3 Giugno 2008 Guerra&Pace

Guantanamo galleggianti per gli Usa. Rapporto choc sulla lotta al terrorismo

LONDRA – Una flotta di “Guantanamo galleggianti” porta segretamente in giro per il mondo i sospetti di terrorismo non ancora incriminati per interrogarli e se necessario torturarli lontano da occhi e orecchie indiscreti. La nuova accusa contro gli Stati Uniti è contenuta in un rapporto preparato da Reprieve (significa “rinviare” o “sospendere” una sentenza), un´organizzazione non governativa britannica che si batte per la difesa dei diritti umani. Secondo il rapporto, anticipato ieri con ampia evidenza dal quotidiano Guardian di Londra in prima pagina, ben 17 navi-prigione sarebbero state usate dal governo americano a partire dal 2001: si tratterebbe di navi militari Usa, utilizzate per detenere, interrogare, con metodi vicini alla tortura, e spostare da un paese all´altro i prigionieri catturati durante la guerra al terrorismo internazionale. Almeno 200 casi di rendition, ovvero di trasferimenti occulti, in prigioni segrete dislocate in paesi dove è possibile praticare la tortura, si sarebbero verificati a partire dal 2006, afferma il rapporto l’anno in cui viceversa il presidente George W. Bush aveva assicurato la fine di operazioni simili. Fino ad ora, nelle polemiche seguite alle accuse di rendition, si parlava di aerei della Cia utilizzati per il trasporto dei sospetti terroristi. L’uso di navi era stato accennato, ma è la prima volta che delle «prigioni galleggianti» si forniscono dati e dettagli. «Hanno scelto le navi per tenere le loro malefatte lontano dagli occhi dei media e degli avvocati delle associazioni umanitarie», ha dichiarato al Guardian l’avvocato Clive Stafford Smith, responsabile legale di Reprieve, «ma alla fine riusciremo a riunire tutti questi detenuti fantasma e a far valere i loro diritti». Al momento, secondo l´avvocato, «gli Stati Uniti detengono, per loro stessa ammissione, 26 mila persone in prigioni segrete, mentre le nostre stime dicono che, dal 2001 in poi, almeno 80 mila persone sono passate attraverso gli ingranaggi di questo sistema. Era ora che l’amministrazione americana riveli chi è questa gente, dov’è e che cosa è stato loro fatto». Un portavoce della Marina militare Usa ha smentito il rapporto: «Non ci sono prigioni sulle navi americane». Ma intanto le rivelazioni del Guardian provocano nuove controversie anche in Gran Bretagna, per il sospetto che le navi possano avere fatto sosta nella base militare britannica Diego Garcia, nell’oceano Indiano, e gettano nuova acqua sul fuoco del dibattito sul terrorismo, alla vigilia del voto sulla proposta del governo laburista di Gordon Brown di estendere il fermo senza incriminazione dei sospetti terroristi dagli attuali 28 a 42 giorni. Una cinquantina di deputati del Labour si oppongono e il governo potrebbe essere sconfitto.