8 Giugno 2008 Senza categoria

L`INFANTE D`ITALIA di Diego Cugia

Al termine del suo discorso, al convegno dei giovani industriali, a Santa Margherita Ligure, Silvio Berlusconi ha avuto un malore. Ordinaria amministrazione per un lavoratore infaticabile come lui, inoltre, in quella sala gremita, tiravano quaranta gradi all`ombra. Dopo aver chiesto fino a 5 anni di carcere per chi autorizza e per chi pubblica le intercettazioni, il nostro premier ha ordinato da bere, si è poi alzato, barcollante, e al riparo dalle indiscrezioni petulanti, in un corridoio, si è accasciato per terra. I medici che l`hanno soccorso hanno diagnosticato un normale calo di pressione e poco dopo, pallido e pimpante, il Cavaliere è ritornato in sala per rassicurare i presenti e il mondo. Nel 2006 svenne a Montecatini. Nel maggio del 2007 interruppe, per una `crisi ipoglicemica`, un comizio all`Aquila. C`è chi vocifera di un brutto male e chi attribuisce questi momentanei mancamenti a carenza di vitamine. Anch`io, naturalmente, mi sono fatto la mia opinione da bar, ma prima di mettervene a parte, voglio sbarazzare il campo da ogni sgradevole equivoco. Non appartengo a quella sinistra che, come scrive Jena su `La Stampa`: `Per qualche minuto ha trattenuto il fiato sperando nel miracolo, poi però lui è tornato sul palco`. A me Berlusconi sta simpatico più o meno come Topolino non può fare a meno di Gambadilegno, e viceversa. Attrazione degli opposti. In seconda battuta, mai mi passerebbe per la testa la meschinità  di augurare un male fisico a un essere umano. Terzo e ultimo, la maggioranza del mio Paese lo ama e io amo il mio Paese. Sgombrato il campo da queste stupidaggini jettatorie, ammetto che se io fossi l`inconscio di Silvio avrei fatto lo stesso: farmi venire un malore. In genere gli inconsci sono delle ottime persone. Un po` troppo integerrime, forse. In certi casi, sono rimasti i bambini di una volta, che avrebbero voluto diventare uomini straordinari per colpire la mamma al cuore, affascinarla, sedurla, tenersela tutta per sé. Uomini rigorosamente straordinari. (Ricordiamoci che c`è un padre con cui quei bambini devono competere). Be`, quel padre il nostro Silvio l`ha proprio stracciato. Tutto il Paese ricorda il profondo connubio fra Berlusconi e sua mamma. E tutti sappiamo quanto lui ci tenga a dimostrare di essere il più forte, il più bravo e il più buono bambino del mondo. E che ne sia sinceramente convinto (tra l`altro è precisamente questo che me lo rende simpatico). La mia opinione da bar è che dev`essere stato davvero intollerabile per quel piccolo Pan, per quel Gesù Bambino interiore, dover scoprire sui giornali (che malauguratamente leggono pure le mamme e tutti gli altri fratellini d`Italia, cioè noi) che quella santa creatura della sua coscienza presidenziale convive con un discolo, un demonietto, un birbante vero e proprio, diciamolo, il quale, pur di accattarsi un voto al Senato, ordina a Agostino Saccà  di assumere in Rai un` attricetta o due che quel senatore del centrosinistra si spupattolava. I `Padri` della giustizia italiana, i `Giudici`, hanno sconfessato il più bravo di tutta la classe Italia e la classe Mondo, il bambino perfetto di Arcore. E per quella simmetrica risposta che ci viene alle labbra quando ci sentiamo sbugiardati e accusati, proiezione vuole che la colpa non possa che essere la loro, di quei cattivoni dei giudici, e siano loro, le intercettazioni, ad essere le fangose responsabili, in luogo nostro. Naturalmente anche questo mi induce paterna simpatia. Perché i bambini sono fatti così e non si può pretendere altrimenti. Ora il mio personale diavoletto (con cui faticosamente convivo alla luce del sole, nella mia miserrima condizione di italiano adulto e, purtroppo, responsabile) mi induce a sospettare che di quelle intercettazionacce ce ne siano altri chilometri e chilometri, non ancora rese pubbliche, e riguardanti, ahinoi, proprio il bambin Gesù di Arcore. Il quale (umanamente gli sono solidale) si è addirittura contenuto nel limitarsi a una richiesta di 5 anni di carcere per chi osasse pubblicarle (i giornalisti) o averle `ingiustamente` autorizzate: i terribili Padri della Giustizia. Se fosse stato per lo svillaneggiato bambino interiore, quello avrebbe preteso la pena di morte immediata. D`altronde Lui può quasi farlo. E` ormai l`Infante d`Italia, il Salvatore, il Presidente dell`Italia dei Piccoli. E infatti l`annunzia, lo proclama davanti alle telecamere schierate a Santa Margherita Ligure, fra mamma Marcegaglia e mammaRai: `Cinque anni di galera a chi osa intercettarmi!`. Naturalmente non ha potuto esprimersi proprio così, ma nella mia presunzione da bar sono convinto di saper fare la traduzione simultanea dall`inconscio al conscio del presidente del consiglio. Dio solo sa quanto sia bambino anch`io. Conosco i miei polli, ecco. E tutto andrebbe benone se anche il nostro premier conoscesse il galletto nero che è in lui. Invece no. Ahia. Ed è proprio per questo che barcolla, si sente svenire, gli manca l`aria, altro che le vitamine. Proprio ora che sta dando davvero il meglio di sé, proprio ora che è riuscito a identificarsi compiutamente in un Piccolo Padre, uno statista, nell`Uomo del Fare, questi porcellini con la toga tirano fuori le tavole della legge! E quelle tavole bibliche diventano uno specchio. In quello specchio c`è un italiano qualunque, un narcisista pronto a tutto pur di racimolare consenso, di sbanchettare le leggi che possono intralciarne l`ascesa, di barattare tre o quattro pupe in cambio di voti, di far assumere dal Parlamento italiano i suoi avvocati, di nominare ministro la sua amica, insomma le stesse identiche cose che faremmo noialtri bambini sporcaccioni qualunque che `teniamo famiglia`. Se avessimo il Potere, il potere di non essere adulti. Di non dover preoccuparci del bene degli altri. Di cercare di far trionfare il Paese in luogo del nostro io. Perché ho qualche dubbio che i nostri nonni, i Nonni della Patria, da Cavour a De Gasperi, brigassero per queste faccende, per queste private porcheriole. Senza mitizzarli, ma erano fatti di un`altra pasta. Ieri, al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita, il nostro premier è rientrato precipitosamente in sala per rassicurarci che stava benone. Ha addirittura deterso lui, con un fazzoletto, le lacrime di sudore di un`oratrice, per dimostrare plasticamente al Reame che il guaritore è sempre e soltanto l`Eterno Reuccio, e mai e poi mai l`infermo. Tutti noi, presto o tardi, siamo costretti a misurarci coi nostri limiti. Si diventa adulti, forse, proprio quando si scopre di non essere onnipotenti. Meglio ancora se, davanti allo specchio, ci si confessa di essere un po` stronzi. Dev`essere terribile, non poterselo permettere mai. Dover subire l`insulto di questi piccoli mancamenti incontrollabili, di questi “piccoli mali”, invece di una memorabile crisi di panico a reti unificate. Dopo la quale, giuro, anch`io lo voterei. Purché dimostrasse di aver compreso la lezione. E ci promettesse di crescere, altrimenti il Paese governato da lui non potrà  crescere mai. Soprattutto se l`Infante d`Italia continua a pensare che le sue colpe diminuiscano più sono gli anni di carcere che si infliggono a chi le intercetta.