Cina: L«´incubo della diga. Migliaia in fuga dall«´acqua

19 maggio 2008 Mondo News

CHENGDU – Una “bomba” d´acqua di dieci milioni di metri cubi: è il nuovo incubo che incombe sul Sichuan devastato dal sisma. Una catastrofe annunciata, in questa zona montagnosa dove centinaia di dighe sono pericolanti e le slavine a ripetizione ostruiscono i fiumi. Migliaia di terremotati sono in fuga nel panico sotto la minaccia di un lago che straripa e può provocare un´altra strage. Una scena angosciosa: le squadre di soccorritori hanno dovuto battere improvvisamente in ritirata, soldati e pompieri si sono caricati i feriti e i vecchi sulle spalle, di colpo tutti hanno cominciato a correre all´impazzata per allontanarsi dalle acque. La nuova emergenza è scattata ieri pomeriggio a Beichuan, proprio nell´epicentro della grande scossa di lunedì scorso. È una cittadina già  martoriata dal terremoto: 7.227 morti, altri 4.500 ancora sepolti sotto le macerie, 6.000 dispersi. Poco sopra Beichuan, il fiume Qianjiang ha formato un abnorme lago artificiale. È il risultato di una serie continua di frane che impediscono alle acque di scorrere a valle. Smottamenti e cadute di massi non hanno mai dato tregua, proseguono da cinque giorni a causa delle scosse di assestamento. «Il fiume continuerà  a salire per effetto delle slavine – è l´allarme lanciato dalla protezione civile – altri due metri ed è un disastro. L´allagamento può coprire un territorio di 40 chilometri quadrati». Ieri a tarda sera gli esperti moltiplicavano gli appelli: «Non è ancora straripato ma forse è questione di ore, può accadere il peggio». Quando è stato lanciato il primo avvertimento duemila senzatetto si erano accampati proprio a ridosso del lago che tracima. Altre migliaia di terremotati erano ancora bloccati a Beichuan, perché questa è stata una delle ultime località  raggiunte dall´esercito cinese. Le operazioni di aiuto erano appena avviate quando gli stessi soccorritori si sono trasformati in vittime potenziali. I feriti che erano appena stati caricati sulle barelle sono stati evacuati di corsa, a piedi, lungo stradine di montagna impervie, anch´esse dissestate da frane e cadute di macigni. Il fuggi fuggi ha creato un ingorgo umano, la massa si accalcava nelle strettoie per paura di essere travolta dalla furia delle acque. Ma non c´era il tempo per aspettare elicotteri, e perfino le jeep stentano ad arrampicarsi lassù. I tecnici del genio militare cercano disperatamente di bloccare l´afflusso delle acque a monte, si pensa di usare la dinamite per aprire nuovi sfoghi e dirottare i fiumi bloccati dalle slavine. È lo scenario che la protezione civile temeva da tempo. Subito dopo il sisma di lunedì l´esercito aveva ordinato un´ispezione immediata per le centinaia di dighe a rischio nel Sichuan. Almeno in quaranta dighe sono state trovate crepe o segnali di cedimento. Tutta questa regione montagnosa è stata per decenni il teatro di un lavorio incessante per deviare i fiumi. Per la maggior parte non si tratta di opere titaniche e modernissime come la diga delle Tre Gole sullo Yangtze ma costruzioni antiquate, spesso iniziate ai tempi di Mao con tecniche di costruzione rudimentali. Non è mai stata affrontata una revisione generale delle dighe per adeguarle alle normative antisismiche. I nodi ora vengono al pettine, l´incuria per gli equilibri ambientali si fa sentire. Qui gli errori passati rischiano di avere conseguenze pesantissime: perché nell´epicentro del sisma si concentrano in queste ore 4 milioni di senzatetto, indifesi di fronte al rischio di un nuovo disastro. Che questa volta sarebbe una calamità  di origini umane, non naturali. Il bilancio ufficiale delle vittime intanto ha continuato ieri la sua escalation. In serata si era arrivati ai 29mila morti accertati, ma la stessa televisione di Stato cinese usa come stima più probabile quella di 50mila vittime. E ieri sera la terra è tornata a tremare: una scossa del sesto grado della scala Richter, l´epicentro a 80 km ad ovest della città  di Guangyuan. Qualche miracolo, comunque, continua a verificarsi. Ieri è stata una squadra di esperti russi a mettere in salvo un superstite estraendolo dalle macerie, più di cento ore dopo il sisma. Quasi un record, ma il presidente Hu Jintao insiste perché la protezione civile non abbandoni l´obiettivo di salvare altre vite. E a conferma della nuova politica di apertura – per la prima volta nella sua storia la Repubblica Popolare ha accolto senza esitazioni gli aiuti dall´estero – stamattina arrivano a Chengdu anche i primi soccorritori italiani.

FEDERICO RAMPINI