13 Giugno 2008 Senza categoria

L`OMICIDIO DI GRAZIELLA CAMPAGNA. DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA D`APPELLO

Il perché degli ergastoli ad Alberti jr e Sutera, confermati a marzo scorso dalla Corte d`assise d`appello di Messina. In 283 pagine, la tragica fine di una ragazzina giustiziata dalla mafia, il contesto inquietante di coperture agli assassini, il difficile cammino di accertamento della verità . Sono state depositate ieri pomeriggio le motivazioni della sentenza d`appello per l`omicidio di Graziella Campagna, la ragazzina di Villafranca giustiziata la sera del 12 dicembre 1985.In 283 pagine i giudici della Corte d`assise d`appello di Messina (presidente Armando Lenza, estensore Michele Galluccio) spiegano i perché del verdetto del 18 marzo 2008 che ha confermato gli ergastoli per Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera, ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione nei confronti di Franca Federico e Agata Cannistrà , per il reato di favoreggiamento personale e dichiarata laprescrizione anche per il reato di detenzione e porto di armi per Alberti jr e Sutera. La corte d`appello ha sostanzialmente accolto le conclusioni del processo di primo grado. I giudici scrivono nero su bianco che si è trattato di un omicidio di mafia, che Graziella ha perso la vita per l`unica colpa di essere scomodo testimone di circostanze pericolose, tracciano il profilo di Alberti, del fido Sutera e cristallizzano il movente: lo smarrimento di un`agendina da parte di Alberti ed il fatto che l`agendina è arrivata in mano a Graziella. I giudici ripercorrono le incongruenze e i ritardi delle prime attività  di indagine, inquadrandoli nel contesto nel quale è maturato l`omicidio, che vede Alberti e Sutera latitanti sotto falso nome a Villafranca, sotto la protezione di Don Santo Sfameni. A proposito di Don Santo, i giudici fanno propri gli esiti del processo di Catania che nel dicembre scorso si è concluso con la condanna a 7 anni,per i suoi rapporti con Don Santo, dell`ex capo dei Gip di Messina, Marcello Mondello, il giudice che ha archiviato la prima inchiesta su Alberti e Sutera come responsabili per l`omicidio. La tesi è che Don Santo si sia interessato per aggiustare il processo, sfruttando i suoi rapporti con Mondello. Un ampio passaggio delle motivazioni è poi dedicato alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ritenuti in gran parte attendibili su quel che sanno, non tanto sull`omicidio in sé ma sul contesto e su Alberti. Graziella è morta a soli diciassette anni, in quella sera di dicembre del 1985. Il suo cadavere è stato ritrovato due giorni dopo dal fratello Piero, carabiniere, sui colli Sarrizzo: il corpo accovacciato, il viso sfigurato, cinque colpi esplosi senza pietà  per ucciderla, due dei quali dopo si era accasciata a terra. Il caso fu infatti inizialmente archiviato con un nulla di fatto. In seconda battuta furono archiviate le indagini a carico di Gerlando Alberti jr, mafioso palermitano in quegli anni latitante a Villafranca, e del fido braccio destro, Giovanni Sutera.Solo dopo molti anni e grazie alla tenacia del fratello Piero, partì il processo di primo grado, conclusosi in primo grado dopo 12 anni, con l`ergastolo per i due imputati e le condanne per favoreggiamento per la titolare della stireria dove Graziella lavorava. Nel marzo scorso sono arrivate le conferme dei due ergastoli. In mezzo, la contestata scarcerazione dei due imputati, liberi in attesa del processo di secondo grado per le lungaggini nel deposito delle motivazioni di sentenza di primo grado, ed una fiction televisiva sulla storia di Graziella, la cui messa in onda è slittata, tra le polemiche. da Normanno.it