Italia: medaglie ai militari e le vittime dell`uranio impoverito?

13 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Durante i festeggiamenti del 147° anniversario dell`Esercito militare italiano dello scorso 4 maggio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, ha consegnato medaglie e onorificenze. Destinataria della Medaglia d`oro al valore dell`Esercito è stata la Bandiera di Guerra del 152mo Reggimento Fanteria Brigata Sassari “per il lavoro compiuto in Iraq durante la missione Antica Babilonia” (ma non eravamo in missione di pace?), mentre le Croci d`onore alla memoria, sono andate ai militari dell`Esercito Giorgio Langella e Vincenzo Cardella, entrambi morti in Afghanistan nel settembre 2006 per lo scoppio di un ordigno che fece saltare il veicolo sul quale viaggiavano. I risvolti ambigui della missione Antica Babilonia, come ha documentato i servizi di Rai News 24 e del Sole 24 ore, lasciano invece pensare a degli interessi economici della nostra compagnia petrolifera di bandiera più che alla buona causa della ricostruzione, e dell`altrettanto ambigua missione di pace in Afghanistan che sta mietendo un numero altissimo di civili, tra fuoco amico e bombe intelligenti. Nessuna medaglia invece è andata alla memoria di Salvatore Vacca, il caporalmaggiore del 151mo Reggimento della Brigata Sassari, di Nuxis in provincia di Cagliari, morto nel settembre 1999 per una leucemia acuta. Era rientrato da poco più di tre mesi da una missione in Bosnia, una delle prime missioni Nato giustificate dall`”intervento umantario” e dove i militari italiani – a differenza dei loro colleghi statunitensi – non indossavano nessun tipo di schermo che li protegesse dall`uranio impoverito. Per questo la famiglia del militare aveva denunciato il caso alla Procura ordinaria del Tribunale di Cagliari, denuncia che fece aprire subito un procedimento per omicidio colposo nei confronti di ignoti. Il Gip, il 26 settembre 2005, aveva archiviato il fascicolo e nell`ordinanza che metteva fine all`inchiesta si escludeva che ci fossero gli estremi per sostenere la responsabilità  per “condotta colposa omissiva impropria” dei vertici dell`Amministrazione militare. Pochi giorni fa, la quarta sezione penale della Cassazione ha rigettato, dichiarandoli inammissibili, i ricorsi presentati dai parenti del militare contro l`ordinanza del Gip. Secondo quest`ultimo non era possibile “se non in via meramente congetturale, l`avvenuta partecipazione del militare a missioni che ne abbiano comportato l`effettiva esposizione a radiazioni da uranio impoverito”, ritenendo “assai dubbia la possibilità  di individuare precise condotte omissive e responsabilita` penalmente rilevanti nella vicenda in esame laddove si tenga conto dell`assenza, almeno all`epoca del decesso del giovane militare, di conoscenze di dati certi che, a livello scientifico-epidemiologico in ambito Nato, affermassero univocamente una diretta correlazione fra lo sviluppo dei tumori e l`esposizione alle radiazioni da uranio impoverito”. Ma secondo i parenti invece, l`archiviazione del caso era da considerare “abnorme” perchè aveva “un contenuto assolutorio adottato da un giudice, come il Gip, che non ha alcun potere in tal senso, dovendosi solo occupare della fondatezza della notizia di reato”. La Cassazione però ha risposto che l`operato del Gip è corretto perché “non ha fatto altro che prendere atto della impossibilità  di accertare la sussistenza dell`elemento oggettivo del reato ipotizzato dai denuncianti, sulla base delle attività  investigative, peraltro approfondite ed agevolate dalla collaborazione dell`amministrazione militare, e confortate dai risultati delle analisi sui reperti biologici`. Ad ogni modo le indagini per la morte dei militari – sottolinea la Suprema Corte – si possono riaprire “in qualsiasi momento su richiesta”. Secco il commento di Falco Accame presidente dell`Anavafaf (Associazione nazionale italiana assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti): “Non condivido le motivazioni della Corte di Cassazione che ha archiviato l`inchiesta contro ignoti per la morte del militare di Nuxis Salvatore Vacca in quanto “era preciso dovere dei militari adottare misure di precauzione”. l principio di precauzione accettato in ambito internazionale – secondo Accame – afferma che “bisogna adottare misure di precauzione quando c`è il `rischio di pericolo` non quando c`è la certezza di pericolo. Gli Stati Uniti hanno adottato il principio di precauzione in Somalia il 14 ottobre `93: i militari Usa erano in tuta e maschera a 40 gradi all`ombra e i nostri militari erano in canottiera e calzoncini corti. Le misure di precauzione sono state adottate per il nostro personale solo dopo il 22 novembre `99. Dunque per 6 anni il personale è stato in ignoranza del pericolo dell`uranio impoverito. Questa – conclude Accame- è la responsabilità “. Pochi mesi fa si erano chiusi i lavori della commissione d`inchiesta sull`uranio impoverito, proprio con l`adozione del principio di probabilità  in luogo di quello di causalità  tracciando così una nuova via da seguire rispetto agli indennizzi per le persone colpite da malattie di guerra. Conclusioni che però necessitano di un seguito dal punto di vista legislativo. Forte delusione tra i familiari di Salvatore Vacca, che non stavano certo chiedendo una medaglia al Presidente, ma solo che lo Stato si assumesse la responsabilità  degli errrori che costano la vita a chi è convinto di servire la Patria, ma in realtà  non sa neppure a cosa va incontro. Proprio di patriottismo ha parlato alla cerimonia il Ministro della Difesa uscente, Arturo Parisi: “Il nostro patriottismo, la consapevolezza di appartenere alla Repubblica, è e resta un valore, un valore intenso, un valore fondante, un valore per il quale la solidarietà  verso la propria comunità  nazionale è chiamata ad aprirsi alla solidarietà  con l`intera comunità  umana”. Belle parole, peccato che vengano smentite dai fatti. Salvatore non è il primo che ha sacrificato la sua vita e poi è stato rinnegato dalla Patria. E probabilmente, putroppo, non sarà  nemmeno l`ultimo.

Elvira Corona