LA RIFLESSIONE: Bertold Brecht oggi

20 maggio 2008 Inchieste/Giudiziaria

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c`era rimasto nessuno a protestare. Bertolt Brecht

Provate ad immaginare.

Una persona del vostro quartiere è sorpresa dentro un appartamento:

forse voleva rubare, forse voleva portar via una neonata. Viene

arrestata.

Provate ad immaginare.

Il giorno dopo e poi quelli successivi, ragazzi in motorino

lanciano una molotov contro la casa di un vostro vicino. L`incendio

brucia in parte l`appartamento ma, per fortuna, l`uomo, la donna e

i due bambini che ci vivono se la cavano. Spaventati, ma incolumi.

Poi è la volta di un intero quartiere: arrivano a centinaia con i

bastoni e le bottiglie incendiarie. La gente scappa si rifugia da

parenti.

Provate ad immaginare.

Un bambino che vive ad un paio di isolati da casa vostra viene

circondato da gente ostile che, sapendo che è del vostro paese, lo

insulta, lo schiaffeggia, lo spinge a forza dentro una fontana. Il

bambino è piccolo, forse piange, forse stringe i denti perché la

violenza degli altri è un pane duro che ha imparato a masticare sin

da quando è nato.

Provate ad immaginare.

La furia non si placa: anche i quartieri vicini sono sotto assedio.

Raccolte in fretta poche povere cose intere famiglie si

allontanano. La polizia non ferma nessuno degli incendiari ma

“scorta” voi e i vostri compaesani. Andate via. Non sapete dove.

Lontano dalle molotov, lontano dalla rabbia, lontano dalla ferocia

di quelli che sino al giorno prima vivevano a poche centinaia di

metri da voi. Andate in cerca di un buco nascosto dove, forse,

potrete resistere per un po`. Fino alla prossima molotov.

Provate ad immaginare.

Vostri compaesani e parenti che vivono lontano, in altre città ,

vengono assaliti, le loro case bruciate. Anche loro sono in strada.

Provate ad immaginare.

Il governo del vostro paese vara misure straordinarie per far

fronte all`emergenza. Leggi per fermare la violenza e l`illegalità .

Leggi contro di voi ed i vostri parenti, contro i vostri vicini di

casa, contro quelli del vostro quartiere e contro tutti quelli del

vostro stesso paese.

Provate ad immaginare di essere in Italia, in questo maggio del 2008.

Non vi pare possibile?

Eppure è cronaca di tutti i giorni. La cronaca di un pogrom.

Un pogrom che sta incendiando l`Italia. Brucia le baracche dei rom

e corrode la coscienza civile di tanti di noi. Qualcuno agisce, i

più plaudono silenti e rancorosi, convinti che da oggi saranno più

sicuri. Al riparo dalla povertà  degli ultimi, di quelli che non si

lavano perché non hanno acqua neppure per bere, di quelli che di

rado lavorano, perché nessuno li vuole, di quelli che vanno a

scuola pochi mesi, tra uno sgombero di polizia ed un rogo razzista.

Forse pensate che questo non vi riguarda. Forse pensate che questo

a voi non capiterà  mai. Siete cittadini d`Europa, voi. Siete gente

che lavora, che paga il mutuo, che manda i figli a scuola. Forse

avete ragione. Forse no. Nella roulette russa della guerra sociale

c`è chi affonda e chi resta a galla. Il lavoro non c`è, e se c`è è

precario, pericoloso, malpagato. Il mutuo vi strangola, non ce la

fate ad arrivare alla fine del mese, a pagare tutte le spese, ma

forse, tirando a campare, con la paura che vi stringe la gola, ce

la farete. Gli altri, quelli che restano fuori, che crepino pure.

Nemici, anche i bambini. O li caccia il governo o ci penserete voi

stessi, di notte con i bastoni e le molotov. A fare pulizia. Etnica.

Intanto, giorno dopo giorno, i nemici, quelli veri, vi portano via

la vita, rendono nero il vostro futuro. Il nemico marcia sempre

alla nostra testa: è il padrone che sfrutta, è il politico che

pretende di decidere per noi, che vuole che i penultimi combattano

gli ultimi, perché la guerra tra poveri cancella la guerra sociale.

Provate ad immaginare che un giorno il padrone vi licenzi, che la

banca si prenda la casa, che la strada inghiotta voi e i vostri

figli. Sarà  il vostro turno. Ma allora non ci sarà  più nessuno capace di

indignazione, capace di rivolta.

Provate ad immaginare un futuro come questo presente, da incubo.

Un`offensiva razzista senza precedenti che trova pericolosi

consensi anche in quegli strati popolari che avrebbero mille motivi

per rivoltarsi contro ben altri soggetti e, cioè, contro i poteri

forti e i suoi costanti soprusi sulle classi subalterne.

Morti sul lavoro, salari da fame, precarietà  diffusa e

disoccupazione, problema casa, distruzione dei servizi sociali,

problematiche sociali diffuse il cui responsabile ha un nome e

cognome ben chiaro: il sistema capitalista, che continua a produrre

super-profitti da una parte, guerre, sfruttamento e miseria

dall`altra. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strada libera per la

crescita di un nuovo fascismo, istituzionale, squadrista e

addirittura popolare.

Provate ad immaginare.

Un giorno qualcuno potrebbe chiedervi “dove eravate mentre

bruciavano le case, deportavano la gente, ammazzavano i bambini?”

Non dite che non sapevate, non dite che non avevate capito, non

dite che voi non c`entrate.

Chi non ferma la barbarie ne è complice.