso l`analisi sociologica e la ricerca della memoria la chiave per uscire da un pantano chiamata ipocrisia, e tanti altri, dovrebbero limitarsi nell`avere una visibilità . Io sono certo che il presidente Napolitano si stesse rivolgendo soltanto a pochi casi di pessima riabilitazione civile e non facesse un discorso generale. Perché in questo ultimo caso, in nome di un giusto riconoscimento delle vittime degli anni di piombo, sarebbe venuto meno al suo ruolo di garante soprattutto di chi cerca il giusto riscatto e non la gogna a vita. Lo Stato non deve mai utilizzare l`arma vigliacca della vendetta subdola. E l`isolamento (ripeto anche mediatico), traduzione dal `Napolitano` di ‘discrezione e misura`, ha il sapore acido della vendetta, vendetta di uno Stato che non ha mai chiarito definitivamente alle centinaia di vittime indirette (i parenti, gli amici) del terrorismo (ma anche a tutti noi) contorni, responsabilità  dirette, il ruolo di tanti uomini di Stato dietro le stragi e gli omicidi eccellenti. Ed allora, perché non chiedere ‘discrezione e misura` a tanti ‘figuri` come Marcello Dell`Utri (quante volte ospite di Porta a Porta…?) già  condannato per un reato infame per un uomo che si è già  seduto sui banchi del Parlamento e che ha definito un boss mafioso un eroe. Perché non chiederlo ad Giulio Andreotti (quante volte ospite di Porta a Porta…?), presidente del consiglio durante il sequestro Moro e regista (assieme ai principali dirigenti del PCI) di una strategia che portò lo statista DC alla morte, riconosciuto colpevole del delitto di associazione mafiosa con Cosa Nostra sino alla primavera del 1980, proprio durante quegli anni che vedeva protagonisti tanti uomini e donne che hanno sbagliato ma che hanno pagato e saputo cambiare vita (molti di loro, non tutti), onorandola a differenza di numerosi uomini di Stato indegni che hanno continuato a macchiare il loro ‘essere italiani`. E potremmo continuare con Renato Schifani, neo presidente del Senato, accusato di aver frequentato mafiosi, Francesco Cossiga… E` di questi ‘figuri`, caro Presidente, che ci vergogniamo! Non ho voluto fare l`apologia del terrorista, ma soltanto sottolineare che questa (quella tracciata dal presidente Napolitano) non è la strada giusta per uscire da quel clima di violenza che ha segnato la vita di migliaia di persone. Soltanto attraverso l`ascolto di chi da anni si è redento, soltanto attraverso l`abbraccio fisico o metaforico che sia, si potrà  trovare la vera pacificazione (sennò rimarremo per sempre ostaggi, assieme ad Aldo Moro, di quegli anni). Non certamente attraverso una vendetta postuma (vogliamo introdurre la pena di morte? Sarebbe meno ipocrita….!). Anche perché, quanti dei tanti ex compagni che adesso si sono improvvisati maestri di moralità  ed etica dall`alto dei loro ruoli istituzionali, hanno avuto responsabilità  nel mandare al fronte e poi vendere a un tragico destino (spesso usandoli) centinaia di compagni che hanno avuto come unica colpa quella di credere in una società  più giusta?

Enrico Di Giacomo