Corsi e ricorsi a Messina, storia di un ponte infinito

14 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Via le insegne. Via il personale. Uffici chiusi, scrivanie, computer, arredi: tutto venduto, o quasi. A Villa San Giovanni e a Messina nulla più rimane dei due info-point della Stretto di Messina, società  concessionaria del futuribile ponte sullo Stretto. Lo smantellamento si è concluso a pochi giorni dalla vittoria di un centrodestra per cui il ponte è di nuovo `una priorità `. E la firma è di Pietro Ciucci, consigliere e amministratore delegato della Sdm nonché presidente, consigliere e direttore generale dell`Anas, azionista di controllo (82 per cento) del ponte. Quando si dice il tempismo: le due sedi erano state aperte nel 2006, a ridosso della vittoria di un centrosinistra che del ponte proprio non voleva sentir parlare. Per due anni hanno inutilmente funzionato insieme alla imponente sede di Roma, cinque piani in affitto a via Po: 102 dipendenti (di cui oltre 20 nello staff dell`amministratore delegato) e stipendi, consulenze, pubblicità , gettoni di presenza, affitti e bollette per 20 milioni di euro solo nel 2006. Entro maggio il consiglio di amministrazione in scadenza dovrà  approvare il bilancio 2007. La voce costi sarà  certo più leggera, visto che lo stop deciso con l`ultima Finanziaria è calato su via Po a mo` di mannaia. I dipendenti sono scesi a 42 (gli esuberi ricollocati all`Anas e in altri uffici pubblici) e gli 11 membri del cda si sono sentiti proporre dal presidente Giuseppe Zamberletti un`autoriduzione degli emolumenti (erano triplicati: dai 526 mila euro del 2002 ai 1.616 del 2006). Ma a incombere minacciosamente sui conti sono le milionarie richieste di danni avanzate dal general contractor Eurolink e dall`americana Parsons Transportation Group. A fronte di un contratto da 3,9 miliardi di euro firmato nel marzo 2006, un mese prima della vittoria di Romano Prodi, la Eurolink (l`Impregilo è la capofila, ne fanno parte la spagnola Sacyr, la giapponese Ishikawajima-Harima e le più grandi imprese italiane del settore) ha già  chiesto 80 milioni di euro di danni; ogni mese ne aggiunge altri 3. Il gruppo Parsons, aggiudicatario di un contratto da 120 milioni per il project managing consulting, ne vuole 40. E non basta. Sedi periferiche chiuse, personale dimezzato, finanziamenti spariti (il governo Prodi ha riassegnato alle regioni Sicilia e Calabria il milione e mezzo di euro accantonato dalla Fintecna per il ponte), contributi Ue perduti: tra sprechi gestionali e incertezze politiche, a discutere col nuovo governo il se, il quando e il come costruire adesso il ponte sarà  una società  che deve di fatto ricominciare tutto daccapo. Chiuderla costerebbe oltre 600 milioni di euro: `388 milioni solo di penali` aveva calcolato l`ex ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che infatti aveva optato per un drastico ridimensionamento; più i danni; più la perdita dei 160 milioni finora spesi in 30 anni di studi di settore, progetti, sedi, assunzioni. Ma per ripartire bisogna far fronte alle richieste di adeguamento dei contratti, pagare i danni, rimettere in piedi una struttura allo sbando. Tra Scilla e Cariddi sarà  in ogni caso una botta da centinaia di milioni. Laura Maragnani