L`ATTO D`ACCUSA DEL PM: IL MERCATO ZAERA ERA CONTROLLATO DAL CLAN VADALA` GRAZIE ALLA COMPLICITA` DEL COMUNE (E DI ALCUNI `TUTORI` IN CONSIGLIO COMUNALE)

MESSINA: Sul mercato Zaera si allungava la mano del clan Vadalà . Dodici anni di pizzo per gli ambulanti. Lo ha detto un pentito doc, Ferdinando Vadalà , che quando ha vuotato il sacco ha dichiarato che il mercato cittadino era sotto l`egida del gruppo criminale che allora gestiva in prima persona. Gli ambulanti pagavano, a testa, dieci-quindicimila lire a settimana già  nel `96, poi, con l`euro, 3-5 euro, anche di più se la bancarella rendeva, se il prodotto esposto è di quelli più apprezzati. Un businnes certo, per il clan che però, rimane da dire, offriva qualcosa in cambio del pizzo: la guardianìa. Il controllo di quell`area del centro città  operosa solo sino alle 14 di ogni giorno, poi deserta per il resto della giornata, meritava, e merita, attenzione e monitoraggio. Lo offriva Armando Vadalà , quel controllo, con i suoi uomini. Ma – dicono gli inquirenti – qualcuno è preposto a quel servizio: il Comune, proprietario dell`area, i suoi uffici rivolti alla verifica delle condizioni di igiene, di insediamento abusivo di ambulanti all`interno del mercato, di rispetto dell`orario e della viabilità  in zona, delle operazioni di carico e scarico. Tutto questo – a detta del Pm Verzera è venuto meno da parte delle forze istituzionali preposte al servizio. “Pagando un pizzo, – ha aggiunto il magistrato – lo ha offerto un boss quel servizio“. Per Verzera questa omissione merita un approfondimento delle indagini. Il Comune dovrà  rispondere della facilità  di insediamento di un gruppo malavitoso al mercato Zaera. Fonte: www.normanno.it

L`INCHIESTA: Truffavano Assicurazioni ed estorcevano denaro a commercianti messinesi. La polizia di Stato ha eseguito stamani otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, nell`ambito dell`operazione Zaera, nei confronti di componenti di una banda che aveva collegamenti con le cosche mafiose. Si tratta di Armando Vadalà  pregiudicato trentaquattrenne a capo del clan, Antonino Bengala, 37 anni, Francesco Tringali, 54 anni, Andrea Falliti, 52 anni, Franck Scibilia, 35 anni, Francesco Sanfilippo, sorvegliato speciale di 38 anni e Angelo Bellantoni, 46 anni. Preso anche l`ottavo membro del clan latitante, il venticinquenne Gianluca Bellantoni. Le indagini sono iniziate dall`omicidio di Rosario Mesiti, avvenuto il 22 agosto 2006, da cui è emersa l`operatività  di un gruppo criminale denominato Vadalà –Campolo che imponeva il pagamento del pizzo ai commercianti. Gli agenti della Squadra Mobile hanno inoltre scoperto che, dietro la copertura di un`agenzia assicurativa, venivano pianificate anche truffe assicurative mediante denunce di falsi incidenti stradali, con il reclutamento di falsi testimoni. Franck Scibilia era l`assicuratore che gestiva un`agenzia in via Catania. La sua assicurazione era la base operativa del gruppo. Qui venivano pianificate le estorsioni, l`usura e anche le truffe alle assicurazioni. L`inchiesta è stata coordinata dal pm della Dda di Messina, Giuseppe Verzera.

Chiedevano il pizzo agli ambulanti. Fra gli arrestati un ex poliziotto e un ex carabiniere.

Mercato Zaera: ultimo avamposto di una fetta consistente di criminalità  organizzata. Ultimo sprazzo di malavita, ora definitivamente azzerata. Il fendente della Polizia di Stato è arrivato in profondità , riuscendo a sradicare il nervo più sensibile. Quello di un apparato in stretto collegamento con le cosche, straordinariamente forte e impenetrabile. Banda di pericolosi “intoccabili” capace di mettere a segno estorsioni e truffe; ma non solo. Un`agenzia di assicurazioni per quartier generale; e il mercato alimentare, quale luogo “incontaminato” per entrare in azione, tartassando i commercianti. Senza remora alcuna, né controllo da parte di chi invece doveva porre un freno e non lo ha fatto; abbandonando così una porzione di territorio comunale; consegnandola, di fatto, alla mafia. Sono già  “note” le persone finite nella rete della Squadra Mobile che, nella notte tra venerdì e sabato, ha dato esecuzione a otto ordinanze di custodia cautelare nell`ambito dell`operazione “Zaera”, provvedimenti firmati dal Gip Giovanni De Marco su richiesta del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera. In carcere si trovano adesso Armando Vadalà , 34 anni, sorvegliato speciale per il quale il Pg lo scorso febbraio ha chiesto la conferma dei 15 anni di reclusione; lo zio Francesco Tringali, 54 anni, ex poliziotto, condannato all`ergastolo perché ritenuto uno dei killer di Domenico Randazzo, ucciso il 29 gennaio 2000 nella faida tra il clan Vadalà  e De Luca; Antonino Bengala, 37 anni; Andrea Falliti, 42 anni; Franck Scibilia, 35 anni; Francesco Sanfilippo, 37 anni, sorvegliato speciale. Devono rispondere di associazione mafiosa, usura estorsioni e ricettazione. Altri due sono invece ai domiciliari, solo con l`accusa di detenzione di arma da fuoco: sono Angelo Bellantoni, tassista di 46 anni e il figlio Gianluca di 24, rintracciato nel corso della mattinata di ieri. Agli arrestati viene contestato, in pratica di avere costituito un`associazione criminale di stampo mafioso, capeggiata dal pregiudicato Armando Vadalà , che operava nel quartiere di Camaro. Le indagini sono scaturite dall`omicidio di Rosario Mesiti, avvenuto il 22 agosto del 2006, da cui è emersa l`operatività  di un gruppo criminale denominato Vadalà -Campolo, che imponeva il pizzo ai commercianti. A capeggiare il clan del rione Minissale era Armando Vadalà , fratello del collaboratore di giustizia Ferdinando, condannato a febbraio in appello a 15 anni di reclusione nel processo generato dall`operazione antimafia “Omero”. I suoi affiliati taglieggiavano gli ambulanti a posto fisso del mercato di viale Europa, a due passi dalla caserma “Calipari”. Nel merito dell`inchiesta è entrato lo stesso dottor Verzera nel corso di una conferenza stampa alla presenza del capo della Mobile Marco Giambra e del dirigente Giuseppe Anzalone. Il pm ha esordito manifestando soddisfazione per il brillante risultato che ha permesso di assicurare alla giustizia personaggi di elevato spessore nel mondo della criminalità  organizzata messinese. Gli ultimi ossi duri rimasti in circolazione. Sui dettagli della vasta operazione si sono soffermati prima Giambra, poi Anzalone. Lavoro particolarmente complesso ` hanno detto ` frutto di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali portate avanti per sette mesi; e di una massiccia attività  di controllo del territorio grazie ad appostamenti e pedinamenti. Gli agenti hanno avuto modo di ricostruire passo passo la strategia di azione del gruppo, che operava dietro la copertura di un`agenzia assicurativa, la “Ras-Milano” con sede a Palazzo Palano in via Catania, gestita da uno di loro, Franck Scibilia. Da questa postazione venivano pianificate, oltre alle estorsioni nei confronti degli operatori commerciali del mercato Zaera e all`usura, anche le truffe assicurative mediante denunce di falsi incidenti stradali, con il reclutamento di testimoni altrettanto falsi. Alla odiosa e temibile legge del racket non sfuggiva nessuno. Nessuno ha mai avuto il coraggio di denunciare. Neanche chi aveva il dovere di farlo, come i rappresentanti dell`amministrazione comunale che sul mercato hanno competenze di gestione. «La vigilanza c`era, l`ordine pubblico c`era, il controllo del traffico c`era. Ma a tutto ciò ` ha sottolineato con amarezza il pm Verzera ` non pensava il Comune, ma il clan Vadalà  che aveva ormai assunto il completo controllo del mercato Zaera. L`inchiesta ora ` ha proseguito il magistrato ` dovrà  accertare le responsabilità  di coloro, funzionari e custodi di Palazzo Zanca, ma anche della Polizia municipale, che hanno fatto finta di non vedere». TITO CAVALERI

La microspia

Grazie a una cimice all`interno dell`agenzia assicurativa di via Catania si è potuto ricostruire il sistema delle truffe dei falsi incidenti. Come quello del pregiudicato che era riuscito a farsi liquidare 60 mila euro dichiarando di aver riportato lesioni in uno scontro mai avvenuto in piazza del Popolo. A quell`ora, il “furbetto”, si trovava in Questura a sporgere denuncia per un`aggressione nei suoi confronti avvenuta in piazza Cairoli. Sempre grazie a quella cimice si è scoperta la frattura in seno al clan: quando Armando Vadalà  chiede al tassista Angelo Bellantoni non solo il conto dei soldi dovuti all`usuraio Franck Scibilia, ma persino di pagare il funerale del fratello del boss, Nazzareno. Interessi che nel frattempo avevano fatto lievitare la cifra richiesta, da 3 mila a 107 mila euro.

«Loro decidevano chi poteva avere il box e chi no»

Spostavano persino i “new jersey” della rotatoria per favorire clienti e fornitori. E al Comune tutti sapevano

Il punto di partenza che ha permesso di arrivare ad annientare il clan guidato da Armando Vadalà  è rappresentato dalle dichiarazioni del fratello pentito Ferdinando che ha raccontato alla Mobile come dal `96 la formazione criminale da lui capeggiata era riuscita a ottenere il controllo assoluto del mercato comunale di Zaera (noto pure sotto il nome di San Paolino). Ogni settimana ` ha riferito il pentito ` era Rosario Mesiti (poi assassinato il 22 agosto 2006) a riscuotere dalle 10 alle 15 mila lire ad ambulante. In cambio del pizzo il clan assicurava il “servizio di vigilanza” e decideva chi poteva avere il box e chi invece no. Ovviamente le famiglie degli affiliati al clan Vadalà  avevano diritto alla spesa gratis. «Dopo la sua morte ` ha spiegato il capo della Mobile, Marco Giambra ` in sette mesi d`intercettazioni, abbiamo scoperto che per tre mesi il suo posto è stato ricoperto da Antonino Morvillo e dopo di lui, arrestato quale autista del killer che uccise Mesiti, da Andrea Falliti». Ognuno di loro consegnava i soldi al boss Vadalà  che non entrava mai di persona al mercato, ma controllava tutto stando in zona. Lui, nonostante una condanna a 15 anni per reati di mafia era tornato libero nel 2006 grazie all`indulto e aveva ricostituito, assieme allo “zio Ciccio”, Francesco Tringali, ex poliziotto-killer (condannato all`ergastolo, ma libero fino a ieri notte), il clan messo in ginocchio dal pentimento del fratello Ferdinando. Anche loro passavano ogni settimana, puntualmente, a riscuotere i soldi e anche loro assicuravano servizi di “guardiania” agli ambulanti. Il Comune, come hanno ammesso gli estortori durante l`interrogatorio, era perfettamente a conoscenza di questa situazione. E intanto il clan spadroneggiava all grande. Alcuni appartenenti avevano il compito di regolare perfino la viabilità  all`incrocio tra viale Europa e via Battisti davanti all`ingresso del mercato. Spostavano all`occorrenza pure i new jersey della rotatoria provvisoria e quelli dello spartitraffico, per far parcheggiare le auto dei clienti o far scaricare i furgoni con la merce. Quanto alle truffe assicurative, grazie a una microspia piazzata dagli agenti all`interno dell`agenzia di via Catania si è potuto scoprire in che modo avvenivano i falsi incidenti. Come quello del pregiudicato che era riuscito a farsi liquidare 60 mila euro dichiarando di aver riportato lesioni in uno scontro mai avvenuto in piazza del Popolo. La polizia ha scoperto infatti che lui all`ora del sinistro si trovava proprio in Questura a denunciare un`aggressione nei suoi confronti avvenuta in piazza Cairoli. Truffa sventata e pregiudicato (ora indagato insieme a due falsi testimoni e a un perito) rimasto a bocca asciutta: liquidazione è stata prontamente bloccata. Ed è sempre grazie a quella cimice che si scopre la frattura in seno al clan: quando Armando Vadalà  chiede al tassista Angelo Bellantoni non solo il conto dei soldi dovuti all`usuraio Franck Scibilia, ma persino di pagare il funerale del fratello del boss, Nazzareno. Interessi che, nel frattempo, avevano fatto lievitare la cifra richiesta da 3 mila a 107 mila euro.(t.c.)

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