NOI, TELEGIORNALI UMANI

15 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Come ci si può sbarazzare da certe immagini catturate dalla memoria al telegiornale? Anche i sogni, come gli hamburger, si sono globalizzati. È sufficiente il telegiornale visto la sera prima a fungere da cerniera fra la memoria intima e quella del mondo. Chi è il bambino cinese dagli occhi pesti, scampato al terremoto, sepolto vivo per due giorni sotto cataste di cadaveri e suppellettili, se non te stesso? E come posso non ritenermi complice del branco di minorenni che ha gettato in una cisterna il corpo bruciato di una quattordicenne, incinta di uno di noi? Siamo davvero certi che ci comporteremmo in modo diverso dai militari birmani che rubano alla loro gente gli aiuti umanitari di pregio? Il contagio delle immagini che cortocircuitano i nostri sfilacciati `Io`, è inarrestabile. Anche quelle meno drammatiche. Ieri, a `Striscia la notizia`, milioni di italiani hanno sbirciato un provino televisivo di qualche anno fa. Riguardava una ragazzotta di provincia che cantava con sforzata disinvoltura `Imagine` di John Lennon. Stacco temporale e -non si sa perché- la stessa giovinotta (sanamente incredula, che Dio la benedica) giurava fedeltà  alla Repubblica come ministro delle pari opportunità . Nulla ha più `pari opportunità ` dei nostri sogni. Da stanotte abbiamo dieci milioni di ministri coi tacchi che cantano `Imagine` al presidente Napolitano. E se non lo diventeranno davvero s`incazzeranno, ma quanto s`incazzeranno! Ve ne accorgerete nei loro prossimi sogni, che sono vita di tutti i giorni, come la scalmanata che in questo istante, sotto casa, suona inspiegabilmente a distesa il clacson della sua utilitaria. Ce l`ha con un ministro delle pari opportunità , ma non lo sa. Il tutto mentre noi assaltiamo camion di aiuti umanitari in Birmania, o fornai in Egitto dove il pane è petrolio, e ieri notte abbiamo arso viva una quattordicenne, litigato con Fini alla Camera in veste di Di Pietro, e siamo stati il pirata della strada che, nel fuggire, ha pensato bene di ripassare sul cadavere della propria vittima, perché la sera prima aveva visto un film sugli zombie e voleva sincerarsi che fosse morta di sicuro. Siamo il pensionato atteso al varco dal borseggiatore all`uscita dalla Posta, il padre che abusava di sua figlia in cantina, il clochard di colore manganellato dai poliziotti bianchi a Filadelfia e Obama che forse, vincendo alle primarie, imprimerà  una svolta ai destini della Terra. Io sono il mio ragazzino, che ieri sera, davanti al Tg, mi chiedeva: `Perché questi parlano solo di notizie di morti ammazzati, papà ?`, e tu, proprio tu, sei suo padre costretto a chiedersi quale valore salvifico gli avrai mai trasmesso che lo trattenga un domani dall`identificazione con un branco di sventurati. La televisione ha rotto gli argini dell`Io, gli schermi `al plasma` sembrano davvero fabbricati col nostro stesso plasma, non c`è cittadella che tenga, memoria personale che possa resistere all`urto di questa proiezione universale in cui siamo protagonisti e spettatori, tutti dentro lo schermo e tutti fuori nello stesso istante, così i nostri nervi sono costretti a reggere l`isteria del mondo. Stamattina mi sono svegliato ed ero diventato un telegiornale. Diego Cugia

I VOSTRI COMMENTI: Sono un docente del Liceo (per la verità  di un liceo dove non succedono tutte quelle cose che si vedono nelle fiction) e da anni predico che quello che riusciamo a costruire di mattina viene rapidamente disintegrato dalla televisione nelle prime ore del pomeriggio. E` una lotta impari, alla quale però non possiamo sottrarci. Anche Berlusconi e il berlusconismo, senza dubbio i principali responsabili della spazzatura che si vede in tivvù, passeranno: ci vuole tempo, ma inevitabilmente passeranno. E allora noi (quell`io/noi di cui parla Cugia) dobbiamo essere pronti a ricostruire. Noi che siamo ancora capaci di alte riflessioni, ancora memori di ciò che è stato detto e di ciò che è successo ieri. Insegnare ad aver memoria, è questo ciò che possiamo e dobbiamo fare. Giuseppe Ramires